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 2011  novembre 19 Sabato calendario

VITA SBOCCATA AI TEMPI DI SORA CESIRA

Penso che l’Italia sia un Paese molto carino e senza speranza”. Lo strillo è azzeccato. Racconta bene il mix – ma lei userebbe una parola più cafona – di ironia e disillusione che sorregge Nel bene, nel male e nel così così. L’esordio letterario, targato Mondadori, della Sora Cesira. L’eroina del web (la definizione più in voga) che non ama mostrarsi, né rivelare la sua vera identità. Che tutti o quasi conoscono, ma che effettivamente non conta: “Disquisire della vita privata”, ammoniva Carmelo Bene, “equivale alla privazione della vita”. La Sora Cesira non somiglia alla sua autrice, per nulla volgare. Cantante e autrice di musiche per film e tivù, stupita – ma non infastidita – di come il successo le abbia irriso grazie a Youtube. Prima We are the world for Polverini, poi The Arcore’s Nights. Milioni e milioni di visualizzazioni per parodie di brani celebri, usando i videoclip originali e doppiandoli (con tanto di sottotitoli). Italian Rhapshody (Queen), Papa no beach (Madonna), Incarcerabile (Laura Pausini).
SONO SOLO alcuni dei successi della Sora Cesira, scritti in italiano anglizzato: Beppe Fenoglio lo chiamava “fenglese” e lo usava per rifondare una lingua capace di raccontare l’Italia liberata del Secondo dopoguerra; la Sora Cesira, nel suo piccolo, adotta ciò che chiama “itanglish” per scimmiottare (neanche troppo bonariamente) un paese che non è neanche riuscito a liberarsi da solo. Allegato al libro c’è un dvd, inedito compreso: il gadget perfetto per chi della Sora Cesira conosce unicamente la dimensione musicale. Quella che ha per “muso ispiratore” Silvio Berlusconi: “Non sono sicuro se ne sia andato definitivamente”, racconta lei, accento (e fede calcistica) marcatamente laziali. “Mario Monti? Speriamo non sia lui il nuovo muso, altrimenti sarebbero guai per tutti”. Al neo-premier ha appena dedicato, all’interno de Gli sgomma-ti, Branca Branca Marion (dall’Armata Brancaleone) e Gente di Monti (da Raf). In effetti fanno ridere un po’ meno: assist imperdibile già per quella minoranza rumorosa che, sul web, rinfaccia alla Sora Cesira di avere fatto il suo tempo e di non mordere abbastanza (sinora nessuna querela o minaccia: solo gli strali dei romanisti, inviperiti per gli sfottò post-derby sulle note dei Ricchi e Poveri). Nel bene, nel male e nel così così è un libro vero. Stralunato, sboccato, riuscito. Non la solita marchetta, confezionata in fretta dal comico di moda. Per certi aspetti ricorda il surrealismo di Gene Gnocchi nel recente L’invenzione del balcone (soprattutto quando la protagonista si immagina scrittore svedese di gialli per vendere milioni di copie) e per altri non è distante dalla comicitàcasalingo-ridancianadiMadamin Littizzetto. L’autrice immagina una biografia rigorosamente coatta per il suo personaggio: residente a Spinaceto, due figli (una sovrappeso e uno delinquente), il marito Plinio rigorosamente asessuato. Lei ha “l’età di Marilyn Manson al quadrato, diviso gli anni di Shrek meno il metabolismo basa-le di Cenerentola quando ha il ciclo. (..) Ho intrapreso numerose carriere scolastiche e non, e di tutte porto ancora i segni tangibili . I miei hobby sono: il collezionismo di eurini, la cacca e la pace nel mondo”. Il riferimento alla “cacca” non è marginale: non si leggevano tanti accenni a peti e derivati dalle sceneggiature dei film con Bombolo e Alvaro Vitali. Sora Cesira si diverte oltremodo a indugiare sulla corporalità, sugli aspetti più ineleganti e “schifosi” di una donna (la parte centrale è una prolusione deliberatamente illeggibile su puzze, ciclo mestruale e bisogni corporali).
OGNI CAPITOLO è un flash sulla quotidianità. Lezioni di spinning (“un termine inglese di nome, ma tedesco di fatto, nazista per l’esattezza”), prove costume, attacchi al sindaco Alemanno, incursioni in sexy shop, parodie delle fiction su Canale 5 e villaggi vacanze fantozziani. Alcuni spunti sono deja vu, ma riletti con personalità. L’uomo è quasi sempre tratteggiato come un minus habens buzzurro e calciofilo (Lella Costa griderà al miracolo). Non mancano le idiosincrasie dell’autrice: tra queste la stroncatura di Hereafter, minimamente condivisibile per contenuti ma oggettivamente esilarante nella forma. L’emotività, la Sora Cesira, fa di tutto per non mostrarla. Un po’ come il suo vero volto. Si scorge giusto due volte. La prima è in una delle due epigrafi, appartenente a John Dryden: “Vita, amore e risate. Quali doni inestimabili possiamo dare ai nostri figli”. La seconda, sorta di improvvisa parentesi militante all’interno di pagine felicemente dedite al cazzeggio, è la tirata – rivolta alla figlia – in difesa del diritto e dovere di voto. “È responsabilità di una madre, di una sorella, di un amico, di un conoscente spiegare che la libertà di parola, informazione, voto è un privilegio”. Anche la Sora Cesira ha un cuore. Vive, lotta e si indigna in mezzo a noi. Canta – e scrive – bene. Prima di confondersi, lei come tutti, nel grigiore globalizzante di un megadiscount qualsiasi. Teatro postmoderno di umanità varia, e soprattutto avariata.