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 2011  novembre 19 Sabato calendario

Il mestiere delle armi guarisce il nero dolore - «Subito dalla cintura strappò la freccia / Quando vide la piaga, dove colpì il dardo amaro, succhiato il sangue, i blandi rimedi sapientemente vi sparse»

Il mestiere delle armi guarisce il nero dolore - «Subito dalla cintura strappò la freccia / Quando vide la piaga, dove colpì il dardo amaro, succhiato il sangue, i blandi rimedi sapientemente vi sparse». Il ferito è Menelao, trafitto da una freccia troiana e il chirurgo è Macàone, figlio di Asclepio, semidio della Medicina. Chiamato da Agamennone, ispeziona la ferita, estrae la freccia dalle carni, elimina il sangue, applica dei lenitivi per placare «il nero dolore». Medicina e storia, l’ultimo libro dello storico Giorgio Cosmacini, medico e filosofo, non poteva che partire da qui, dalla guerra di Troia, la prima delle tante tra Oriente e Occidente, in epoche e civiltà diverse ( Guerra e medicina dall’antichità ad oggi , Laterza, pp. 199, 20). Percorrendo millenni, al seguito degli eserciti, e seguendo l’evoluzione degli armamenti, sempre più raffinati e distruttivi, documenta come la guerra «matrice riconosciuta del peggior male possibile», sia stata «anche motore e volano» di ricerche, sperimentazioni, esperienze. Ricche di frutti in tempo di pace: dal pronto soccorso all’ambulanza; dall’ organizzazione sanitaria alla fondazione del nursing nella guerra di Crimea; dall’idea di Croce rossa, nata nella battaglia di Solferino, alla diffusione della soluzione antisettica Carrel-Dakin, usata per il trattamento di ferite da granate durante la Grande guerra, ed entrata poi nella pratica medica civile che cominciava a confrontarsi con gli incidenti stradali e gli infortuni sul lavoro. E, ancora. Il secondo conflitto mondiale mette le ali alla ricerca sulla penicillina: dopo aver salvato da sicura morte tanti soldati feriti, diventa il farmaco-simbolo delle magnifiche sorti e progressive della medicina del XX secolo. Sono stati i traumi e le ferite di guerra a diffondere le prime conoscenze anatomiche, mostrando ai medici la stratificazione dei tessuti e rendendo visibile l’invisibile: i visceri, gli organi, cuore, fegato, cervello. Ed è nei campi di battaglia che la chirurgia militare comincia ad affermarsi come attività terapeutica compiuta con le mani e l’aiuto di strumenti per curare ferite, ridurre fratture e lussazioni, cauterizzare, bendare, amputare arti, per arrivare alle tecniche chirurgiche e rianimatorie messe a punto nella guerra in Iraq. Dopo l’introduzione delle armi da fuoco (in particolare archibugi e bombarde) che sostituiscono le tradizionali armi bianche, i chirurghi militari si trovano di fronte a lesioni e ferite prodotte da proiettili in grado di perforare la pelle e penetrare nel corpo. Oltre ad affrontare la complicazione delle gangrene, delle temutissime «febbri castrensi» che inseguono gli eserciti, devono affrontare problemi diagnostici e terapeutici nuovi, decidendo in fretta, in circostanze straordinarie, tra la polvere, il sangue, i lamenti dei feriti. Esercizio e sperimentazione non danno frutti solo nelle armate. Nel XVI secolo il celebre chirurgo francese Ambroise Paré, con l’esperienza accumulata nell’ esercito francese, mette a punto la tecnica di legare i vasi sanguigni principali, evitando il ferro cauterizzante usato fino allora: un metodo che si affermerà nella pratica ospedaliera in tempo di pace. I chirurghi europei imparano dal suo manuale in cui spiega come curare le ferite fatte da frecce e dardi e le ustioni da polveri di cannone. Di tempo in tempo, l’esperienza bellica produce avanzamenti tecnici e progressi che contribuiscono ai progressi della Medicina: l’ecografia, la metodica di diagnostica per immagini sempre più utilizzata in campo medico, è collegata allo studio degli ultrasuoni, i sistemi di rilevazione subacquea sviluppati nella navigazione sottomarina durante la Prima guerra mondiale. La ricostruzione di Cosmacini - appassionata, ricca di erudizione, eppure rigorosamente semplice - arriva ai giorni nostri, alla guerra senza campi di battaglia e linee fisse: il calar della notte, non segna più la tregua del soldato. Le battaglie moderne si combattono fino a quando gli obiettivi non sono raggiunti. Tutto è mutato nella guerra: quello che non è cambiato di una virgola sono la morte e il dolore. Qualunque sia l’arma, il soldato ferito sanguina ancora, il dolore annebbia gli occhi, e la modernità non ha sconfitto l’ansia e la paura a cui la medicina di oggi dà un nome: disturbo post-traumatico da stress.