PAOLO BARONI, La Stampa 19/11/2011, 19 novembre 2011
Prima mossa aprire i mercati “Porterà 18 miliardi l’anno” - Con Mario Monti presidente del Consiglio (e ministro dell’Economia) e Antonio Catricalà sottosegretario alla Presidenza le liberalizzazioni diventano uno degli arieti della politica economica del governo
Prima mossa aprire i mercati “Porterà 18 miliardi l’anno” - Con Mario Monti presidente del Consiglio (e ministro dell’Economia) e Antonio Catricalà sottosegretario alla Presidenza le liberalizzazioni diventano uno degli arieti della politica economica del governo. E ne diventano una delle priorità. Nel suo discorso di insediamento il premier ha parlato di «interventi strutturali» a tutto campo per favorire la crescita ed ha indicato alcuni «ostacoli» che fino ad oggi hanno frenato il Paese puntando in particolare il dito sulle professioni e sugli interessi locali, che tra norme ad hoc e società a controllo pubblico rallentano l’apertura dei mercati ed intralciano lo sviluppo. Monti vuole subito intervenire sulle tariffe minime ed assegnare nuovi poteri all’Antitrust. Ma nel mirino ci sono anche trasporti, poste, ordini professionali, distribuzione e finanza. «È sicuramente più sensibile ai temi delle liberalizzazioni del suo predecessore - spiega il direttore dell’Istituto Bruno Leoni, Andrea Mingardi -. E a differenza del precedente premier non è neppure convinto che liberalizzare gli costerà il consenso degli elettori, dal momento che parte essendone sprovvisto». «Crediamo nelle liberalizzazioni», spiegava nemmeno un mese fa il garante della Concorrenza Catricalà parlando ad un convegno a Torino. Di fatto la sua ultima uscita pubblica di rilievo prima di lasciare l’incarico e insediarsi nella cabina di regia di palazzo Chigi. A suo parere le liberalizzazioni portano a una crescita intorno all’1,5% del Pil, ovvero 18 miliardi di euro all’anno in più di ricchezza prodotta, un volume significativo destinato poi a crescere ancora di più col passare degli anni. Di lavoro da fare in Italia ce n’è davvero tanto. Secondo l’ultimo rapporto redatto dall’Istituto Bruno Leoni rispetto all’Europa il mercato-Italia risulta liberalizzato per meno della metà dei suoi settori. L’indice si ferma infatti a quota 49%, con un picco del 72% nel mercato elettrico (69% nei servizi finanziari) ed un minimo del 19% nei servizi idrici, guarda caso il comparto che l’ultimo referendum ha congelato e lasciato nelle mani degli enti locali. Ma altri comparti vitali per la nostra economia e la crescita non se la passano certo meglio: le autostrade sono infatti ferme al 28%, i trasporti ferroviari (in attesa del debutto di Ntv) al 36%. Sotto la media: ordini professionali e poste, entrambi col 47%, trasporti pubblici locali (44%) telecomunicazioni (44%), pubblica amministrazione, 39 per cento. A palazzo Chigi Catricalà arriva con una agenda di misure già molto ben definita. Il primo settore da aprire alla concorrenza è quello dei trasporti. «È fermo, monopolizzato» e soprattutto manca un regolatore indipendente. Che nei progetti dell’ex garante del mercato dovrebbe occuparsi anche di autostrade ed aeroporti. Poi ci sono i servizi postali. Non solo andrebbe meglio definita l’autorità di controllo che vigila su questo settore (la soluzione scelta a inizio di quest’anno «non è in linea con le migliori pratiche adottate in Europa»), ma la sola ulteriore apertura alla concorrenza di questo tipo di servizi potrebbe produrre in tempi rapidi qualche miliardo in più di benefici. E ancora: servizi pubblici locali, servizi privati (in primis il commercio), e ovviamente banche e assicurazioni. Sull’efficacia dei processi di liberalizzazione Monti e Catricalà la pensano esattamente allo stesso modo. I loro discorsi sembrano fatti in fotocopia: «non è vero - sostengono entrambi - che le liberalizzazioni comportano immediatamente benefici, è una visione suggestiva. Quello che è reale è che se si fa bene l’analisi costibenefici i primi benefici non arrivano nel primo anno, né nel secondo e forse nemmeno nel terzo, ma nel lungo periodo quei miliardi che dobbiamo recuperare di crescita li recuperiamo». Nel suo discorso torinese Catricalà arrivava a spingersi molto avanti: «avremo crescita nei trasporti, nelle banche, nei servizi pubblici locali e in certe professioni, come le farmacie». Per questo invocava «un legislatore lungimirante, che voglia sfidare gli anni, contare per il futuro e non per le prossime elezioni». Ora che la palla passa a lui il sogno si può avverare. «Monti ha sicuramente più chiaro di chi l’ha preceduto che la prima emergenza è tornare a crescere - spiega Mingardi -. Ma è meno abituato a gestire il consenso. Proprio per questo motivo potrebbe stupirci con una forza “thatcheriana”, o rimanere frastornato dall’incontro con la politica nel senso meno nobile della parola».