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 2011  novembre 20 Domenica calendario

L’ULTIMO GHEDDAFI È VIVO (E PRIGIONIERO)

A un mese esatto dalla fatale cattura del padre, l’erede politico di Gheddafi, il figlio secondogenito Saif Al Islam, è stato bloccato mentre tentava di fuggire in Niger. Con lui, ferito a una mano, vestito come un beduino nella speranza di non farsi riconoscere e invecchiato, c’erano 3 miliziani che hanno tentato di proteggerlo dal tentativo di linciaggio della folla inferocita. Solo l’intervento dei soldati al servizio del Consiglio nazionale transitorio, che lunedì dovrebbe riuscire a esprimere il primo governo del dopo Gheddafi, ha evitato la stessa fine del padre. Sul capo del figlio del defunto Colonnello, pende un ordine di arresto per crimini contro l’umanità spiccato il 27 agosto dalla Corte penale dell’Aja. Accusa che condivideva con il padre. Ma il Cnt ha fatto sapere che al Islam molto probabilmente verrà processato in Libia.
DOVE ALLA NOTIZIA della cattura dello spietato “delfino”, un tempo considerato il volto moderato del regime, si sono uditi sparatorie di gioia. Nelle città principali, Tripoli e Bengasi, ci sono stati anche lunghi caroselli di auto, che raccontano la felicità della popolazione per l’uscita di scena di colui che ancora quindici giorni fa minacciava il ritorno della follia di un regime che non voleva ammettere la propria sconfitta.
Saif Al Islam non era l’unico a mancare all’appello. Oggi, dopo la sua cattura, rimane latitante un ultimo protagonista dello spietato regime di Gheddafi: Abudullah al-Senussi. l’ex capo dell’intelligence militare libica. Il procuratore della Corte pena-le internazionale Luis Moreno-Ocampo, qualora dovesse essere catturato anche quest’ultimo, ne farebbe sicuramente uno dei teste chiave del processo a carico di Saif Al Islam. Il procuratore non ha rinunciato a processare il, figlio del defunto raìs, anche se per ora sembra che il Cnt sia intenzionato a non farlo uscire dalla Libia. Per questo Ocampo volerà in Libia la prossima settimana per colloqui con le autorità locali sulla possibilità di estradare Al Islam in un secondo momento.
Il comandante delle milizie di Zintan – dove è stato portato in aereo Saif - Wisam Dughaly, ha spiegato che il 39enne erede di Gheddafi stava cercando una via di fuga verso il confinante Niger. Dughaly ha assicurato che non è stato ferito durante la cattura. In serata è arrivata la doccia fredda sulle speranze del procuratore Ocampo: “Rispettiamo il diritto internazionale, ma il nostro popolo ha il diritto di processare qui Saif al Islam Gheddafi”. Parola del premier libico provvisorio, Abdul-Rahim al-Keib. Un processo equo ha chiesto il nuovo ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi di Sant’Agata.