Giornali vari, 26 settembre 2011
Anno VIII – Trecentonovantaduesima settimana Dal 19 al 26 settembre 2011Grecia Il fallimento della Grecia è dato per imminente e pressoché inevitabile
Anno VIII – Trecentonovantaduesima settimana
Dal 19 al 26 settembre 2011
Grecia Il fallimento della Grecia è dato per imminente e pressoché inevitabile. Nonostante le smentite del ministro Velizenos, si suppone che Atene resti nell’euro, ma restituisca al massimo la metà di quello che deve ai suoi creditori (il debito totale verso le banche si aggira intorno ai 200 miliardi). In quante rate, e come, è tutto da capire. Il governo, per convincere Ue, Bce e Fmi a concedere la sesta rata di prestito da 8 miliardi da erogarsi entro il 3 ottobre, ha proposto altri risparmi, e piuttosto consistenti: taglio del 20% per le pensioni sopra i 1.200 euro, aspettativa coatta per 30 mila dipendenti pubblici entro fine anno col 60% dello stipendio per 12 mesi (e alla fine licenziamento quasi certo), taglio anche dell’assegno previdenziale per chi è andato in pensione anticipata, allungamento fino al 2014 della patrimoniale sulla casa, riduzione da 8 a 5000 euro della fascia esente dalle tasse. I sindacati hanno proclamato uno sciopero per il 5 ottobre e un altro per il 19. Il Fmi prevede un calo del Pil greco del 5% quest’anno e del 2% l’anno prossimo. Disoccupazione oltre il 18%.
Banche «Il rischio di insolvenza degli Stati contagia le banche e il rischio di insolvenza delle banche contagia gli Stati». Così Marco Pagano, sul “Corriere della Sera”. Le banche europee avrebbero bisogno di capitali, cioè di soldi, e Christine Lagarde, l’economista che ha preso il posto di Strauss-Khan al Fondo Monetario, ha lanciato un appello al sistema creditizio europeo perché si rafforzi, prima che comincino i fallimenti a catena. La Grecia potrebbe, da questo punto di visto, dare l’avvio al crollo del castello di carte. Ma si parla per questo di un tremila miliardi che l’Europa – attraverso procedure da stabilire - metterebbe a disposizione degli istituti di credito per proteggerli dalle conseguenze di quel default. Quelle messe peggio sarebbero le banche francesi. Bank of China avrebbe congelato gli accordi sugli scambi di liquidità con SocGen, Bnp Paribas e Crédit Agricole (Dow Jones), Siemens di recente avrebbe tolto oltre mezzo miliardo di euro di liquidità da Société Générale, parcheggiandola presso la Bce. Sarkozy infila una riunione dietro l’altra con gli economisti del suo paese per prevenire il grande crac. Secondo il Fmi i crediti a rischio per le banche europee ammontano a 300 miliardi di euro. Oliver Blanchard, capoeconomista del Fmi, suggerisce che gli stati si facciano carico (cioè, nazionalizzino) di una quota delle banche, immettendovi denaro. Usciti dalla crisi – dice – rivenderanno i pacchetti acquisiti.
Italia Le agenzie di rating hanno passato la settimana a martellare l’Italia. Ha cominciato Standard & Poor’s (S&P) riducendo di un punto il rating del debito pubblico italiano sia a breve che a lungo termine e bollando la nostra finanza di un “outlook negativo” (“outlook”, cioè le prospettive future). Due giorni dopo, la stessa agenzia ha colpito sette banche italiane, retrocesse da A+ a A, con l’argomento che non possono godere di una valutazione superiore a quella del paese in cui si trovano. Le sette banche sono Intesa Sanpaolo e le controllate Imi, Biis e Carisbo, poi Mediobanca, Bnl e Findomestic. L’outlook di altre otto (Fideuram, Agos-Ducato, Credito Sportivo, Cr Parma e Piacenza, Unicredit e le controllate Unicredit Bank Ag, Bank Austria e Unicredit Leasing) è stato rivisto in negativo. È arrivato poi il declassamento della Fiat da parte di Moody’s, Ba2 invece di Ba1. Sul piano pratico questi voti significano che certi fondi non potranno più comprare debito italiano o azioni delle banche retrocesse o obbligazioni Fiat, dato che è loro proibito rischiare soldi su realtà che hanno voti al di sotto di un certo livello. Restringendosi l’area dei compratori possibili, è pressoché automatico che ci si debba finanziare a tassi più alti.
Banche italiane «Le banche italiane sono in difficoltà e cominciano a chiudere i rubinetti del credito» (Sorgi, La Stampa).
Berlusconi Secondo Nouriel Roubini, l’uscita di scena di Berlusconi provocherebbe una riduzione dello spread Btp-Bund di 50-100 punti in modo permanente. Berlusconi però ripete tutti i giorni che lui non se ne andrà fino a che avrà in parlamento una maggioranza che gli vota la fiducia. I rapporti con Tremonti sono pessimi, e il premier gli ha orchestrato contro una campagna perché il ministro era in America mentre la Camera votava sulla richiesta d’arresto del suo ex braccio destro Milanese (salvato con i voti della Lega, nonostante sette franchi tiratori). Da ultimo, ha chiesto a Berlusconi di togliersi di mezzo anche la Marcegaglia, accreditata a questo punto di ambizioni politiche (il mandato come presidente di Confindustria scade a maggio). Ulteriori difficoltà giudiziarie per il premier: i giudici del processo Mills hanno tagliato una decina di testimonianze a difesa, in questo modo accorciando i tempi del processo e garantendosi la possibilità di una sentenza entro Natale. Berlusconi non corre pericoli materiali, perché andrà tutto in prescrizione a febbraio, ma una condanna per corruzione avrebbe un grande peso, specie sul piano internazionale (Obama, nel ringraziare i paesi che hanno contribuito a cacciare Gheddafi, ha volutamente omesso l’Italia). Il Cav è stato poi effettivamente rinviato a giudizio per la storia della telefonata Fassino-Consorte, per cui i processi in cui è imputato sono a questo punto cinque, con una certa probabilità di diventar sei: il fascicolo napoletano sulle sue telefonate con Tarantini è finito per competenza a Roma (sostituto procuratore Pietro Saviotti), dove stanno valutando l’opportunità di incriminarlo.
Finmeccanica «A Roma si comincia a parlare di commissariamento per Finmeccanica sull’onda della questione morale provocata dagli interventi di Silvio Berlusconi sui vertici aziendali a favore di un faccendiere amico suo» (Mucchetti sul “Corriere”, il faccendiere è naturalmente Tarantini).
Putin Al congresso del partito Russia Unita, svoltosi domenica a Mosca, Putin ha annunciato che alle prossime elezioni si candiderà alla presidenza della Repubblica, mentre Medvedev sarà il suo primo ministro. Come è noto, Putin è stato già per due volte presidente della repubblica e ripiegò poi sul premierato – candidandosi al parlamento da capo dello stato - perché la costituzione russa vieta tre mandati consecutivi. Adesso torna in cima alla piramide, con l’aiuto del suo sodale Medvedev che gli dà il cambio ogni volta che serve. Adesso però il mandato presidenziale dura 6 anni, quindi Putin si propone di regnare fino al 2024, 24 anni se andrà in pensione a quel punto, più di Breznev (18), ma non ancora quanto Stalin (31) o Pietro il Grande (33).
Neutrini Un fascio di neutrini sparati dal Cern di Ginevra verso il laboratorio del Gran Sasso ha percorso sotto terra e attraversando la materia 732 chilometri in 2,4 millisecondi, battendo la velocità della luce per 60 nanosecondi (venti metri). Enormi polemiche perché uno dei fondamenti della teoria della relatività è che nulla possa correre più veloce della luce e che qualunque oggetto raggiunga quella velocità (300 mila km al secondo) perda del tutto la sua massa, trasformata in energia. E i neutrini, invece, particelle prodotte dall’attività solare (ne passano 65 miliardi al secondo per ogni centimetro quadrato della Terra, i nostri corpi compresi), una massa ce l’hanno: da 100 a 1 milione di volte più piccola dell’elettrone.
Sting Il biglietti per i 60 anni di Sting, al Beacon Theatre di New York sabato prossimo, costano minimo 600 dollari, massimo 4.500.