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 2011  novembre 21 Lunedì calendario

PER IL GOVERNO AMPIO CONSENSO. FIDUCIA ANCHE DAL 42% DEI LEGHISTI

Il successo e l’efficacia del governo Monti dipenderanno soprattutto dalla capacità di mantenere l’ampio supporto ottenuto in Parlamento con il voto di fiducia, anche a fronte dei provvedimenti, qualcuno necessariamente impopolare, che dovrà prendere. Al tempo stesso, come ha subito sottolineato Polito sul Corriere, il futuro dell’esecutivo è strettamente legato alla misura in cui gli italiani lo sentiranno proprio. Malgrado si tratti di un governo composto da tecnici che sono, per definizione, slegati da logiche di supporto elettorale, l’appoggio della popolazione appare di cruciale importanza per la vita e la durata dell’esecutivo. Il consenso dell’opinione pubblica è la vera forza che consente oggi al governo di agire. Senza di esso, probabilmente, i partiti perderebbero molto dell’interesse attuale ad appoggiarlo.
Da questo punto di vista, l’avvio per Monti non poteva essere migliore. Quasi il 70% della popolazione dichiara di ritenere che il suo governo opererà «bene» o «molto bene». Ciò accade nonostante il permanere nell’opinione pubblica di un forte e diffuso pessimismo riguardo alla situazione attuale e alle prospettive future della nostra economia. Che si riflette anche in quel 22% di scettici, presenti soprattutto nell’elettorato del Pdl e tra chi dichiara di non sapere cosa votare o di essere intenzionato ad astenersi, che sostengono che, comunque, l’esecutivo «non produrrà nulla di speciale».
Nell’insieme, dunque, il governo parte disponendo già di un ampio consenso popolare. Quest’ultimo non è dovuto solo alle figure del presidente del Consiglio e dei singoli ministri, fino a pochi giorni fa perlopiù sconosciuti alla gran parte della popolazione. Ha contato molto anche lo stimolo e l’avallo del presidente della Repubblica che, come si sa, gode di una popolarità elevatissima, superiore all’80%. Come hanno sottolineato, tra gli altri, nei giorni scorsi Diamanti e Pagnoncelli, Napolitano ha in qualche modo «trasferito» al governo, che ha con tenacia contribuito a creare, la fiducia che gli italiani ripongono in lui.
L’entità del supporto odierno nei confronti del governo è notevolmente superiore a quello riscosso dagli esecutivi precedenti al momento del loro insediamento: Prodi si attestò al 51% e Berlusconi al 52 per cento. La differenza rispetto al passato sta ovviamente nel fatto che il consenso attuale per Monti proviene dalla maggioranza degli elettori di quasi tutti i partiti, mentre i governi passati erano espressione di una parte o dell’altra. Anche oggi, però, si rilevano significative differenze nelle valutazioni positive per il governo: esse sono massime (89%) tra i votanti per il Pd, mentre superano di poco il 50% tra quelli del Pdl, ma si collocano, al tempo stesso, al 42% nella base della Lega che pure si schiera all’opposizione, ciò che conferma le ampie contraddizioni interne che il movimento di Bossi sta subendo in questi giorni. Vedremo nelle prossime settimane se la diversità dei livelli di appoggio dei vari elettorati influirà sul comportamento in Parlamento dei partiti corrispondenti.
La «luna di miele» con l’opinione pubblica potrebbe infatti entrare, almeno in parte, in crisi nel momento in cui dovranno essere presi dei provvedimenti che colpiranno in qualche misura questa o quella categoria sociale. Per ora, però, la disponibilità ai sacrifici viene espressa, sia pure con titubanza, dalla maggior parte degli italiani. Il 12% dichiara di essere pronto ad accettarli «di buon grado». Molti (52%, specie tra i giovani fino a 35 anni) affermano di essere disponibili «purché non sia solo la gente come me a rimetterci», sottolineando così la necessità di provvedimenti equi. Ma più di un terzo (36%) manifesta sin d’ora la propria indisponibilità. Quest’ultima posizione, però, è assai meno diffusa oggi, con l’avvio dell’attività del governo Monti, rispetto al passato. Ancora a settembre, infatti, essa era condivisa da una percentuale assai maggiore (48%), mentre era di converso minore l’apertura ad affrontare sacrifici.
Insomma, il clima dell’opinione pubblica è significativamente cambiato. Ma, come si è detto, questi atteggiamenti sono per ora «teorici» e si dovranno confrontare tra breve con le scelte concrete che il governo assumerà. Solo allora potremo sapere se l’ampio consenso oggi espresso per l’esecutivo si manterrà tale.
Renato Mannheimer