Francesco Cesarini e Matteo Mattei Gentili, Plus 24 19/11/2011, 19 novembre 2011
«TASSO ZERO» PER I DEPOSITI BCE
L’incremento dei depositi effettuati dalle banche presso la Banca Centrale Europea - passati da una media di circa 30 miliardi di euro nel primo semestre del 2011 a oltre 250 miliardi nello scorso mese di ottobre - costituisce un vero e proprio "dejà vu": la replica di un fenomeno già verificatosi nel 2008, determinato dal desiderio delle banche che dispongono di fondi liquidi in eccesso di evitare il rischio di credito legato ad utilizzi diversi e in particolare quello, connesso al finanziamento di altre banche, di incappare nell’eventuale insolvenza di queste ultime.
Questo stato di fatto, che evidenzia il ripetersi di un clima di sfiducia reciproca tra le banche, determina una serie di importanti effetti negativi:
–obbliga la Bce a svolgere la funzione sostitutiva di finanziare direttamente le aziende di credito in disavanzo di liquidità col risultato di espandere attivo e passivo del proprio bilancio eventualmente al di là delle esigenze derivanti dagli obiettivi di politica monetaria pro tempore perseguiti;
–riduce conseguentemente i flussi che alimentano il mercato interbancario e perciò attenua la significatività non solo dei tassi che in esso si formano, ma anche di quelli che svolgono0 funzioni "di riferimento" tanto nei rapporti con la clientela (ad esempio, nei contratti a tassi variabili collegati all’andamento del tasso euribor) quanto a fini di controllo di gestione (tassi interni di trasferimento);
–accresce la dipendenza delle banche che si trovano a corto di liquidità dal credito della Banca Centrale Europea e quindi crea condizioni favorevoli all’insorgere di credit crunch, con gravi conseguenze per le imprese.
Il deposito delle eccedenze liquide presso la Bce anziché presso altre banche rappresenta un caso tipico di comportamento razionale da parte di operatori avversi al rischio, che finisce però con il produrre contestualmente effetti contrari all’interesse generale. A modo di vedere di chi qui scrive questa prassi potrebbe essere efficacemente contrastata attraverso meccanismi di mercato, facendo leva sul tasso corrisposto dalla Bce su tali depositi.
Già nell’ottobre 2008 - all’indomani del fallimento di Lehman Brothers - avevamo proposto sul Sole 24 ore la Bce riducesse il tasso offerto sui depositi, portandolo eventualmente anche a zero. Da allora esso è stato dapprima ridotto a più riprese allo 0,25% e poi riportato il 13 luglio scorso allo 0,75%.
La particolare complessità del momento e l’opportunità che la Bce mantenga nel proprio bilancio spazio per altre operazioni che possano risultare indispensabili suggerisce l’adozione di scelte molto più aggressive. Perché il tasso eserciti in modo efficace il ruolo di deterrente sull’offerta di depositi alla Bce è necessario che il costo opportunità per le banche venga elevato in misura adeguata al livello dei rischi che gravano sul sistema.Per ottenere risultati significativi esso potrebbe essere azzerato oppure addirittura portato a livelli negativi, come è avvenuto in passato in Svizzera, nei rapporti tra banche commerciali e clientela, quando le autorità intendevano scoraggiare con decisione l’afflusso di capitali esteri.
Al tasso sui depositi, come é noto, è legato, attraverso una maggiorazione di 1,5 punti percentuali, il tasso delle operazioni di prestito (oggi pari al 2,25%) effettuate dalla stessa Bce alle banche in deficit di liquidità. A nostro parere, anche questo vincolo tradizionale - peraltro stabilito in passato in una situazione di mercato affatto diversa e certamente più normale - potrebbe essere utilmente rivisitato se esso finisse con il condizionare l’efficacia degli strumenti a disposizione della banca centrale.
L’azzeramento del tasso sui depositi della Bce o, se necessario, l’applicazione di un tasso negativo avrebbe certamente grande risonanza e potrebbe rendere consapevoli della gravità della situazione sia i "policy maker" sia gli operatori meno attenti. E’ anche probabile che il riflusso di fondi al sistema economico e il miglior funzionamento del mercato interbancario, che la riduzione del tasso Bce potrebbe innescare, abbiano un effetto di contenimento del sistema dei tassi di interesse e quindi costituiscano uno stimolo alla ripresa economica, tanto invocato nella presente fase congiunturale.