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 2011  novembre 19 Sabato calendario

OLI VEGETALI, SCORTE A LIVELLI DI ALLARME


Le scorte di oli vegetali si stanno riducendo a livelli d’allarme, a causa di una domanda sempre più esuberante, non solo da parte dell’industria alimentare, ma anche da quella dei biocombustibili. Con un doppio risvolto negativo per l’Europa, che – oltre a sopportare prezzi più elevati – non riesce neppure a godere del boom del biodiesel: le industrie del settore sono in grave crisi, schiacciate dalla concorrenza dei produttori asiatici e latinoamericani, che esportano a prezzi stracciati grazie all’ampia disponibilità di olio di palma o di soia.

La previsione di un drastico calo delle scorte di oli e grassi (non solo di origine vegetale, ma anche animale) è contenuta nell’ultimo Food Outlook della Fao, pubblicato pochi giorni fa. Secondo l’agenzia Onu nel 2011-12 la produzione di oli e grassi crescerà a un ritmo molto più lento che nelle stagioni passate: +1,5% a 181,3 milioni di tonnellate. Ma i consumi non rallenteranno. Anzi, si spingeranno da 175,2 a 183,6 milioni di tonn. (+4,8%), superando la produzione per la prima volta in tre anni. Quasi la metà dei consumi addizionali, osserva la Fao, proverrà dall’industria del biodiesel, che aumenterà del 20% il proprio fabbisogno di oli. In Brasile e Argentina, grandi esportatori di soia, la domanda dei produttori di biocombustibili crescerà ancora di più, perché è previsto un aumento dell’uso obbligatorio di carburanti vegetali: i due Paesi insieme dovrebbero consumare 11,4 milioni di tonn. di oli e grassi, il doppio rispetto a sei anni fa.

I crescenti squilibri sul mercato, avverte la Fao, si traduranno in un rapporto scorte-consumi di appena il 15%, «molto vicino ai livelli critici registrati durante la crisi alimentare del 2008.

Anche il dipartimento Usa per l’Agricoltura (Usda), arriva a conclusioni simili. I suoi economisti – analizzando 9 oli vegetali, tra cui l’olio d’oliva – stimano che le scorte globali crolleranno a 11,76 milioni di tonn, il minimo dal 1975 se rapportati ai consumi: gli stock basterebbero per appena 29 giorni, contro una media di 37 giorni negli ultimi vent’anni.

«Anche in uno scenario di bassa crescita economica – osserva Alberto Weisser, ceo del colosso agroalimentare americano Bunge – il mondo avrà bisogno di una maggiore offerta, dunque i prezzi dovrebbero restare elevati».

L’olio di palma – uno dei più versatili, con impieghi che spaziano dai dolciumi ai saponi – è ai massimi da 5 mesi alla Bursa Malaysia, sostenuto anche dalle forti piogge nel Sud-Est asiatico, che rischiano di frenare l’offerta. I produttori locali di biodiesel non sembrano comunque accusare difficoltà di approvvigionamento.

In Europa invece il raccolto di colza è stato deludente e le aziende non riescono a competere con le forniture che arrivano, sempre più abbondanti, da Indonesia e Argentina. «Si tratta chiaramente di dumping», denuncia Raffaello Garofalo, segretario generale dello European Biodiesel Board (Ebb), invocando misure protettive dall’Unione europea. Le industrie europee del settore stanno utilizzando appena il 44% dei 22,1 milioni di tonnellate di capacità produttiva. Molti impianti sono già fermi da tempo e rischiano di chiudere definitivamente. Le importazioni intanto corrono: per Oil World nel 2011 potrebbero raggiungere il record di 2,5 milioni di tonn (+21%).