M.Val., Il Sole 24 Ore 19/11/2011, 19 novembre 2011
SCATTA LA CORSA AL COLLATERALE
Tutti a caccia di collaterali. Le banche europee, assediate dalla crisi, sono alla ricerca di asset che la Bce possa accettare come garanzia per continuare a ottenere prestiti ed evitare paralisi finanziarie. Ma in tal modo potrebbero gettare anche i semi di nuova instabilità per l’intero sistema bancario: una delle strade prescelte è infatti lastricata di swap «sottobanco» dei loro asset più problematici con altre istituzioni, da investment bank a compagnie di assicurazioni, che accettano di farsene carico scommettendo di poterci guadagnare.
Gli swap, che possono valere miliardi di euro, funzionano così: la banca che teme di trovarsi a corto di liquidità e esaurire la sua «riserva» di collaterali pronta per la Bce, offre con uno sconto pacchetti di asset ritenuti rischiosi, quali prestiti a aziende o a enti pubblici che non si meritino i rating migliori. La società che li rileva, e che sulla transazione intasca commissioni oltre allo sconto, spedisce in cambio alla banca asset più solidi, quali obbligazioni governative o covered bond. Asset, in particolare, che possono essere presentati alla Bce per ricevere prestiti.
Le crescenti dimensioni del fenomeno sono state rivelate dal Wall Street Journal: protagonista sarebbe ormai diventato un ampio ventaglio di banche, da gruppi francesi e italiani al colosso franco-belga Dexia già salvato con fondi pubblici. Proprio un executive di Dexia ha indicato d’aver effettuato operazioni simili per svariati miliardi di euro negli ultimi mesi. A fine ottobre, segno della sete di liquidità, le banche dell’eurozona avevano preso in prestito quasi 600 miliardi di euro dalla Bce, oltre cento miliardi in più rispetto a inizio d’anno, con istituti francesi e italiani fra i grandi «clienti».
In Italia, secondo quanto riportato da un’analisi apparsa sul New York Times, le banche farebbero affidamento su un altro particolare canale, quello della Cassa di compensazione e garanzia (Ccg) controllata dal London Stock Exchange che lascia in deposito presso di loro il cash dato in garanzia dai trader per completare le transazioni. Quest’ultima operazione non rappresenta tuttavia una novità e riguarderebbe alcuni miliardi di euro divisi per di più fra 15 banche, la metà del nostro Paese, le altre appartenenti a istituti europei che operano in Italia.
Ma le nuove vie alla liquidità – mentre evaporano i normali canali di finanziamento, quali investitori istituzionali o altri istituti di credito – cominciano a destare preoccupazione. Qualcuno teme che la Ccg si esponga a rischi, anche se il fatto di aver aumentato il numero delle banche depositarie da 2 a 15 negli ultimi due anni rappresenta una maggior garanzia. E gli swap potrebbero trasformarsi in un volano di contagio, distribuendo in lungo e in largo asset tossici e generando rischi sistemici. Timori che hanno trovato voce: l’authority finanziaria britannica ha messo in guardia dai liquidity swap fin da luglio. Più di recente la Bank of England, durante incontri con i responsabili della gestione del risk management di grandi banche, ha visto numerosi dirigenti tradire nervosismo.