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 2011  novembre 18 Venerdì calendario

AD PERSONAM

Per dirla in termini grafici, dall’Unità al 2011 il debito pubblico italiano è passato da un trattino rasoterra, di spessore praticamente inesistente, a un obelisco così alto che non entra nello schema e va smontato in due segmenti, come se dovessimo traslocarlo. L’architettura dell’antico Egitto si presta molto bene a rappresentare il nostro debito: negli anni Sessanta, comincia a lievitare in forma di piramide, fino a raggiungere, negli Ottanta da bere, le sembianze del monumento tombale di Cheope. Da allora, sale così tanto da trasformarsi nell’attuale obelisco. Una mutazione di geometrica potenza. I dati, le percentuali, i bilanci della politica e dell’economia italiana non bisogna solo scovarli, vanno anche rappresentati correttamente per evidenziare la loro rilevanza. Se gli istogrammi, le torte, le tabelle, i diagrammi di flusso non ce la fanno più a contenere e raffigurare una realtà sempre più mutevole e complessa, bisogna pensare nuove infografiche per dare forma a questi contenuti. Ma anche per colpire l’attenzione assopita o sovraccarica di stimoli: il valore democratico dell’informazione si afferma anche così. È questo che pensano il giornalista Cristiano Lucchi e il grafico Gianni Sinni, curatori di Autopsia della politica italiana, un album con 38 infografiche, gradevolissime alla vista, un po’ meno alla coscienza civile, che illustrano quanto e perché costa il nostro attuale sistema. Partiamo dalle indennità parlamentari: quelle italiane, 11.704 euro, sono le più alte d’Europa, in Francia ammontano a 6.892 euro, a Malta, la più economa, gli onorevoli si accontentano di 1.314 euro, ma loro fanno le cose in piccolo, hanno anche una sola Camera. Passando agli stipendi di premier e governatori, il risultato non cambia: il presidente della Provincia di Bolzano guadagna 25.600 euro, quello della Repubblica Russa, cioè Vladimir Putin, 4.860. Poi, magari, avrà i suoi fuoribusta. Volendo praticare gli abissi dell’indignazione, basta dare un’occhiata a quanto è costato al Parlamento il lavoro d’esame sulle leggi ad personam dal 2001 al 2010: oltre due miliardi. Oppure si possono spulciare le spese sanitarie della Camera. I deputati sono 630, ma, fra ex, famigliari e compagnia, i beneficiari dell’assistenza integrativa sono 5.574 e «pesano» sui contribuenti per dieci milioni e rotti. Va detto che 28 mila euro se ne vanno solo per il trattamento sclerosante degli inestetici capillari o, peggio, delle vene varicose. Anche se il presidente Napolitano ha tagliato le spese, il Quirinale continua a costare circa il triplo di Buckingham Palace, della casa Bianca e anche della Casa Imperiale di Tokyo: 152 milioni l’anno, ma è molto, molto più grande. Fra i ministri spreconi eccelle Maria Vittoria Brambilla, al Turismo, che, seppur senza portafoglio, nel 2010 ha speso 24 volte il suo bilancio: da 600 mila euro a 15 milioni. Capitolo finanziamento pubblico dei partiti, peraltro abrogato dal referendum del 1993: alle politiche del 2008 sono state presentate spese per 136 milioni e ottenuti rimborsi per 503. Per sofisticatissime alchimie contabili. I numeri hanno un vantaggio: se ne infischiano della politica. Secondo Lucchi, utilizzati bene, possono correggere l’andazzo dell’obiettività nei talk show, che impone un interlocutore di destra e uno di sinistra su qualsiasi argomento: «Se mostro il menu del Senato e quello del ristorante dove mangio io, non serve essere bipartisan per capire che il conto di un senatore è un quarto del mio». Anche se la casta e tutte le sue diramazioni costano, per l’esattezza 23 miliardi l’anno, ad accanirsi troppo si rischia di scivolare nel qualunquismo. Accaniamoci su qualcun altro. Per esempio gli evasori, ricordando però che solo 160 parlamentari, neanche il 17 per cento, hanno acconsentito alla pubblicazione della loro dichiarazione dei redditi. Allora: finché lo spread non si è impennato, con il denaro depositato nei paradisi fiscali si sarebbe potuto appianare un terzo debito pubblico. Ogni cittadino che paga le tasse si accolla l’evasione di chi non le paga per 4.44O euro. Solo il 3 per cento degli italiani denuncia un reddito superiore ai 150 mila euro e solo il 10 per cento dell’evasione accertata viene riscossa. In Francia, per fare un confronto, il fisco recupera il 90 per cento. Per concludere la galleria degli orrori, un dettaglio sufficientemente macabro: due sepolture su tre sono pagate in nero. L’evasione non risparmia neanche i morti. Un altro aspetto paradossale è che tutti questi dati sono pubblici, non si è dovuto ricorrere agli hacker per ottenerli, è bastato aggregare i materiali forniti dai siti della Camera e del Senato, dagli istituti di ricerca, dagli archivi on line dei giornali, da saggi disponibili in libreria. Un’attività che, per esempio, svolge da tre anni Openpolis, associazione no profit che raccoglie le informazioni sui politici italiani presenti in ogni ente, dai comuni più sperduti al Parlamento Europeo. «La Commissione Europea ha anche quantificato il valore di questo patrimonio di notizie, spesso sepolte nei cassetti di deputati o assessori che hanno commissionato una ricerca, l’hanno utilizzata in un convegno e poi consegnata all’oblio: vale 27 milioni di euro. E ne potrebbe produrre molti di più se fosse condiviso» dice Lucchi. Che ha voluto chiudere Autopsia della politica italiana con una citazione da Mark Twain: «La gente di solito usa le statistiche come un ubriaco i lampioni: più per sostegno che per illuminazione.