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 2011  novembre 18 Venerdì calendario

FOLGORATI DA UN’INSOLITA FEDE NELL’ITALIA CHE PERDONA TUTTO

Roma. Per restare alle note vicende che, da qualche tempo, deliziano la vita pubblica italiana, non senza meraviglia si rende noto che, in una recente intervista a Paris Match, l’attrice Sabina Began, detta anche l’Ape Regina, ha attribuito al presidente Berlusconi il suo riavvicinamento a Dio.
L’altro giorno, del resto, in un servizio illustrato di Chi, s’è visto Gianpi Tarantini a ginocchioni che pregava sotto l’icona di San Escrivá de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei. E se dal carcere di Opera è venuto fuori che Lele Mora, dimagrito e pieno di malanni, recitava il rosario, sempre da un rotocalco s’è appreso che la Nicole Minetti, l’ex igienista, si è fatta tatuare sul polso la scritta Kyrie eleison, che vuol dire Signore pietà.
Ora, premesso che ogni peccatore ha bisogno della misericordia di Dio - e i giornalisti ancora di più, avendo con il peccato un tipo di consuetudine rinforzata dal mestiere - viene da chiedersi il senso di tali manifestazioni; e un po’ anche se, da qualche tempo, il nome di Dio non sia invocato, per non dire invano, almeno con qualche disinvoltura o per qualche scopo, come dire, parecchio mondano.
Così il giudizio resta sospeso anche di fronte alla storia di Ania Goledzinowska, una ragazza polacca che in Italia ha frequentato giri abbastanza balordi, pure finendo nel 2002 in un gigantesco pacco dono per il solito Berlusconi; e insomma adesso Ania non solo vive presso delle suore a Medjugorje, ma ha anche fondato un gruppo di preghiera, Cuori puri, dedicato alla castità. Il suo libro autobiografico s’intitola: Con occhi di bambina (Piemme); da non confondersi, anche se la gioia della chiamata è la medesima, con quello della principessa Alessandra Borghese, che ha scritto Con occhi nuovi (pure Piemme). Si aggiunge alla bibliografia di una ritrovata devozione il bestseller A un passo dal baratro in cui Paolo Brosio, anche lui in effetti spintosi su una bruttissima china, racconta la propria conversione durante un’orgia ("un momento di divertimento esasperato" lo definisce).
E di nuovo: è facile e forse anche crudele esercitare ironia nei confronti di chi nella disperazione più nera non solo incontra il sollievo della fede, ma sente anche l’impellenza di annunciarlo "dai tetti", come si legge nei Vangeli. È accaduto con Luciano Moggi, pellegrino a Lourdes dopo lo scandalo del calcio; e con l’onorevole Papa che, prima di andare in galera, ha voluto entrare in chiesa e ha pure raccontato di come a casa sua si conservassero le bende di Padre Pio.
A volte infatti Dio arriva sull’onda di una disgrazia, di una malattia: vedi la guarigione e il cambiamento di Bobby Solo che non riusciva più a parlare; vedi Little Tony, colpito da un infarto in Canada e in qualche modo convinto che il risanamento sia stato opera dal Sacro Cuore di Gesù. Dopo tutto, anche Marrazzo si è rifugiato in convento; e pure, anche se lo scandalo era di altro genere, il sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso, peraltro già soprannominato in città Fratacchione.
Sono questioni delicate che attengono al mistero dell’animo umano e alla sua fragilità. Chi crede, oltretutto, possiede l’allegra consolazione di non poter mai escludere che lo Spirito, nella sua folgorante creatività, possa toccare il cuore di chiunque; e quindi sa che il dono della fede può arrivare proprio così, come qualcosa di immensamente inatteso, e per questo tanto più prezioso.
Eppure, separando il giornalismo dalla teologia: che dire dell’idea, espressa dall’illustre vittima, secondo cui sarebbe stata proprio la Madonnina del Duomo a salvare Berlusconi dal lancio della famosa statuina? Per il banchiere Ennio Doris, d’altra parte, il miracolo si deve a Santa Lucia, perché la bravata di Tartaglia avvenne il 13 dicembre. E come valutare l’inno al crocifisso fatto scrivere da Scilipoti per il suo partito, a sua volta postosi a difesa di Stato, Famiglia e Cristianità? Quest’ultima, la non meglio identificata Cristianità, trova da un po’ curiosi presìdi, se solo si pensa che "Baluardo della Cristianità" si definiva in certi buffi poster l’assessore lombardo Prosperini, poi incappato in un paio di affaracci, niente affatto cristiani, che l’hanno portato dentro.
Qualche mese fa l’onorevole Biancofiore, Pdl, ha accordato al Beato Wojtyla il fenomeno trascendente della cattura e dell’uccisione di Bin Laden. E Pecoraro Scanio ha parlato del suo Angelo custode. E Pomicino, l’altro giorno, ha spiegato che lui prega perché i deputati eletti col Pdl mollino Berlusconi. E il ministro Tremonti, per togliersi di dosso il sospetto di una festa delle zucche in odore di paganesimo, ha fatto sapere che la mattina lui era andato a messa.
Nel suo complesso, la casistica dell’odierna devozione lascia abbastanza perplessi, tanto più se credenti. La Russa che richiede una funzione "di riparazione" dopo le preghiere islamiche a piazza Duomo. Borghezio che reclama le crociate. La Santanchè che difende i Valori e attacca i maomettani nei talk-show. Magdi Cristiano Allam, battezzato dal Papa a San Pietro il giorno di Pasqua (2008), che si fa subito il suo partitino, tutt’altro che remissivo, anzi piuttosto teocratico. E messe d’inizio legislatura, pellegrinaggi parlamentari, radici cristiane, retorica dei Valori, culto di Lepanto, veggenti in visita al Senato, fiction sacra, colossal su Padre Pio, cilici argomentati, reliquie ripristinate, rilancio del digiuno, menù quaresimali nelle scuole, presepi da combattimento, esercizi spirituali per manager, Porte a porta sui santi.
E sarà il vuoto ideologico, la sfinitezza della politica, la desertificazione del futuro, la fine imminente del berlusconismo. Ma poi anche Nichi Vendola, richiesto di rivelare di che cosa non farebbe mai a meno, si mette la mano in tasca e tira fuori il rosario. Frattanto in incognito, ma si viene a sapere, la Polverini porta la croce a Lourdes. Il viceministro Castelli, pure in incognito, ma si può leggere, compie pellegrinaggi a piedi nudi sulle montagne. L’ex ministro Bondi nomina Dio in una sua delicata composizione poetica dedicata a Bibi Ballandi. L’ex deputato e tele-psichiatra Meluzzi intitola la propria autobiografia spirituale: L’infinito mi ha cercato (ancora e sempre Piemme). Sottotitolo: Da Marx a Gesù una vita in cammino. E pure Sgarbi, che voleva fare una trasmissione su Dio, si appunta un piccolo crocifisso sul bavero della giacca.
Ma anche fuori dal recinto della politica questo dispiego di devozioni, conversioni, confessioni è ancora più ostentato e a tal punto intensamente illustrabile da risolversi ormai in un vero e proprio format cattolicante da rotocalco - e non a caso una figura a mezza via tra il potere e il gossip come Alfonso Signorini acclude a Sorrisi e canzoni i vecchi e cari santini di una volta; così come accade che nei suoi editoriali scriva del "gioioso mistero della Pasqua", pure accennando alle "emozioni privatissime" che gli dà la Terra Santa.
Sulla privatezza emozionale c’è da stare in verità abbastanza guardinghi. Un tempo le conversioni (da Malaparte a Guttuso) avvenivano in punto di morte. Chi nel corso degli ultimi due tre anni si sia preso la briga di osservare il ritmo e gli sviluppi di tali manifestazioni non solo si accorge subito che al centro c’è oggi piuttosto la vita, il che va anche bene, ma soprattutto si ritrova subissato da una mole di materiali di ardua definizione. Nessuno può escludere la sincerità di Califano, per dire, o dell’architetto Fuksas, che comunicano di aver ritrovato la fede; o l’autenticità del mutamento di vita di Claudia Koll e della ex conduttrice Mediaset, nonché ex moglie di Galliani, Daniela Rosati, che s’è fatta suora laica brigidina, con tanto di foto della cerimonia. Il punto è che, trattandosi di personaggi noti, diciamo pure (e terribilmente) trattandosi di Vip, nel gran mercato della visibilità queste scelte finiscono per garantire una risorsa narrativa supplementare e di conseguenza ottengono un plus di curiosità, e ancora una volta lo ottengono, per non dire che se lo conquistano, proprio là dove il pubblico s’incrocia con il privato e il senso del sacro va in cortocircuito con il cicaleccio intimistico di questo tempo non proprio spiritualissimo.
Ecco perciò i fotografi appresso a Ricucci e alla Galanti al santuario di San Giovanni Rotondo, nella didascalia si legge: "Fanno shopping sacro"; ecco Marina Ripa di Meana che, risanata, anche lei è andata da Padre Pio; ecco il racconto di Albano sul cammino di Santiago o quello di Elena Russo sul riavvicinamento alla fede; ecco Valeriona Marini che intrattiene i lettori su Madre Teresa; ecco le foto della Gregoraci che accende la candelina in chiesa. E, a proposito, ecco la trasformazione interiore di Briatore, per giunta nelle sue diverse versioni. Lui sostiene che tutto è cominciato in una chiesetta vicino a casa sua, a Londra. Ma Emilio Fede colloca il momento durante una crociera alle Virgin Islands. Messa di Natale a Gorda, tutti che si tengono per mano, coro gospel, tamburi, un celebrante americano che sembra un giocatore di basket, "cerimonia magica" e a un certo punto "ho visto Elisabetta prendere la mano di Flavio e sussurrargli: prega. Lui ha incominciato a pregare. E ha ricevuto la Comunione. Erano vent’anni" garantisce Fede "che Flavio non entrava in una chiesa".
Anche se qui nessuno intende procedere a verifiche di ordine inquisitoriale, c’è qualche ragione di ritenere che la Fede-spettacolo non coincida con la pienezza di un rinnovato sentimento religioso. "Dai loro frutti li riconoscerete" sta scritto nel Vangelo (Mt, 7, 15). Ciò nondimeno, per quanto riguarda la nuova aristocrazia mediatica, il gruppo dei tele-credenti di scena appare in crescita esponenziale.
C’è un curioso giornalista del web, Bruno Volpe, cui si deve il massivo arruolamento dei Vip, come tali presentati e debitamente intervistati nei diversi siti di sua creazione, Petrus, Vatispy e Pontifex, a maggior gloria della religione catodica. Da Gianni Morandi, che "alla musica preferisce Radio Maria", al regista di fiction Giulio Base, che prima di ogni film si inginocchia e prega i santi di cui sta per raccontare la vita ("affinché mi aiutino a rispettare la verità"); da Fabrizio Frizzi che "Santa Gemma mi ha ridato la fede" a Pippo Franco che prega per la conversione dei gay; da Alda D’Eusanio che "sogna di vivere avvolta nella barba di Dio" all’ex manager della Rai Saccà che spiega: "Sono stato messo in croce, l’ho portata con dignità e dedico a Dio il mio dolore".
E ancora una volta: è difficile stabilire i confini del marketing della fede, i margini del mercimonio dei convertiti, così come è ingiusto e anche impossibile verificare chi è in buona fede e chi no. Tra le ardenti interviste di Volpe ce ne sono anche molto belle, molto umane. Per esempio quella in cui Massimo Boldi racconta della malattia e della morte di sua moglie. Ma si avverte un che d’incongruo nell’apprendere che Pasquale Squitieri consiglia monsignor Fisichella; che Antonello Venditti vorrebbe fare beata Eluana Englaro; che il rapporto di Cristiano Malgioglio con il divino è qualificato "grande, enorme, immenso e celestiale"; che Nicola Pietrangeli pregava in russo (la mamma era ortodossa) per far sbagliare l’avversario; e Klaus Davi ama la messa latina, Platinette subisce il carisma di papa Benedetto, mentre Martufello discetta di talare e liturgia.
Ora, tutto può sempre essere. Anche che Cicciolina parli dei papi e confessi che sposerebbe l’ex portavoce di Wojtyla Navarro Valls. Del resto sta scritto: "Le prostitute vi precederanno nel Regno dei Cieli" (Mt, 21, 28). Forse è vano, più che maligno, scagliare anatemi invece che appellarsi alla misericordia. Ma insieme alla dittatura del relativismo, ci sarà pure il rischio della tirannia del trash.