Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 19 Sabato calendario

SPENDING REVIEW, AVANTI TUTTA

Tra le prime mosse del Governo Monti per assicurare la tenuta dei saldi programmati nella legge di stabilità potrebbe esserci uno scambio tra spending review rafforzata e un rinvio (ma solo di qualche mese) dell’attuazione della delega fisco-assistenziale, che nel 2012 dovrà garantire risparmi per 4 miliardi.

L’ipotesi sul tavolo altro non è che una traduzione in pratica di quei due richiami al programma di spending review cui ha fatto riferimento il presidente Mario Monti nei suoi discorsi programmatici alle Camere. Un ciclo di monitoraggio che riguarderà tutte le voci di spesa delle amministrazioni – quelle di funzionamento, quelle per gli interventi e quelle suddivise in missioni e programmi – che verrà rafforzata a partire dall’analisi del fondo unico della presidenza del Consiglio. In pratica: mentre da una parte sarà verificata la possibilità di effettuare tagli di spesa fiscale per 4 miliardi nel 2012 con la delega, che peraltro il Parlamento deve approvare entro gennaio, dall’altra, con il programma di revisione integrale della spesa pubblica, si cercherà di verificare se si potranno garantire quei risparmi per 5 miliardi di euro annui (nel prossimo biennio) stimati dal senatore del Pd, Enrico Morando, nell’emendamento inserito nella manovra di Ferragosto.

Come si ricorderà l’emendamento Morando introduce una novità, senza precedenti. Non si agirà più sui tendenziali (vale a dire le uscite a legislazione vigente) ma rispetto al consuntivo 2010. Insomma si partirà da una base certa grazie alla quale, secondo Morando, si potrebbero garantire nuove risparmi aggiuntivi, appunto, per almeno 5 miliardi annui. Completato il ciclo della spending review e fissato il nuovo punto di partenza con il criterio dello zero-based budgeting (in sostanza, l’addio alla spesa storica) la spesa primaria dello Stato potrà tornare a crescere nel triennio 2014-2016, ma solo con una variazione pari al 50% dell’aumento del Pil.

La sfida contenuta in questa misura parte da lontano, dalle analisi sulle spese di alcuni ministeri realizzata da una commissione tecnica istituita la scorsa legislatura dallo scomparso ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. E potrà fare affidamento su varie fonti analitiche successive, come il documento conclusivo del tavolo tecnico sulla spesa pubblica nominato da Giulio Tremonti e presieduto da Piero Giarda. Alla revisione integrale della spesa pubblica si arriverà con una sorta di piano industriale che il ministero dell’Economia e gli altri ministeri dovranno presentare in Parlamento entro il 30 novembre. La razionalizzazione non riguarderà solo i dicasteri: si punta all’integrazione operativa delle Agenzie fiscali per arrivare alla possibile unificazione delle strutture periferiche dello Stato in un singolo ufficio provinciale. E, ancora, un maggior coordinamento delle attività delle forze dell’ordine, la razionalizzazione della rete diplomatica e consolare e dell’organizzazione giudiziaria civile, penale e amministrativa. La norma riesuma poi il vecchio progetto di accorpamento degli enti previdenziali, condotto in porto a metà con la fusione di Ipost in Inps e di Ipsema e Ispesl in Inail un anno fa.