Laura Laurenzi, Il giorno più bello, Rizzoli, Milano, 2008 pp. 277, € 17,50, 21 novembre 2011
Sembra costruito per entrare in ogni sezione del Guinness dei primati l’Istana Nurul Iman, lo sterminato palazzo del sultano esteso come venti campi di calcio, il più sfarzoso del mondo, più grande del Vaticano, dove tutto trasuda opulenza: i suoi cento saloni delle feste che traboccano di mobili pregiati, tappeti e quadri d’autore, ultimi acquisti un Rembrandt, un Renoir, un Picasso; le sue millesettecentottantotto stanze, i suoi trecento bagni ognuno dotato di rubinetti d’oro e rivestito di marmo di Carrara
Sembra costruito per entrare in ogni sezione del Guinness dei primati l’Istana Nurul Iman, lo sterminato palazzo del sultano esteso come venti campi di calcio, il più sfarzoso del mondo, più grande del Vaticano, dove tutto trasuda opulenza: i suoi cento saloni delle feste che traboccano di mobili pregiati, tappeti e quadri d’autore, ultimi acquisti un Rembrandt, un Renoir, un Picasso; le sue millesettecentottantotto stanze, i suoi trecento bagni ognuno dotato di rubinetti d’oro e rivestito di marmo di Carrara. E poi: cinque piscine e una cascata con un fronte di 300 metri, giardini pensili con aiuole scolpite a riprodurre versetti del Corano, l’eliporto, un garage sotterraneo ricoperto di moquette ignifuga gestito da un archivio computerizzato che ha una capienza di mille automobili. Solo quelle del sultano - la più grande collezione privata del mondo - sono seicento fra Ferrari (una sessantina), Lamborghini, Jaguar, Bentley, Mercedes, Porsche e supercar estreme; centosessantacinque solo le Rolls-Royce. Il sovrano le ama a tal punto che ha preteso l’esclusiva: in uno speciale editto - come in una barzelletta o in una favola - ha decretato che lui e solo lui, nessun altro nel Brunei, ha il diritto di possedere Rolls-Royce. […] Se un giorno il sultano decidesse di trasferire i suoi depositi bancari abbandonando Londra, si favoleggia, la sterlina subirebbe un tracollo. Mito e realtà si confondono e tutto diventa leggenda: la sua abitudine di andare a caccia di coccodrilli utilizzando polvere da sparo d’oro; le sue Aston Martin regolarmente mandate in Inghilterra per il tagliando; il suo noleggiare Michael Jackson, ma anche Elton John, Tina Turner, Stevie Wonder, perché cantino alle sue feste di compleanno; il suo mirabolante harem esotico. Già, l’harem. Il sultano, padre di dieci figli, sei femmine e quattro maschi, aveva due mogli: la prima, una cugina che ha sposato per doveri di rango a 19 anni, è la madre dell’erede al trono, ed è tuttora in carica; l’altra, l’ex hostess della compagnia di bandiera Mariam Bell, è stata ripudiata un anno fa ed è oggi la divorziata più ricca del mondo. La religione coranica dà al sovrano il diritto ad avere fino a quattro mogli in contemporanea, ma sua maestà non sembra interessato a contrarre nuovi vincoli matrimoniali, potendo liberamente attingere al suo fantasmagorico harem. Un harem che conta quarantacinque giovani donne in simultanea, fra cui numerose europee e americane, meglio se bionde, alloggiate in un’ala appartata della reggia, tutte lautamente remunerate: un ingaggio da centomila giuro a settimana più un Rolex d’oro in caso di un «tè» con il sovrano o con i suoi fratelli e cugini. Il ricambio è davvero incalzante: ogni due mesi vengono tutte sostituite.