Melisa Garzonio, Corriere della Sera 19/11/2011, 19 novembre 2011
COSI’ ABITO LA MEMORIA E LO SPIRITO DEL VATE
Ha raccontato la biografia di tutti gli uomini eccellenti del Ventennio mussoliniano, Bottai, Malaparte, Ciano, Marinetti, d’Annunzio. Dal 2008 vive al Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera, custode delle polverose memorie del Vate, il poeta soldato. Fra i cipressi e le brume del lago si stemperano l’arroganza, l’indecente esibizione di virilità, il narcisismo del poeta-dandy. «Che d’Annunzio sia stato anche un grande poeta, resta indigeribile per molti», sospira lo storico Giordano Bruno Guerri, incamminandosi verso la residenza oggi riservata ai presidenti in carica («li chiamano "vedove di d’Annunzio" io preferisco mettermi nella lista delle "amanti"»), quella che l’architetto Gian Carlo Maroni, il progettista del Vittoriale, fece realizzare per sé durante i diciassette anni di onorato servizio agli ordini del Comandante. «Al Vittoriale ci sono stato da visitatore, da studioso, da giornalista. Mai avrei pensato di tornarci da presidente. Che tuffo al cuore quando la mia segretaria Michela mi disse: "Tenga presidente" mettendomi in mano le chiavi di casa d’Annunzio».
La dimora è vietata al percorso dei visitatori. Costruita su due piani, ha belle proporzioni, con un alternarsi elegante di archi, archivolti e architravi. L’intonaco è giallo come tutte le residenze del Vittoriale. Colpisce la sobrietà, in conflitto con l’horror vacui dannunziano. È incastonata in un uliveto e sul retro ha un piccolo giardino concluso, fatto con due cipressi e un’aiuola ad arco con al centro una vecchia macina in pietra. C’è anche un prato di trifoglio dove il presidente ha promesso, per la prossima estate, un orto lussureggiante. «Paola mi raggiungerà da Roma con i bambini. Nicola Giordano, che ha già sei anni, mi darà una mano a piantare i pomodori. Pietro Tancredi lo metteremo sull’amaca. Lui è piccino, è nato da poco. Posso dire una cosa? È meraviglioso diventare papà a sessant’anni».
Il portone è in legno a riquadri color vinaccia, sulla destra è puntata, a mo’ di spilla, una stella militare. Più in alto, tra due minacciose corna di bufalo una lampada dal vetro azzurrino. L’interno è a vista, strutturato come un cassero, il ponte scoperto e sopraelevato delle navi. Saliamo a bordo. C’è una scala in legno bianco che porta in cima. Pericoloso affacciarsi, le camere, meno male, sono tutte sul retro, piccole e bianche, ferro battuto e lino, inondate di luce. L’architetto Maroni adorava le finestre, per rimirare il paesaggio del Garda e per vigilare, non visto, sull’illustre inquilino della Prioria. Si dice che avesse gusti esoterici e si dedicasse all’occulto. Rincara Guerri: «Si dice pure che in questa casa si tenessero sedute spiritiche. Che intorno al tavolo che uso come scrivania si svolgessero raduni sospetti. So solo che mi sono impegnato a lasciare tutto come stava quando al Vittoriale c’era lui, il Vate». Sul tavolo di legno chiaro, il computer e le bozze di «Ebo e Gina», «un romanzo che è la mia biografia», presto in uscita. Nelle librerie, l’opera omnia del Poeta. C’è un curioso volume sulle muse dannunziane, chissà perché vicino a una scultura in plexiglass di Claudio Perri che rappresenta un libro di F.T. Marinetti tagliato in due. Pare che tra i maestri non corresse buon sangue. Scrive Bruno Guerri nel suo «D’Annunzio. L’amante guerriero»: «Il patron futurista l’aveva definito "Un cretino con lampi di imbecillità"». La risposta, futurista, era stata: «Marinetti? Un cretino fosforescente».
Nel suo mausoleo lo spirito di d’Annunzio aleggia con maschio distacco. Bruno Guerri è convinto che Lui apprezzerebbe molto la dedizione dimostrata e gli sarebbe grato delle (discusse) acquisizioni di nuovi ospiti tra le nobili memorabilia. Pezzi come il grande cavallo di Mimmo Paladino, la silhouette aerodinamica che ricorda il mitico levriero dannunziano e lo svettante obelisco di Arnaldo Pomodoro che arriverà nelle limonaie il 4 dicembre. E altro ancora.
Melisa Garzonio