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 2011  novembre 19 Sabato calendario

"In 10 anni fallite tutte le occasioni di crescita" - ROMA - Peggio degli altri in tempi di crescita come in tempi di crisi

"In 10 anni fallite tutte le occasioni di crescita" - ROMA - Peggio degli altri in tempi di crescita come in tempi di crisi. La "malattia" dell´economia italiana non è generata dagli assalti della finanza e lo spread alle stelle ha origini lontane: anche se gli evidenti sintomi venivano ignorati dal governo in carica, stavamo male anche prima dei terribili ultimi tre anni. Dal 2000 al 2007 non è che le cose andassero bene: lo dimostra uno studio della Confcommercio presentato durante il Forum dei Giovani dell´associazione. Un´iniziativa dal titolo eloquente: «Cercasi futuro disperatamente». Le cifre presentate nel rapporto sono spietate. «L´anomalia italiana - spiega il direttore dell´Ufficio studi, Mariano Bella - si rivela come malattia e bisogna prendere coscienza della gravità di questa malattia di bassa crescita, anche perché si sono consumate le riserve date dai risparmi. Stiamo perdendo opportunità anche in mercati geograficamente prossimi ed economicamente dinamici. C´è, dunque, una questione italiana» I dati presentati dal rapporto sono molto chiari, dunque. Considerando i Paesi avanzati, quelli emergenti e l´area del Mediterraneo del sud, siamo all´ultimo posto per tasso di crescita del Pil durante il periodo "buono": dal 2000 al 2007 siamo cresciuti dell´1,5 per cento annuo contro il 2,2 per cento dell´area euro, il 2,6 per cento degli Usa e il 4,8 per cento del sud Mediterraneo. Ancora: salvo il Giappone, nel biennio di crisi, l´Italia ha fatto registrare le performance peggiori in termini di Pil, con una media annua del meno 3,3 per cento. Siamo all´ultimo posto per tasso di crescita previsto sia nel 2011 che nel 2012 (più 0,3 per cento), con il Pil pro capite che - come già accadeva nel 2009 - il prossimo anno sarà inferiore al 2000. E, nel lungo termine, dal 1999 al 2012, prenotiamo l´ultimo posto in assoluto, con una crescita del 7,3 per cento reale. «Abbiamo perso dieci anni di crescita e le prospettive per il 2012, più 0,3 per cento, sono ininfluenti» ha sintetizzato Paolo Galimberti, presidente dei giovani di Confcommercio. Come rilanciare lo sviluppo? Al neo governo Monti, i commercianti chiedono una cosa prima di tutte: «No a nuove tasse, di qualsiasi natura e a qualsiasi soggetto vengano applicate. La nostra pressione fiscale è troppo elevata e non ci permette di attirare capitali dall´estero». I fondi necessari per alleggerire il peso del fisco, secondo l´associazione, si possono recuperare attraverso una lotta all´evasione e all´elusione. Quanto alla patrimoniale «si può prendere in considerazione, ma solo per i grandi capitali». Ma oltre alle tasse, a bloccare i consumatori è anche la percezione di un futuro difficile. Secondo una indagine della Confesercenti, l´Italia è un Paese «spaventato», convinto (nel 96 per cento degli intervistati) che la crisi non sia affatto finita. Non solo: un italiano su due, sarebbe convinto che il peggio debba ancora arrivare. Il messaggio che l´associazione invia al governo è quindi di «fare presto: servono risposte urgenti per tornare a crescere».