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 2011  novembre 19 Sabato calendario

Mormoni, la tentazione della Casa Bianca arruolati i pubblicitari per battere le diffidenze - WASHINGTON - «Sono un mormone», non abbiate paura di me, implorano dalle fiancate dei bus, dalle pagine, dalle tv i volti dei seguaci di questa confessione che vivono giorni di speranze e di timori mai provati nei 170 anni delle loro esistenza

Mormoni, la tentazione della Casa Bianca arruolati i pubblicitari per battere le diffidenze - WASHINGTON - «Sono un mormone», non abbiate paura di me, implorano dalle fiancate dei bus, dalle pagine, dalle tv i volti dei seguaci di questa confessione che vivono giorni di speranze e di timori mai provati nei 170 anni delle loro esistenza. La loro è l´ansia mescolata alla speranza di vedere un proprio fedele entrare nel gennaio del 2013 alla Casa Bianca e concludere un lungo, a volte sanguinoso percorso dalla marginalizzazione come setta di fanatici pseudo-cristiani alla più alta cattedra del tempio America. Anche se gli anziani, i vescovi della Chiesa di Gesù Cristo e dei Santi degli Ultimi Giorni, che è la denominazione formale del mormonismo, negano che questa campagna di pubbliche relazioni sia da collegare alla campagna elettorale repubblicana, la coincidenza fa intuire la causalità. Mai prima di questa fine 2010, a un anno esatto dalle elezioni, si erano visti ben due concorrenti mormoni nella mischia degli otto repubblicani che vogliono diventare l´alfiere per la sfida a Barack Obama. E se uno dei due, l´ex ambasciatore in Cina e governatore dello Utah John Huntsman è poco più di un distinto e dignitoso figurante, l´altro, già governatore del Massachusetts, Mitt Romney è in testa ai sondaggi ed è il netto favorito del momento per la «nomination» anti Obama. Ma Romney, dicono gli stessi sondaggi, ha una zavorra che potrebbe essere pesantissima davanti a un elettorato repubblicano nel quale i militanti della cristianità tradizionale e spesso fondamentalista sono una base indispensabile. Il 40% di loro non considera affatto cristiani i mormoni, nonostante la denominazione della loro Chiesa. Non essendo possibile convertire gli almeno 30 milioni di repubblicani che guardano ai mormoni di fatto come eretici, la campagna pubblicitaria affidata a una grande agenzia di Madison Avenue con quasi 7 milioni di dollari di investimento vuole almeno rassicurarli sulla esemplare fedeltà alla Costituzione, alle leggi e allo «spirito americano». Un frammento dello stesso problema che assillò John F Kennedy nel 1960, quando dovette convincere gli elettori che un cattolico non era meno «americano» dei protestanti. Sul mormonismo, come per decenni fu anche sul cattolicesimo, pesano quasi due secoli di storia, di leggende, di sospetti che risalgono alla metà dell´Ottocento, quando il fondatore John Smith e soprattutto il creatore della Chiesa, Brigham Young dovettero spostarsi, e fuggire, dallo stato di New York fino al quasi disabitato Utah nel West per non essere sterminati. Li inseguivano la rabbia degli abitanti di villaggi e comunità vicine che accusavano i mormoni di rapire le loro donne, per seguire i comandamenti della poligamia e della abbondante prole per espandere la Chiesa. Fu oltre le Montagne Rocciose, nel territorio che era abitato dai nativi Ute, come al solito prontamente sloggiati, che Brigham Young e i suoi seguaci poterono fondare quella Zion, quella nuova Gerusalemme che il profeta Mormon aveva indicato a John Smith in una nuova edizione della Bibbia, incisa in tavole d´oro e trovata in un bosco. Non un nuovo Testamento, un´appendice che prometteva tra l´altro il Secondo Avvento di Cristo in territorio Nord Americano. Anche se la poligamia è stata formalmente vietata dagli anziani della Chiesa nel 1980 ed è ancora praticata soltanto da gruppi e individui non riconosciuti, è rimasta la diffidenza verso il settarismo di una confessione accusata di escludere neri, donne, gay, non bianchi, dalla propria cerchia. Un persistente misteriosità rituale, che esclude i non mormoni dai templi, anche se parenti stretti o coniugi dei convertiti, non ha aiutato l´immagine dei mormoni, come bizzarro appare a molti l´obbligo di indossare indumenti di cotone pesante, sorta di cilici, sotto gli abiti, camicioni di cotone e tute dal collo ai piedi nel nome della modestia e della castità. Che anche Mitt Romney porta. Diffidenza, leggende, ostilità non hanno impedito alla comunità dei mormoni, che oggi vantano una affiliazione di 14 milioni nel mondo convertiti dai propri giovani obbligati al servizio missionario e forte del proprio «clanismo» e del reciproco sostegno, di avere successo negli affari e nell´economia (una della maggiori catene alberghiere del mondo, la Marriott, è Mormone). La Chiesa di Cristo e dei Santi degli Ultimi Giorni ha prodotto potentissimi senatori, come il repubblicano Hatch e ora due concorrenti alla palma dei Repubblicani. Ma il timore è proprio che il troppo successo, l´enorme scrutinio che avere un candidato ufficiale o addirittura un presidente produrrebbe, possano portare a contraccolpi, quasi a un «pogrom» culturale e incruento contro quella che ancora tanti vedono come una setta misteriosa e sinistra. Per questo, volti sorridenti di reduci di guerra feriti, casalinghe, uomini e donne «qualsiasi», hawaiani, afro americani come la donna eletta sindaco di una cittadina dello Utah oggi sorridono rassicuranti dalle fiancate dei bus e dei billboard. «I am a Mormon», sono un Mormone e sono uno di voi, come voi.