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 2011  novembre 19 Sabato calendario

Appalti gonfiati e buste piene di contanti i testimoni svelano il sistema San Raffaele - MILANO - Una storia di bustarelle, faccendieri e commesse facili

Appalti gonfiati e buste piene di contanti i testimoni svelano il sistema San Raffaele - MILANO - Una storia di bustarelle, faccendieri e commesse facili. Le carte della procura di Milano alzano il velo su quello che appare essere il più grande caso di malasanità nazionale. È la storia dell´ospedale fondato da Don Verzé, il San Raffaele, che dietro la fama (vera) di istituto all´avanguardia per la ricerca e la cura di numerose malattie ha lasciato fiorire sprechi e ladrocinii che lo hanno portato a un crac da 1,5 miliardi di euro. In dieci anni, non se n´è accorto nessuno, eppure il sistema era semplice. La Regione Lombardia pagava, e bene, il San Raffaele. L´ospedale a sua volta pagava i fornitori. Fin qui un normale flusso di denaro, se non che poi alcuni fornitori erano "abituati" a gonfiare le loro fatture e a retrocedere parte dei pagamenti ricevuti in denaro contante a Mario Cal, il braccio destro di Don Verzé, morto suicida l´estate scorsa. Un giro voluminoso di denaro che a Milano ha avuto come protagonista soprattutto la famiglia Zammarchi. Le società del gruppo fasi sono occupate della costruzione del complesso EdilRaf di Cologno Monzese, della manutenzione edilizia ordinaria del San Raffaele e dei lavori di completamento del corpo di collegamento tra i settori A, B, C e Q dell´ospedale milanese e dell´ospedale di Olbia. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, tra il 2006 e il 2011, la Fondazione ha elargito 73,2 milioni alla Diodoro e 67 milioni alla Metodo, entrambe del gruppo Zammarchi. Il giochino lo ricostruisce in un interrogatorio l´ex direttore finanziario del San Raffaele, Mario Valsecchi: «Alcuni fornitori gonfiavano le fatture relative alle loro prestazioni. Sicuramente lo faceva Zammarchi e lo faceva anche Fernando Lora della società Progetti (una società di progettazione e realizzazione di impianti industriali ndr). Non so se tale sovrafatturazione fosse fatta anche dalla Dec e dalla Bergamelli». Di certo la Dec, la società che fa capo alla famiglia De Gennaro, tra i più grandi costruttori del Sud Italia, e che ha realizzato (per 31 milioni di euro) e gestisce il parcheggio interno dell´ospedale di Milano, aveva diritto ai pagamenti preferenziali, come spiega un impiegato della contabilità. «Le procedure - è stato messo a verbale - erano che per Zammarchi questo veniva in ufficio quando voleva e per le sue fatture le veniva data una priorità. L´ordine di dare preferenza ci perveniva dal ragionier Boccotti, il quale cassa permettendo dava priorità al pagamento. Le fatture erano vistate da Mario Cal e da Mario Valsecchi. Questa procedura era prevista per gli Zammarchi e le fatture della Dec». Poi avveniva la restituzione del contante. Come, lo spiega, Stefania Galli, segretaria di Cal: «Le consegne delle buste da parte di Pierino Zammarchi al dottor Cal sono iniziate orientativamente nel 2005. La frequenza delle dazioni non era regolare. La consegna avveniva all´incirca una volta al mese, saltuariamente anche più volte. Buste voluminose alte tre o quattro centimetri e contenevano banconote da 500 euro». Venivano nascoste nella cassaforte del San Raffaele, poi, dopo l´avvio delle indagine della procura sulla Casa del Sonno, in quella dell´adiacente Hotel San Rafael. «Del contante - dice la Galli - lo sapevano Valsecchi, Danilo Donati, Cal, la Voltolini e la Zoppei». Queste ultime, Gianna Maria Zoppei (sovrintendente sanitario) e Raffaella Voltolini (direttore generale dell´Università Vita Salute) sono state candidate da Verzé fino all´ultimo a far parte del nuovo consiglio, guidato da Giuseppe Profiti e sponsorizzato dal Vaticano. Secondo la procura, parte del contante finiva poi nelle mani di Pierangelo Daccò, per ora l´unico fermato, faccendiere vicino a Comunione e Liberazione, sul cui yacht è stato fotografato il presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni.