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 2011  novembre 20 Domenica calendario

JORGE LUIS BORGES

Cari ragazzi, non vi fidate della psicologia dinamica - Sono stato nell’illustre Università di Cordoba, frequentata anche dal dottor Francia, tra gli altri; e non mi ha fatto, diciamo, una buona impressione. Ho dovuto assistere, o meglio, mi hanno invitato ad assistere a una lezione; e già il nome mi ha spaventato: il nome era Psicologia dinamica. Mio padre era professore di Psicologia delle lingue vive, e la psicologia mi ha sempre interessato; credevo che fosse dedicata allo studio della coscienza umana, che fosse quello che avevano studiato, ad esempio, gli scolastici, William James, Spiller; credevo si trattasse di studiare la coscienza, le abitudini o i meccanismi della coscienza, e poi cose strane come i sogni, il sonno, la memoria, la sua perdita, la volontà. Credevo che fosse questo il campo della psicologia. Mi sono ricordato anche di Bergson, naturalmente. Poi ho assistito a quella lezione, e forse il nome mi aveva già allarmato: Psicologia dinamica. Il professore, di cui non voglio ricordare il nome, e di fatto l’ho dimenticato, iniziò a scrivere sulla lavagna con il gesso la parola "Prologo lezione", una parola composta, non troppo felice, ma che gli studenti hanno dovuto trascrivere, e gli studenti erano, non so, un centinaio.

La lezione è durata mezz’ora: Psicologia dinamica. E ho scoperto che non aveva niente a che vedere né con la psicologia né con la dinamica, dal momento che consisteva in una serie di, diciamo, di confusioni basate sull’etimologia delle parole. A me interessa molto l’etimologia soprattutto perché così si può vedere come concetti molto diversi hanno la stessa radice. Ad esempio ho scoperto da poco che "cleptomane" e "clessidra" hanno la stessa origine. Non si assomigliano per niente, ma nel primo caso, cleptomane, si tratta di un ladro, giusto?, ossia ruba, toglie denaro o qualsiasi altra cosa. E anche dalla clessidra si toglie acqua. O altre volte abbiamo osservato che, per quanto strano, l’orrenda parola "nausea", che nessuno scrittore osa utilizzare, ha la propria meravigliosa origine in "nave". Da "nave", forse pronunciata "naius", provengono "navale", "nautico" e "nausea"; perché uno avverte la nausea quando è a bordo. Mi ha sempre divertito vedere come parole molto diverse hanno la stessa radice. Ma l’argomento della psicologia dinamica era esattamente il contrario: si trattava di dimostrare che due parole erano sinonime perché avevano la stessa radice. Quindi sono state prese le parole "creare" e "credere" - non so se hanno la stessa radice - ma in ogni caso mi sembra assurdo giungere alla conclusione che sono sinonimi.

L’argomentazione era che se si crede, si crea, insomma, si crede in ciò che si è creato. Sarebbe una specie di inversione, di calambour, di " greguerías ". Il professore ha fatto sei o sette esempi, non meno piacevoli, ma più felicemente dimenticabili di quello che vi ho riportato, e gli studenti hanno dovuto appuntare tutti gli esempi. E si suppone che questa sia una materia. Si studia e si fanno esami - anche se ora credo che gli esami non esistono quasi più visto che è possibile accedere all’università senza un esame d’ingresso; ci sono esami collettivi in cui uno studente risponde per gli altri. Inoltre, poiché i professori sono un poco spaventati dagli alunni, è una cosa terribile che le università, invece che insegnare, si dedichino a fomentare le arbitrarietà, o scienze illusorie come la Psicologia dinamica. Spero che altrove vada meglio.

Mi è parso molto strano: ho avuto anche l’impressione che si facesse tutto così, che ci si occupasse solo... insomma, forse i professori p o s s o n o mostrare certe vanità, no?, o comunque possono sorprendere gli alunni; ma è un peccato che non si approfitti dell’università per lo studio, ma piuttosto la si sfrutti per una mera trovata economica. Credo che anche qui lo studio della letteratura, per esempio, sembri prescindere del tutto dal piacere dell’aspetto estetico.

Qui a Buenos Aires e forse anche in gran parte del mondo si prescinde da questo e si cercano piuttosto semplici giochi. Ho temuto che la psicologia fosse stata rimpiazzata dalla psicanalisi; ma non certo da una serie di giochi di parole con le etimologie.

Gli alunni sono talmente docili... e anche questo è difficile, intendo l’apprendere simili trivialità senza il minimo sforzo. Si memorizzano e con un po’ di fortuna si riesce anche a dimenticarle a un certo punto; se si ha la fortuna di dimenticare tutto quello che si è memorizzato per sostenere l’esame.

Dopo aver superato l’esame, ci si può dimenticare tutto. Non si perderebbe niente, vero? Ma è molto triste perché questo paese è in declino - lo sappiamo tutti - ed è un peccato che il declino non sia solo etico ed economico, ma anche intellettuale. Una situazione che viene fomentata, forse per ragioni politiche; si rimescola il criterio di comunità. A Cordoba mi hanno detto il numero di studenti che frequenta i corsi, una cifra esorbitante.

Non ricordo, ma mi pare decine di migliaia.

Non so se i professori siano sufficienti per una simile quantità. Sarà indispensabile anche ridurre il numero degli alunni che studieranno davvero. Ma al giorno d’oggi le statistiche sembrano essere molto importanti, la statistica piace. Una volta ho definito la democrazia un abuso della statistica, e se le università seguiranno la stessa strada, ossia che non è più importante che gli alunni apprendano, ma piuttosto che ce ne siano molti... Poi c’è la tendenza generalizzata in questo paese agli eufemismi, che possono ingigantire le cose. Ad esempio conosco cittadine universitarie, tra cui alcune negli Stati Uniti, che sono davvero cittadine universitarie - non ci sono solo le aule, ma anche le residenze di studenti e professori -. Al contrario credo che qui abbiano riunito, in non so quale quartiere, due facoltà, e li abbiamo chiamati città universitaria; ma non si tratta di una vera città, perché lì non ci vive nessuno. Sembra che bastino le parole.

Ad esempio il fatto che abbiamo patito ottantadue generali... mentre sarebbe stato importante averne anche solo uno. Forse è troppo esigerne uno; al contrario, ottantadue possono essere ottantadue incapaci, o ottantadue dilettanti, o ottantadue maschere: ottantadue persone in uniforme.

In questo paese, un militare può essere un civile con un’uniforme. E molti civili erano essenzialmente militari senza uniforme. Non è un’attitudine strategica, quanto piuttosto un’attitudine all’amore per l’arbitrarietà, per la violenza; sarebbe a dire che non saprebbero vincere una battaglia, ma arrestare un cittadino, quello sì.

Sono stato professore di letteratura inglese per vent’anni presso la facoltà di Lettere e Filosofia. Non ho mai insegnato Letteratura inglese - che ignoro -, ma ho insegnato l’amore, non dico per tutta la letteratura, perché sarebbe assurdo, ma senz’altro per alcuni scrittori e alcuni libri. Non credo di aver mancato al mio compito.

Ecco perché mi fa male ciò che accade laggiù.

È vero che sono un professore emerito e che offro consulenze, ma non mi hanno mai consultato su niente, e non so cosa significhi. Ho chiesto a Jorge Luis Romero - hanno nominato entrambi professori emeriti e consulenti -, che cosa vuol dire? E lui mi ha risposto che non ne ha la minima idea, ma suppongo che l’intenzione fosse delle migliori. Perché se non è un semplice regalo fonetico, cos’è? O si viene aggiunto ai docenti o gli vengono regalati quei due titoli.

Non approverei nessuna delle sciocchezze che infliggono, e che regalano anche, o si offrono agli studenti oziosi. (...) Sono rimasto così scioccato da quella cosiddetta materia, di cui regalo il nome: Psicologia dinamica; che non ha nulla a che vedere con la psicologia o con la dinamica.

(...) Non so da dove l’abbiano preso, non credo sia un’invenzione di Cordoba, come la riforma universitaria, credo di no. Devono senz’altro insegnarla da qualche altra parte del mondo, il nostro è innanzitutto un paese che imita.

© 1999 editorial Sudamericana S.A. Humberto I 531 Buenos Aires © 1999 Osvaldo Ferrari © 2011 Bompiani/RcS Libri S.p.A.

(Traduzione di Beatrice Gatti)