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 2011  novembre 20 Domenica calendario

È TORNATA MAMMA TV - M

a come ti vesti? La domanda prende quel tono scherzosamente drammatico che caratterizza una certa ironia mirante allo chic. Nel caso è rivolta a un prestante giovanotto, il quale indossa camicie bianche sotto le quali si vedono T-shirt con scritte spiritose («Terrone al 100%»): così conciato svolge funzioni di agente immobiliare. Se ne meravigliano i due conduttori, che si chiamano Carla Gozzi e Enzo Miccio e devono intendersi di moda, perché una voce fuori campo li ha dichiarati «Maestri del fashion style» e «Pronti a svelarvi i segreti dell’eleganza».

Teniamo nel giusto conto che si tratta pur sempre di televisione: show, finzione, montaggio, gioco. Pazienza, allora, se l’eleganza dovrebbe sempre essere più velata che svelata; pazienza anche se nel concetto di eleganza dei due disinvolti emuli di Petronio Arbitro rientrano locuzioni come «Ti vesti così e poi vai a vendere location» (= case) o «Sempre la stessa cravatta, si vede che le piace». Si vede che piace loro il terribile le usato in Lombardia per rivolgersi a un uomo.

Eleganza, del resto, è anche stare bene nei propri panni. Ma non siamo noi che li vogliamo cambiare a loro, bensì loro che li vogliono cambiare a noi: e in senso letterale, perché Ma come ti vesti ? è uno, probabilmente il più fortunato, dei format televisivi che stanno caratterizzando il canale satellitare Real Time e occhieggiano però anche altrove. C’è il programma che vi dice come rifare il guardaroba, ed è appunto questo. Il programma che vi consiglia l’alimentazione più giusta per le vostre patologie, se avete l’ulcera smettete la spremuta d’arancia e i gin tonic (si chiama Zenzero ). Quello che fa controllare il vostro modo di ricevere gli ospiti da un’architetta, da uno chef e da un «esperto in buone maniere» (prende il nome dal romanzo Cortesie per gli ospiti di Ian McEwan, che nessuno deve aver lettoa Real Time perché non è affatto accomodante e glam). C’è il programma per trovare casa, o se preferite location, e il programma per venderla. C’è il programma che vi insegna a riciclare vecchi oggetti per farne di nuovi. C’è il programma che organizza ricevimenti matrimoniali. Ai format italiani si assommano originali americani, che sono molto più avanti sulla stessa strada e hanno titoli come My shocking body (history case di obesi redenti e brutti anatroccoli trasformati) o Malattie imbarazzanti. E poi c’è naturalmente il famoso boom delle trasmissioni culinarie, quelle che hanno improvvisamente messo a profitto la sinestesia gusto-vista che già praticavano i ristoranti giapponesi, quando mettevano in vetrina le raccapriccianti riproduzioni in plastica dei piatti serviti della casa.

Il concetto è quello.

Se seguite l’allegro tirocinio vi emenderete da tutte le vostre annose magagne, quelle ereditate e quelle acquisite. Finirete, così, quasi inevitabilmente per trovare il partner e per avere figli, almeno nei casi consentiti dalla biologia e/o dalla legge.

Passerete a Fox Life e alla Sette: S.O.S. Tata avrà molto da insegnarvi anche nel campo della puericoltura. Se si riesce a non farsene troppo suggestionare, sono anche programmi divertenti. La loro distanza rispetto al resto dell’offerta televisiva è meritoriamente astronomica, anche se non è che tutto quanto sia lontano dalla tv generalista becera sia per ciò stesso davvero vicino alla realtà. Per fare la prova-realtà non c’è che da andare negli stessi negozi in cui le cavie di Ma come ti vesti? si rifanno il guardaroba (tre mise a testa: lavoro, tempo libero, sera) con millecinquecento euro in tutto.

Il fatto è che con questi programmi la tv spara forse la sua ultima cartuccia verso un target sempre più remoto e mobile. Cattiva o buona che sia stata (secondo la linea popperiana o quella antipopperiana), la tv è stata maestra in modo quasi sempre subliminale. Con quest’altra tv, l’intento formativo diventa un obiettivo esplicito; direbbero loro: una mission.

Dal «generalismo» al «particulare», dal budget alto al budget basso, dal formato-show all’agile formato-blog; nei contenuti, dall’offerta da editoria di massa (fiction, giornalismo, dibattito, spettacolo) alla manualistica sui temi della vita quotidiana. Non è mai troppo tardi per tornare alla tv di Non è mai troppo tardi. Ma è anche una tv che ha una sua audience (numericamente non trascurabile). Chi è che trova (o: come mai troviamo) divertenti, e segretamente istruttivi, programmi in cui si parla di abiti da sposa, modi di apparecchiare la tavola, alternative analcoliche per l’ora dell’aperitivo o piegature della pochette a seconda della formalità dell’occasione? È un dubbio che si può facilmente rovesciare: a chi chiedere, oggi, se la cravatta gialla starà bene in tv, il punto di cottura giusto per il trancio di spadao come evitare chei bambini devastino la tavola anziché cenare? I saperi si tramandano per due vie: in una cultura testuale, contano gli esempi; in una cultura grammaticale, contano le norme. La nostra è una cultura neo-testuale, in cui la carta su cui erano state scritte delle normeè considerata buona al massimo per soffiarsi il naso. Senza andare al solito esempio istituzionale, basta osservare il comportamento degli automobilisti: e infatti la maggior parte delle persone prende la patente non tramite una scuola guida (per via grammaticale) ma tramite un apprendistato «da privatista» (con l’esempio di una persona di famiglia o amica).

Rispetto al passato, però, anche questo tramite orale e per esempi è cambiato. A vestirsi insegnavano le madri alle figlie, i padri ai figli; per il corredo delle nuove case o per gli abiti da sposa, si riaprivano vecchi bauli; i piatti offerti agli ospiti erano quelli tradizionali. Ma quale nonna può insegnare la quantità di curry da aggiungere al pollo? A quale tradizione famigliare rifarsi per la depilazione delle sopracciglia maschili? Che identità abbiamo di fronte alla questione dei giusti mix alcolici (per i daiquiri), musicali (per il sottofondo e poi le danze), sociali (per la conversazione), architettonico-paesaggistici (per le fotografie e i video) del nostro ricevimento di nozze? Rivolgersi alla famiglia non si può, anche perché lo vogliamo diverso, soprattutto e innanzitutto, proprio da tutti quelli di tutti i nostri parenti.

La tv interviene con i suoi cattivi esempi e le sue buone correzioni. Ci consola perché i nostri vestiti, non sono mai tanto sciatti, né i nostri bambini tanto maleducati, né i nostri ricevimenti tanto maldestri come quelli che ci vengono mostrati. Ci lascia liberi di pensare quello che vogliamo, sui grandi temi politici e spirituali, ma ci dà qualche dritta sul modo in cui appariamo agli altri. Ci mostra, incarnate nella figura di un esperto (la tv è un apparato di personalizzazione), le virtù dell’esperienza; risponde alla nostra eterna richiesta di tutela mostrandoci l’opera di un tutor. Che ci sia qualcosa davvero da comprendere e apprendere è probabilmente un’illusione: ma un’illusione che entra nel nostro real time, lambisce la nostra realtà e ci aiuta a trasformarla in un’apparenza socialmente accettabile, o almeno passabile.