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 2011  novembre 20 Domenica calendario

Casini tenta la Lega: "Dialogo anche con loro" - VERONA - «Viaggio nel Nord tradito». Lo slogan campeggia sopra il palco all’auditorium della Fiera, dove in tremila rispondono all’appello del Terzo polo che riunisce a Verona la sua assemblea nazionale

Casini tenta la Lega: "Dialogo anche con loro" - VERONA - «Viaggio nel Nord tradito». Lo slogan campeggia sopra il palco all’auditorium della Fiera, dove in tremila rispondono all’appello del Terzo polo che riunisce a Verona la sua assemblea nazionale. Ci sono Casini, Fini e Rutelli, con l’aria di chi si presenta nella tana del lupo per raccogliere i frutti di quello che loro considerano il «tradimento» operato da Lega e Pdl al di sopra del Po. Con il governo Monti cambia tutto e loro, che si mostrano i più entusiasti di fronte alla nuova fase («ma dobbiamo essere soddisfatti solo quando guideremo questo Paese, tecnici e politici insieme, al termine di questa legislatura», gonfia il petto Casini), non si limitano a candidarsi a governare. Riscoprono pure un certo ecumenismo, convinti che «nulla sarà più come prima», come ripetono in modo quasi ossessivo. Ecumenici soprattutto nei confronti del Carroccio,o meglio di «quella parte responsabile della Lega che ha capito che a forza di populismo e slogan si sta affondando il Paese». Insomma, leghisti ragionevoli (e Casini fa il nome di Maroni, «ho apprezzato il suo lavoro contro le mafie») che non sembrano identificarsi con troppo entusiasmo ai proclami alla Calderoli, teorico della «macelleria sociale» targata Monti e censore irriducibile dei «tecnocrati» che attenterebbero alla democrazia. «Siamo interessati a dialogare - insiste il leader dell’Udc - perché anche con la Lega vogliamo avere un rapporto costruttivo». «Moderati - aggiunge Gianfranco Fini - non può significare restare immobili». Poi Francesco Rutelli. «Il Nord non si riconosce nell’opzione secessionista», ed è stato tradito perché «non ha avuto semplificazione, ma moltiplicazione di enti e tasse». Certo che ai tre qui a Verona dialogare viene abbastanza facile. La città è amministrata dal 2007 da Flavio Tosi, leghista un po’ eretico e pure dialogante, che accetta di buon grado l’invito a portare un saluto «istituzionale» all’assemblea. Viene accolto, e interrotto più volte, da fragorosi applausi, gli dicono «bravo», «complimenti», «vai avanti così». E lui non schiude del tutto la porta alle profferte dei Casini e soci, con quel suo appello al «pragmatismo» considerato l’unico metro per misurare il governo Monti. Insomma, spiega il sindaco di Verona, se il Professore e i suoi ministri abbandonassero l’idea di reintrodurre l’Ici sulla prima casa, proseguissero il cammino verso il federalismoe magari pensassero a qualcosa che assomiglia alla patrimoniale, trattassero i Comuni con più equità, allora «non è che noi diremmo no a tutto, si appoggia quello che ci va bene». Musica per le orecchie di Casini, che benedice gli applausi della platea (soprattutto quando Tosi boccia l’Ici), ringrazia il sindaco e si avventura in una promessa: «Vogliamo continuare il processo del federalismo, prima quello istituzionale e poi quello fiscale». Mentre dalla Lega il governatore del Veneto Luca Zaia sbatte le porte in faccia ai centristi (e rimprovera Tosi): «Casini vuole dialogare con noi? Lo dice da molto tempo, diceva anche che gli allevatori sono dei farabutti quando da ministro presentavo la mia legge sulle quote latte. La partita del Terzo polo è impossibile». Ma qui a Verona c’è da lanciare la sfida anche al Pdl, e le lisciate di pelo sono innanzitutto peri transfughi dal partito di Berlusconi, a cominciare dai parlamentari Giustina Destro e Fabio Gava, presenti all’assemblea: «Hanno favorito con i loro atti l’evoluzione del quadro politico, permettendo che il Paese voltasse pagina», gongola il capo dell’Udc.