FILIPPO CECCARELLI la Repubblica, 20/11/2011, 20 novembre 2011
I FINTI TAGLI AI PRIVILEGI DEI PARLAMENTARI E ANCHE PER CICCIOLINA SCATTA LA PENSIONE - IL 26
novembre, quando su deliberazione dell’Ufficio di Presidenza il Collegio degli onorevoli Questori di Montecitorio dovrebbe aver già iniziato a «predisporre» l’ennesima riforma attraverso la quale la Camera dei deputati, come rilanciato ieri con tono vibrante dal presidente Fini, «abolirà» - e a questo punto in platea sono scattati gli applausi il vitalizio per gli ex parlamentari a partire dalla prossima legislatura, bene, intanto sabato prossimo Cicciolina compie 60 anni.
E si becca la pensione. Tremila euri lordi, buttali via. Questo Fini non l’ha detto, non ce n’era una particolare ragione. Sono tanti del resto che la buscano già, e continueranno. Pare che in qualche modo ci sia addirittura un articolo della Costituzione a garantirli. Alcuni di loro, come Alfonso Pecoraro Scanio e Oliviero Diliberto, sono anche più giovani della ex pornostar, ma hanno alle spalle una maggiore permanenza nel Palazzo.
La imminente sessantenne ex deputata Ilona Staller, nata «durante una notte tempestosa - si legge nel sito ufficiale - in una povera clinica di Budapest», è ancora una bella donna. Possiede e manda avanti una sua agenzia «artistica internazionale» che ha battezzato «Saremo famosi» che appunto ricerca e ospita «nuovi talenti». Poi vende per corrispondenza dei prodotti da mettersi in relazione con la sua popolarità, ma più castigati di quanto si potrebbe immaginare: autobiografie, libri fotografici, t-shirt, poster e quattro cd con le sue canzoni, queste ultime non irresistibili per quanto costino 50 euri l’uno.
Anche Cicciolina, come Fini per le pensioni d’oro agli ex onorevoli, per l’ennesima volta ha annunciato che tornerà in politica. Vuole diventare sindaco di Monza, ci ha già provato nel 2002, e a quel punto trasformare la Villa Reale che ospitava i ministeri leghisti in un Casinò. L’ideaè suggestiva, e il fatto che Bossi e Calderoli una volta fuori dal governo non possano mettervi bocca appare perfino rassicurante. Si vedrà. Ma il vitalizio comunque le spetta. «So che risulta impopolare - ha spiegato con molta onestà al C orriere della Sera - ma allora gli italiani dovrebbero cambiare la legge, mica l’ho fatta io». E in un empito mediatico-filantropico ha aggiunto: «Sarei disposta a versare tutto in beneficenza, ma solo se lo faranno anche gli altri».
Su questo potrebbero in effetti concentrarsi gli onorevoli Questori, aggirando le difficoltà con una generosa redistribuzione contributiva all’insegna dell’anti-Casta e del risparmio sui costi della politica.
L’abolizione del vitalizio in effetti era già stata vantaggiosamente immessa nel circuito degli annunci qualche mese fa, in agosto. Forse, giostrando con risoluzioni e ordini del giorno, l’illusione di un’autorinuncia risale anche a prima. Ma in questi casi i dispositivi che dovrebbero trasformare propositi e decisioni in vita reale paiono inagibili e col trascorrere dei giorni si disperdono nella più fugace e spettrale indeterminatezza. Si tratta, è vero, di questioni assai complicate di cui poche decine di individui, per di più gelosissimi, possiedono il quadro completo. Esistono ovviamente anche degli interessi e quindi delle resistenze. Così come si può pensare che esista un indicibile corrispondenza fra un Parlamento politicamente debole e dei parlamentari personalmente ben pasciuti e ultra-garantiti. Ma se si estende l’usanza ai molti e vari privilegi del Palazzo indennità, sanità, cumulo di cariche, automobili, rimborsi, agevolazioni, garanzie e gastronomie - il fenomeno più interessante e anche quello meno spiegato non è tanto che gli onorevoli si tengono stretti i loro benefici, ma che per farlo con maggiore efficacia spesso e volentieri fanno finta di rinunciarvi. Il processo dei tagli retrattili e dei sacrifici a doppio fondo è ampiamente documentato nell’ideale seguito de La Casta che Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo hanno pubblicato due mesi fa: « Licenziare i padreterni» (Rizzoli). La vicenda dell’ardua e intricatissima soppressione dei vitalizi d’oro è messa dolorosamente a confronto con la facilità con cui un sacco di gente normale s’è già vista decurtare la pensione e il peggio arriva adesso.
Bene o male Cicciolina offre una soluzione caritatevole all’altezza o forse alla bassezza dei tempi. E non si è scelta proprio lei come testimonial per un effettaccio bacchettone, tanto più dopo quanto si è visto in termini di Forza gnocca, promozioni tele-cortigiane e investiture istituzionalputtanesche. E’ che nulla più dell’elezione (1987), del corpo e del mestiere di Ilona Staller incarnavano meglio quella specie di profezia che di lì a poco avrebbe trasformato la vita pubblica italiana in quella specie di sogno selvaggio da cui uno vorrebbe tanto svegliarsi.