Tommaso Montesano, Libero 20/11/2011, 20 novembre 2011
ULTIMO ASSALTO CONTRO IL CAV SEI PROCESSI E NESSUNO SCUDO
E dire che Silvio Berlusconi non aveva nascosto il desiderio di potersi, finalmente, «riposare e rilassare». Non sarà così. E non solo perché adesso, come ha ammesso lui stesso, sarà impegnato nell’opera di ricostruzione del Popolo della libertà in vista della rivincita elettorale. A tenere impegnato il Cavaliere da qui ai prossimi mesi saranno soprattutto i processi in cui è imputato: quattro a Milano (Mills, Ruby, Unipol e diritti tv Mediaset) e due a Roma (Agcom/Annozero e secondo filone sui diritti tv). Processi destinati, dopo le dimissioni di Berlusconi da presidente del Consiglio e il conseguente stop alle iniziative legislative per sottrarre il Cavaliere dall’assedio delle toghe, a subire un’accelerazione.
La legge sul legittimo impedimento era già stata affossata dalla Corte costituzionale (13 gennaio 2011) e abrogata, per la parte residua, dal referendum popolare dello scorso 12 e 13 giugno. A Berlusconi, tuttavia, in qualità di premier restava la facoltà di invocare, come ogni cittadino, il legittimo impedimento ordinario previsto dal codice di procedura penale. Adesso quelle norme possono ancora giovare al Cavaliere, ma solo in occasione delle votazioni a Montecitorio, visto che non gli sarà più possibile opporre di fronte ai giudici gli impegni come capo del governo.
E questa non è l’unica conseguenza delle dimissioni da premier. L’avvicendamento a Palazzo Chigi, infatti, farà inevitabilmente finire nel cassetto tutti i provvedimenti del “pacchetto giustizia” giacenti in Parlamento. Ovvero la prescrizione breve, che avrebbe accorciato i tempi per la fine dei processi a carico degli incensurati; il processo lungo, che al contrario avrebbe concesso alle difese la facoltà di allungare il procedimento grazie all’estensione della liste dei testimoni; e, più in generale, la riforma organica della giustizia, al cui interno era contenuto il superamento della norma che rendeva possibile l’inserimento, come prova, di una sentenza passata in giudicato in un altro processo. Combinati insieme gli effetti di questi provvedimenti – almeno due, prescrizione breve e processo lungo, erano a un passo dall’approdo in Aula – avrebbero determinato la morte del processo Mills e il rallentamento degli altri. Invece ora Berlusconi sarà costretto a tornare in trincea.
Il processo Mills, ancorché destinato alla prescrizione nel febbraio 2012, è quello che nell’immediato preoccupa di più il Cavaliere. La procura di Milano, infatti, è intenzionata a stringere i tempi per arrivare comunque ad una sentenza di primo grado entro metà gennaio. Il 28 novembre, il tribunale tornerà a riunirsi per interrogare in videoconferenza l’avvocato David Mills. Poi, il 5 dicembre, toccherà a Berlusconi. Quindi nulla impedirà al pm, Fabio De Pasquale, di chiedere la condanna dell’ex premier a non meno di quattro anni e otto mesi di carcere (quelli ai quali è stato condannato Mills).
Poi c’è il “caso Ruby”. Mercoledì prossimo il tribunale deciderà sulla liste dei testimoni. Da quel momento, e fino alla fine di maggio, i giudici hanno proposto ad accusa e difesa un calendario di 20 udienze: tre a dicembre e gennaio, quattro a febbraio e marzo, due ad aprile e quattro a maggio. E l’ora della verità si avvicina anche per la presunta rivelazione di segreto d’ufficio per la fuga di notizie sull’intercettazione tra Giovanni Consorte e Piero Fassino sull’“affaire Unipol-Bnl”.
Sempre il 5 dicembre, infatti, il gip di Milano deciderà se rinviare o meno a giudizio Berlusconi. Ritmi serrati anche sul filone principale dei diritti tv Mediaset: domani e dopodomani sono fissate due udienze. L’obiettivo della procura è arrivare a sentenza entro giugno. Nel frattempo, i colleghi di Roma potrebbero mandare a processo il Cav anche per la seconda tranche dell’inchiesta.
Tommaso Montesano