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 2011  novembre 19 Sabato calendario

SANTORO MARTIRE CON LE BOMBE DEGLI ALTRI


L’attentato, in effetti, c’è stato. Ma non era rivolto contro Servizio Pubblico di Michele Santoro. A farne le spese, piuttosto, sono state Radio Maria e Radio Dimensione Suono. Eppure, sui giornali di giovedì e di ieri , il protagonista è diventato immediatamente Michele, perseguitato da oscuri assaltatori di antenne. E forse, se non ci fosse stato Alessandro Sortino, ex Iena e inviato di Corrado Formigli a Piazzapulita, la versione ufficiale sarebbe ancora questa.
Ecco la cronaca. Mercoledì sera due rudimentali ordigni sono stati posizionati sul monte Calisio, in località Calmuz, vicino a Trento, dove si trovano alcuni ripetitori. Uno, di proprietà della società TowerTel, trasmetteva Radio Maria e Rds e serviva per la telefonia Brennercom e Vodafone. Un altro apparteneva a una società che edita, fra l’altro, l’emittente locale Rttr, una delle reti che mandano in onda il nuovo format di Santoro.
Giovedì pomeriggio, siti internet, blog e telegiornali riportavano tutti la stessa notizia: vogliono colpire Servizio pubblico. La lettura era la medesima ovunque, sulle agenzie e sui quotidiani: la scorsa settimana sono stati rubati due ripetitori di Telelombardia, adesso vengono colpiti quelli di Rttr, che a livello trentino realizza ascolti record. Il Fatto.it titolava: «Trento, attentato ai ripetitori tv di Rttr, emittente che trasmette Servizio pubblico». E riportava una dichiarazione del conduttore: «Mi pare siano decisamente interventi di boicottaggio». Repubblica.it era sulla stessa linea: «Nuovo attacco contro Santoro, incendiati i ripetitori in Trentino».

COSA È SUCCESSO

Ma che cosa è successo davvero? Lo spiega a Libero Marica Terraneo, direttrice di Rttr. «Al mattino abbiamo saputo delle molotov. Una ha provocato danni credo per 100 mila euro al traliccio di TowerTel. Del secondo ordigno, che era vicino al nostro traliccio, non si è attivato l’innesco e gli artificieri l’hanno disattivato». Dunque niente danni, la trasmissione di Michele è andata in onda. «Anche io subito ho pensato a Santoro», spiega la Terraneo, «visto quanto era stato denunciato da Telelombardia. Poi però le forze dell’ordine ci hanno detto che secondo loro la pista era quella anarco-insurrezionalista. Tempo fa, a Sud di Trento, si era verificato un fatto analogo: un attacco a ripetitori Vodafone. Sul posto era stata trovata una scritta simile a quella rinvenuta ieri: “Solidarietà agli arrestati di Roma”». Gli arrestati sono quelli del corteo che ha sfasciato la Capitale il 15 ottobre.
Il capo tecnico di Rttr, giovedì, è corso sul luogo dell’attentato di prima mattina. La zona era sotto sequestro, ma dopo poco ha potuto verificare i danni e ha tranquillizzato i colleghi: «Ci ha detto che forse, inizialmente, la messa in onda sarebbe stata difficoltosa in una parte di Trento. Ma nel pomeriggio saremmo stati in grado di trasmettere». Nel frattempo, però, la notizia dell’«attentato a Santoro» era stata ribattuta dall’Ansa.

LA VERSIONE DELL’ANSA

Eppure, sull’agenzia si leggeva che in Trentino non si sarebbe visto Servizio Pubblico, idem sul sito del Fatto, il quale riportava un’intervista a Valerio Gallorini, direttore generale di Rttr, in cui si affermava che il programma santoresco avrebbe avuto problemi di diffusione. «Quell’intervista risaliva alle 11 del mattino», ha detto a Libero Gallorini. «Già alle 13 sapevamo che l’impianto sarebbe stato riattivato, e l’abbiamo comunicato all’Ansa. Ma ormai la notizia era partita. Al tg regionale di Rai3 l’hanno rilanciata alle 14, anche se io avevo già smentito da tempo. Il fatto è che di “attentato a Santoro” aveva parlato per prima, in tedesco, l’Ansa di Bolzano. La cosa è stata ripresa dall’Ansa di Trento in italiano e poi da tutti gli altri». Intorno alle 16 di ieri, Gallorini ha diffuso un comunicato in cui «smentiva categoricamente» che Servizio Pubblico non si sarebbe visto. Ma ormai fioccavano le dichiarazioni indignate, come quelle di Giuseppe Giulietti e del senatore del Pd Vincenzo Vita che parlavano di «grave intimidazione». E ieri il Fatto titolava in prima pagina: «Santoro, incendiato un altro trasmettitore tv».
All’interno, ampio servizio non firmato con le dichiarazioni di Michele («Mi sembra un atto gravissimo»; «Noi continuiamo a fare il nostro lavoro» eccetera), in cui la tesi del boicottaggio era chiaramente supportata, tanto più che non si citava la frase a sostegno degli indignati romani e gli «anarco-insurrezionalisti» diventavano semplici «estremisti» (magari berlusconiani).
Il primo ad accorgersi del cortocircuito informativo è stato Alessandro Sortino. Ieri mattina, un articolo di Gq rilanciava quanto da lui scritto su Facebook. Il cronista di Piazzapulita riepilogava la vicenda, spiegava che al massimo si era messa in pericolo la libertà di Radio Maria e chiosava: «Che c’entra Santoro? Niente». Tutto il can can, spiegava, è servito «a fare pubblicità a Servizio Pubblico a scapito dei concorrenti. Chi è l’autore di questo dinamitardo attentato pubblicitario? Come verrà raccontata domani sui giornali?».

GRAN PUBBLICITÀ

Secondo lui, l’attentato semmai è «di carattere pubblicitario» e ai danni «di Piazzapulita». Lo spottone, in ogni caso, non ha impedito a Servizio Pubblico di calare ancora negli ascolti (9,7% di share, contro il 12,03 della prima puntata e il 10, 42 della seconda). Formigli però insegue ancora, su La7, al 5,02%.
Forse le uscite del suo inviato gli saranno utili per recuperare, intanto però Sortino si è attirato una letterina dell’avvocato di Santoro, inviata ieri a Dagospia, in cui si precisa che le dichiarazioni sull’«attentato pubblicitario» sono «tendenziose» e «lesive dell’onore» di Michele. Insomma, tra i telemartiri volano stracci, pardon, tralicci.

Francesco Borgonovo