Franco Bechis, Libero 19/11/2011, 19 novembre 2011
PASSERA CONFESSA A MARONI «SIETE STATI PAZZI A MOLLARE»
«Quando si parla di poteri forti tutti pensano a Mario Monti. E invece non è lui la chiave forte di questo governo. Tutto passa per un altro nome, quello di Corrado Passera». Nel giorno del trionfo dell’esecutivo a Montecitorio, nel giorno in cui la politica intera bacia la pantofola del super-professore, c’è solo una voce che si alza controcorrente. È quella dell’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni, che si confida con il cronista di Libero e in una chiacchierata di scenario non ufficiale prova a disegnare i prossimi mesi. Maroni non è in cattivi rapporti con l’amministratore delegato uscente di Banca Intesa. Anzi, ieri mattina i due si sono visti, riuscendo pure a scambiare quattro chiacchiere. «Sono entrato al ministero», sembra abbia confidato Passera all’ex ministro della Lega, «e ho trovato tante di quelle cose pronte per essere realizzate, già finanziate, con solo i nastri da tagliare per dare il là, che non volevo credere ai miei occhi. Siete stati proprio matti a buttare via tutto così».
Maroni ha sorriso amaro e cominciato a ragionare. Su poteri forti e poteri deboli, che in fondo è stata la parola chiave di ieri anche a Montecitorio. Vero, quando si è sibilato qualcosa negli ultimi giorni sul vizio natale dell’esecutivo, tutti hanno pensato al professore Monti prima di tutto. Voluto, chiamato, acclamato dal Corriere della Sera a dal truppone dei suoi grandi azionisti. Gradito se non suggerito dai grandi azionisti d’Europa.
Lui, il diretto sospettato, ieri ha fatto l’offeso. Macché forti, macché poteri. Quelli che esistono in Italia sono debolucci, poteri quaquaraquà, ha provato a fare ridere l’aula nella replica tradizionale del premier al dibattito sulla fiducia. Per allontanare da sé lo spettro, super Mario si è perfino ritagliato un’immagine se non equivoca, certo non da spot.Ha ricordato l’epoca in cui era commissario dell’Unione Europea, castigatore di Bill Gates e della Coca Cola: «Mi chiamavano Saddam Hussein». La battuta più che far ridere, ha raggelato un po’ l’aula. I più hanno ironizzato, e alla Lega Nord quella che subito è stata definita la barzelletta dei poteri deboli, non è andata proprio giù. Nella “vascona” di Montecitorio, in attesa dell’apparizione di Silvio Berlusconi che avrebbe calamitato taccuini e microfoni dei cronisti, gli unici protagonisti assoluti erano quelli con il fazzoletto verde nel taschino. I leghisti, sola opposizione al governone Monti sorretto da voti che mai nessun presidente della Repubblica si è sognato di avere. Da ieri perfino Giorgio Napolitano è sembrato contare meno. Nel Carroccio si sprecavano battutine, e scenari da tregenda. «Arrivano nuove tasse, questo massacra le partite Iva, stanga sulle pensioni. Nessuno difenderà più la povera gente».
Un leghista, che sembra il fratello gemello di Aldo Cazzullo, ma nella vita fa l’ingegnere con il suo vero nome (Alberto Torazzi), si lanciava in grandi scenari macro economici: «Monti è solo lo strumento di un disegno chiaro che viene da Berlino. Quella che sta menando le danze da tempo è la Germania che sta giocando sul doppio euro. Non vedete le quotazioni? L’area dell’euro è sotto attacco, ma la moneta resta forte sul dollaro, come rappresentasse solo più il vecchio marco. Significa che la Germania è pronta a spezzare in due l’Europa. Lei con i suoi stati satelliti andrà a braccetto con la Russia per fare la terza superpotenza del mondo dopo Cina e Stati Uniti. Noi siamo destinati all’euro di serie B, forse anche con la Francia».
Ma a ragionare davvero sugli scenari immediati e futuri è in splendida solitudine proprio Maroni. Gli mettono un microfono davanti, stretto in un capannello di giornalisti. Spiega loro che non si sta «facendo la vecchia Dc. Non è un ritorno al passato, ma un ritorno al futuro. È una novità quella che si sta costruendo e noi non ne vogliamo fare parte.Hanno un progetto di ristrutturazione politica da realizzare». Di più in pubblico non dice. Poi rivede il cronista di Libero che conosce dal 1994 e appartandosi spiega più nel dettaglio: «Tutti parlano di Monti. Ma non passa da lui il progetto politico in corso. Il professore farà da parafulmine. Da qui a Natale toccherà a lui tutta la pars destruens, quella della stangata. Rapida, dolorosa, e con lui al centro che copre il sistema politico costretto a dare i suoi voti. Fino a Natale anche noi della Lega avremo spazio grazie a questa situazione. Urleremo no, manifesteremo in piazza, probabilmente acquisteremo consenso. Per Monti il prezzo personale sarà alto, ma lui ha già ricevuto la ricompensa prima di partire con quella nomina a senatore a vita senza la quale probabilmente non avrebbe accettato l’incarico».
Secondo Maroni dopo lo tsunami Monti di questo primo mese o mese e mezzo, si aprirà una fase due che «è il vero obiettivo politico di questo governo: destrutturare e ristrutturare il sistema politico esistente. E cioè distruggere e ricomporre gli attuali Pd e Pdl». Per l’ex ministro dell’Interno l’uomo chiamato a prendere le redini politiche di questo progetto sarà proprio Passera: «Lui ha futuro politico, non Monti. Sarà sempre più popolare perché trascorrerà i mesi a tagliare nastri e inaugurare opere pubbliche, magari sfruttando anche quello che abbiamo lasciato in eredità noi. Il progetto politico dei poteri veri è quello di affidare a lui la guida di un solo polo Lib-lab che avrà fuori certamente noi, la sinistra allargata ma sempre più radicale e vendoliana e forse Antonio Di Pietro e i grillini. Avranno in mano anche lo strumento micidiale della legge elettorale, che potrebbe essere usata proprio per rendere insignificante il peso di Lega Nord e sinistra non parlamentare». Scenario un po’ fantasioso, ma non impossibile. Però, se in campo resta Silvio Berlusconi, certo più difficile da attuare. «Può essere», sostiene Maroni, «ma io non credo che Berlusconi resti in campo. È possibile che molli e lasci fare Passera. Sinceramente sono restato stupito da come è finita. In fondo lui ha dato le dimissioni dopo solo un giorno di attacco vero ai titoli Mediaset. Non ha la forza di opporsi a tutto questo». E se davvero la direzione è quella, alla Lega cosa accadrà? «È quello a cui dobbiamo pensare ora», sostiene Maroni, «perché certo non possiamo andare avanti una vita a urlare, dire no e portare la gente in piazza. Bisognerà inventarsi qualcosa per la seconda fase e soprattutto evitare che ci facciano fuori con le regole elettorali».
Franco Bechis