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 2011  novembre 18 Venerdì calendario

SULLE ORME DEL BARDO TRA SUPERBE IMMAGINI E TANTE BUGIE STORICHE

Anonymous è un fantasy. È il gioco assai post-modern con l´idea di verità che si dissolve di fronte alla potenza dell´immaginazione. Non un´utopia, ma una ucronia - l´ipotesi che la Storia non sia andata come è andata. E dunque di tutto si possa fantasticare. Anche che Shakespeare non sia Shakespeare. Al lettore comune, al semplice spettatore, perché possa godere in libertà di un libro, di uno spettacolo, sempre si richiede una sospensione del giudizio nel mentre che dura la magia dell´incontro. Il problema non è di credere o non credere, di dubitare delle "fole" che l´autore ci racconta. Bisognerebbe abbandonarsi. E non stare lì a ricordarsi che in effetti il Tamigi non ghiacciò l´anno della morte di Elisabetta, e fu Riccardo II a essere rappresentato alla vigilia dell´insurrezione di Essex, non Riccardo III; e Ben Jonson non poteva stupirsi tanto che Romeo e Giulietta fosse scritto in blank verse, perché in tale forma metrica si erano scritti ben prima drammi... Quanto a Venere e Adone non fu scritto per la vecchia regina nel 1601, ma nel 1593... E quanto a Essex, come non sapere che fu il più fervido sostenitore di Giacomo alla corona d´Inghilterra? mentre William Cecil temeva Giacomo, il quale non lo amava, essendo lui stato il principale istigatore della condanna a morte della madre Mary Stuart...
Fossimo rapiti dalla rappresentazione, dimenticheremmo questi dati prosaici e le altre mille incongruenze che ci confondono ed entreremmo nella sola realtà che a teatro, al cinema conta: quella della rappresentazione. A me non è accaduto. Non sono stata rapita. Sedotta però sì dalla strabordante, vertigine delle immaginose e filologiche ricostruzioni d´epoca. È proprio all´aspetto visivo che viene tributata l´unica fedeltà che nel film si osserva. Grazie a tecniche digitali raffinate, la ricostruzione degli interni e fin delle facce riesce superba. Superba è la recitazione di Vanessa Redgrave che fa Elisabetta da vecchia e della figlia Joely Richardson che fa Elisabetta da giovane. Estenuato e romantico è Rhys Ifans nella parte del conte di Oxford, il poeta che deve nascondere al mondo i frutti del suo genio. Come Elisabetta si sgrava di figli che non può riconoscere, Oxford compone opere cui non può dare il proprio nome. E di cui si appropria un impostore di nome Shakespeare, analfabeta, ignorante, avido...
Emmerich sposa non solo la teoria che tanto affascinò anche Freud, ma pur da immigrato accondiscende in pieno all´ammirazione "americana" dell´aristocrazia, a quella vaga nostalgia di qualcosa che l´America non ha avuto e che fantastica, sì che un povero cristo qualunque, come erano in gran parte i drammaturghi elisabettiani, compreso Ben Jonson, non poteva scrivere drammi eccelsi come quelli che Shakespeare scrisse. Non a caso è a un´americana che viene la fantasia di dimostrare che Shakespeare non era Shakespeare, ma Bacon, e guarda caso la signora si chiamava Delia Bacon, e finì la sua vita in un manicomio. Un altro che s´intestardì a dimostrare che il cigno di Avon era Oxford si chiamava invece Looney, nomen omen, verrebbe da dire. Fantasie. È vero senz´altro che Elisabetta è la regina più chiacchierata della storia. Soprattutto da parte cattolica. Vergine, lei? Ma se ebbe dal suo amante ben quattro figli? Erotomane e incestuosa, coi suoi stessi figli andava a letto... Quanto a Oxford, è vero che era un uomo colto e aveva una grande passione per il teatro, ma morì nel 1604. Mentre Shakespeare continuò a scrivere...