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 2011  novembre 18 Venerdì calendario

RUINI SBAGLIAVA A TRATTARE COL GOVERNO I CATTOLICI SONO TORNATI PROTAGONISTI" - CITTÀ DEL VATICANO

«La riapparizione fulminea di una leva cattolica è la dimostrazione di quanto sia stato ingannevole il tentativo del cardinale Camillo Ruini di trattare in prima persona, tra la Cei e il governo. È bastato che i vescovi, con il presidente attuale, il cardinale Angelo Bagnasco, togliessero il veto, quella specie di "non expedit", e la classe cattolica si è presentata naturalmente sulla scena».
Lo storico Alberto Melloni, studioso della Chiesa, oltre che direttore della Fondazione per le Scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna, non è stupito della forte presenza dei cattolici nel governo Monti. Ma la giudica comunque una svolta. Sia perché al recente convegno di Todi sulla possibile formazione di un nuovo partito di centro, tutti i protagonisti, particolarmente quelli che tennero i discorsi di punta come Riccardi, Passera e Ornaghi che ora sono diventati ministri, misero le mani avanti parlando allora di un´iniziativa semplicemente pre-politica. Sia perché, in futuro, precisamente la loro azione politica sarà misurata dal segno più o meno forte e positivo della Chiesa a favore dell´Italia.
Professor Melloni, perché parla di svolta per la composizione del governo Monti e di bacchetta adoperata dal cardinale Ruini?
«Penso si debbano individuare piani diversi. Ma intanto cominciamo col dire che la svolta c´è già stata con la presa di posizione del cardinale Bagnasco e del segretario della Cei, monsignor Mariano Crociata, sul fatto che la politica non deve essere fatta bacchettando, come invece avveniva prima».
E la Chiesa si prende una responsabilità in questo?
«Sì, ed è una responsabilità che la impegna anche per il futuro, e questo è un tema molto rilevante. Perché se i vescovi si aspettano che la partecipazione dei cattolici sia fatta di ossequio a istanze anche giuste, ma strumentali, significa che prima o poi ci troveremo nei guai come società. Il ruolo di formazione delle coscienze da parte della Chiesa rimane quello decisivo: perché se formi persone per bene, alla fine ti ritrovi a che fare con persone per bene».
Le personalità cattoliche entrate nel nuovo governo lo sono? «Ci sono tante componenti e provenienze diverse: i cattolici liberali come Monti, quelli di base, quelli di parrocchia, un professore e il rettore della Cattolica, presidenti o fondatori di movimenti; uno specchio non solo dell´associazionismo ma di un mondo frastagliato che ha in questo la sua ricchezza».
Ma è normale che sia così: il mondo cattolico è di per sé ampio.
«Infatti non è una contraddizione. E direi che nonostante Todi, non sono tutti "todini", cioè prodotti da quel convegno. Ma gente che ha un mestiere, un profilo. Là si disse che la discussione doveva essere pre-politica: e in quattro settimane alcuni di loro siedono sui banchi del governo».
Ma sono persone "per bene".
«Certamente: ed è uno scarto che si nota, Ma c´è anche una questione di contenuto. Ci troviamo ora con un governo in cui sono le parti solide dell´Italia ad aver preso in mano il Paese dopo la crisi. Perché questo è un Paese vero, non una società o un´azienda, immagine che ci è anche costata».
E il loro impulso potrà durare a lungo, anche oltre la loro azione di governo?
«Questa è la scommessa, per dopodomani, quando anche questo governo nel 2012 o nel 2013 finirà. Cioè quella di riuscire a dare al Paese la percezione che la Chiesa si fida di quello che fa, e della formazione che dà. Perché la questione non è solo di riabilitare l´economia, ma di contribuire a ricomporre la democrazia come valore in sé e non solo come strumento per testare le docilità».