Sergio Rizzo, Corriere della Sera 20/11/2011, 20 novembre 2011
ROMA —
Sulla Finmeccanica Mario Monti non deve commettere l’errore, o peggio la leggerezza, dei suoi predecessori. Che mentre rivendicavano l’insindacabilità delle proprie decisioni, trattavano certe aziende pubbliche come se un aspetto cruciale quale le nomine non riguardassero l’azionista. Non c’è altra spiegazione per quanto è accaduto con l’ultimo rinnovo dei vertici.
Era lampante che la holding della difesa aveva un disperato bisogno di cambiare l’aria. Un clima fetido aveva preso a circolare da quelle parti. L’indagine sulla Digint di Gennaro Mokbel, personaggio legato ad ambienti fascisti: una indagine pelosa, con un robusto contorno di politici e affaristi. Poi una inchiesta sugli appalti dell’Enav, nella quale sarebbe poi risultata indagata l’amministratore delegato della Selex, società controllata dalla Finmeccanica, Marina Grossi. Non una qualunque, ma addirittura la consorte del gran capo Pier Francesco Guarguaglini: circostanza, peraltro, che in una impresa pubblica è alquanto discutibile. Dall’azienda piovevano smentite e prese di distanza dalle accuse e dalle indiscrezioni. Ma soltanto un cieco non avrebbe potuto vedere una cosa già evidente, che le cronache avrebbero in seguito confermato: avevano preso a girare intorno alla Finmeccanica come le api intorno al miele personaggi poco chiari. E se in una simile situazione l’azionista pubblico, cioè il ministero del Tesoro, avesse optato per una svolta radicale, nessuno si sarebbe sorpreso. Tanto più che Guarguaglini, l’uomo che ha trasformato Finmeccanica in holding della difesa (secondo gli esperti oggi una delle nostre imprese più tecnologicamente avanzate) a 74 anni di età sarebbe stato al suo terzo mandato. Dunque c’era anche la scusa dell’anagrafe.
Invece no. Forse nei primi nove mesi del 2011 le perdite della Finmeccanica avrebbero raggiunto ugualmente la cifra record di 324 milioni di euro, nonostante 443 milioni di plusvalenza per la vendita della quota di Ansaldo Energia. I debiti, quel macigno di 4,2 miliardi di euro che ancora grava sui conti della holding, sarebbero sempre lì. E le quotazioni di Borsa, precipitate in una sola settimana del 28%, non sarebbero migliori.
Probabilmente, però, si guarderebbe con una prospettiva diversa al futuro. Magari non quello immediato, se è vero che il nuovo amministratore delegato Giuseppe Orsi ha gelato gli investitori annunciando per il 2011 un rosso «significativamente superiore» a quello dei primi nove mesi. Ma almeno non si dovrebbe cominciare daccapo.
Nell’aprile del 2011 Guarguaglini viene confermato presidente, mentre l’incarico di amministratore delegato, dopo che Umberto Bossi ha fatto il diavolo a quattro, va a Orsi. Nella lista di Tremonti ci sono poi due dirigenti del Tesoro e un paio di «indipendenti»: gli stessi di prima. Uno è Franco Bonferroni. Nessuno è in grado di spiegare perché il Tesoro abbia dovuto indicare per un incarico simile l’ex luogotenente del segretario democristiano Arnaldo Forlani in Emilia che si era eclissato dopo Tangentopoli insieme a una bella fetta dello scudo crociato, dopo essere rimasto vittima di una vicenda singolare. L’episodio è quello della Fiat Croma avuta da Bonferroni in dono dall’imprenditore Costantino Trabucchi che il nostro aveva regalato al vescovo di Reggio Emilia. Sospettando una celeste tangente, il magistrato lo mandò a giudizio. Dove venne assolto dopo aver dato la stessa versione di Trabucchi: «Nella caldissima estate del 1991 incontrammo il vescovo su una vecchia Uno e noi, che viaggiavamo su una Mercedes coupé, decidemmo assieme di donargli la Croma». Il secondo consigliere «indipendente» del Tesoro è Dario Galli. Sempre che «indipendente» si possa definire un ex parlamentare leghista attualmente presidente della Provincia di Varese.
L’arrivo di Orsi produce una prima sorprendente conseguenza. È il trasferimento della sede legale dell’Alenia Aeronautica da Pomigliano D’Arco, Napoli, a Venegono Superiore, in provincia di Varese. Lì c’è lo stabilimento dell’Aermacchi, una fabbrica dove a 30 anni è stato assunto il giovane ingegnere Dario Galli. Esultano i varesini, ma soprattutto esultano i leghisti. Che sono riusciti a portare a casa, per di più strappandolo al Sud, un pezzo importante dell’industria pubblica. Con tutto quello che ne consegue, come le decisioni sulle assunzioni e sugli appalti, per non parlare di qualche poltroncina da dirigente. Non manca nemmeno una ciliegina sulla torta: la conferma di Amedeo Caporaletti, che molti considerano oggi il vero uomo forte della Finmeccanica, al vertice dell’Alenia targata Lega Nord. Alla tenera età, udite udite, di anni 80.
In un Paese normale adesso si volterebbe pagina. Spazzando via ombre e incrostazioni della politica. Ci sarà poi tempo per capire che cosa è successo negli anni durante i quali ha regnato Guarguaglini. E anche negli ultimi mesi, quando fra lui e Orsi sembrava sceso il gelo. Tempo ne occorrerà per mettere a fuoco le conseguenze di tante scelte, anche discutibili. Alleanze non sempre strategicamente comprensibili. E investimenti molto, ma molto costosi. Per intenderci, tipo l’acquisizione della statunitense Drs Tech, conclusa a maggio del 2008. Prezzo: 3,4 miliardi di dollari, comprensivo del pagamento di un «premio» del 32% sulla quotazione media di Borsa. Roba da leccarsi i baffi, per chi aveva quelle azioni in tasca. Forse un po’ meno per chi le ha comprate.
Sergio Rizzo