Alberto Quadrio Curzio, Corriere della Sera 20/11/2011, 20 novembre 2011
Sperando che l’europeismo di Mario Monti, fatto di ideali e concretezza, possa dare un impulso anche a una confusa Unione economica e monetaria europea (Uem), ci permettiamo di evidenziare tre urgenti problemi
Sperando che l’europeismo di Mario Monti, fatto di ideali e concretezza, possa dare un impulso anche a una confusa Unione economica e monetaria europea (Uem), ci permettiamo di evidenziare tre urgenti problemi. Un primo problema riguarda il Fondo salva Stati che, come ha detto anche Mario Draghi, può essere un forte strumento di politica economica della Uem. Affidare tutta la difesa della Uem a correzioni concentrate nei conti pubblici dei Paesi membri, specie quelli con alto debito ma basso deficit, non placherà l’aggressione ai titoli di Stato mentre può accentuare un avvitamento tra recessione, deficit e debito. Per contenere questa spirale va usato il Fondo salva Stati (Efsf) per sostenere oggi la Uem e per rilanciare in futuro gli investimenti europei per la crescita. I tedeschi, che vivono con una certa euforia i collocamenti a tassi molto (troppo) bassi dei loro titoli di Stato, faticano a capire che non uscirebbero indenni dalla rottura della Uem. Purtroppo il Fondo, operativo dall’agosto del 2010, è pressoché fermo. Dal 18 ottobre il suo capitale garantito dai 17 Paesi di Eurolandia è salito a 780 miliardi di euro, la sua capacità di intervento diretto a 440 miliardi (il resto rimanendo a garanzia), il suo raggio di azione è stato ampliato da prestiti a Paesi in ristrutturazione (Grecia, Irlanda, Portogallo), all’acquisto di titoli di Stato sul mercato primario e secondario, oltre che alla concessione di prestiti a Stati per ricapitalizzare banche. Il tutto riferito a Paesi della Uem in difficoltà finanziarie. Al vertice europeo del 26 ottobre s’è detto che il Fondo può arrivare a una forza di intervento di mille miliardi. Dai nostri calcoli si può andare ben oltre. Al contrario il Fondo ha emesso in 15 mesi solo 16 miliardi di obbligazioni per prestiti a Irlanda e Portogallo e ha annunciato emissioni per 30 miliardi circa nel 2012-2013. Cioè entità minime. Sappiamo che l’operatività del Fondo è sottoposta a vincoli statutari e di accordi tra Stati della Uem e che il Fondo, con troppa flemma, sta studiando il varo di società veicolo per emissioni obbligazionarie e garanzie assicurative alla emissione di titoli di Stato. Ipotesi su cui abbiamo già espresso perplessità. Nel frattempo il contagio che da mesi ha investito l’Italia si sta allargando e ciò richiede un contrasto finanziario europeo a quello che ormai appare anche un attacco all’euro. Perciò riteniamo che il governo Monti dovrebbe anche considerare se avanzare una richiesta di sostegno (condizionato, visto che le ispezioni europee comunque le avremo) al Fondo Efsf sia per incalzarlo sia per facilitare il collocamento dei nostri titoli di Stato che valgono più di quanto li prezzi il mercato. Per potenziare l’operatività del Fondo gli andrebbe anche conferita, subito, la qualifica di banca per accedere alla Bce collocando presso la stessa le sue obbligazioni. Ciò renderebbe immediato l’approvvigionamento di liquidità del Fondo che non dovrebbe affrontare i mercati in concorrenza con i titoli di Stato dei Paesi Uem. Questa soluzione è diversa dall’acquisto senza limiti dei titoli di Stato dei Paesi Uem da parte della Bce che per ora è una Banca centrale troppo simile alla Bundesbank. Per tali innovazioni ci vorrebbe quale «governatore» del Fondo una personalità come Jean Claude Trichet. Un secondo problema europeo del nostro governo riguarda il rafforzamento patrimoniale delle banche. L’Autorità bancaria europea (Eba) ha decretato, sbagliando, che i titoli di Stato in proprietà delle banche devono essere valutati adesso ai prezzi di mercato e non a quelli di rimborso alla scadenza. La decisione penalizza le banche italiane rispetto a quelle tedesche (perché i titoli nazionali delle prime si sono deprezzati e quelli delle seconde apprezzati) con conseguenze che saranno negative sull’erogazione del credito alle nostre imprese e alla nostra crescita. Il governo dovrebbe perciò verificare se l’Eba non possa modificare la sua decisione o se la ricapitalizzazione delle nostre banche non possa farsi con prestiti del Fondo che per il suo statuto sono possibili. Altrimenti dovrà pensare alla ricapitalizzazione delle nostre banche con una rivalutazione tassata delle riserve auree della Banca d’Italia e il riscatto delle azioni che il nostro sistema bancario (e assicurativo) detiene nella stessa. Un terzo problema a cui il governo dovrebbe interessarsi è quello di una forte pressione sulla Uem per l’emissione nel medio termine di EuroUnionBond (come proposto anche da Romano Prodi e dallo scrivente) per rafforzare l’Europa con un mercato di suoi titoli pubblici molto ampio (e quindi meno facilmente attaccabile) e con un rilancio degli investimenti per la crescita e l’occupazione alle quali non serve invece l’alluvione prescrittiva di alcune istituzioni europee.