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 2011  novembre 20 Domenica calendario

All’inizio fu poco più di un foglio, in bianco e nero, con un’immagine di Gesù Bambino su sfondo scuro che svettava in prima pagina, benedicente

All’inizio fu poco più di un foglio, in bianco e nero, con un’immagine di Gesù Bambino su sfondo scuro che svettava in prima pagina, benedicente. Dodici paginette senza pretese, con articoli semplici e adatti ad ogni fascia d’età. Nacque così ad Alba, a Natale del 1931, ottant’anni fa, il settimanale Famiglia Cristiana . Nacque grazie all’iniziativa di un prete vulcanico, vero genio della comunicazione, don Giacomo Alberione, il fondatore della Società San Paolo, che voleva un giornale formativo e apostolico perché «la gente non sta più tanto tempo in chiesa e allora bisogna portare nelle case il messaggio della salvezza». I suoi primi direttori furono don Matteo Bernardo Borgogno e suor Evelina Capra. A colpire nel segno non sono tanto veste grafica, modesta, o i contenuti tradizionali, comuni a tutti i periodici cattolici del tempo, quanto l’invenzione del marketing porta a porta. Famiglia Cristiana, stampata inizialmente in 18 mila copie, nell’Italia contadina del periodo tra le due guerre arriva a casa recapitata a mano, viene fatta conoscere da un piccolo esercito di suore e di fratelli paolini. Il sistema di pagamento, secondo gli usi della società rurale, ricorre persino al baratto: un paio d’uova per una copia. Un’epopea rivive nei racconti dei sopravvissuti, con episodi rimasti celebri, come quello di suor Concetta Marongiu che nel 1937 era con una consorella in giro per la Sardegna: smarritesi in un bosco nei pressi di Oniferi si erano trovate davanti due uomini armati di fucile. Alla domanda: «E se qualcuno volesse farvi del male, che direste?», rispondono: «Diremmo piuttosto di aiutarci a portare i pacchi fino alla strada buona». Così accade. Le due religiose avrebbero poi riconosciuto in una foto due famosi briganti sui quali pendeva una forte taglia. Nonostante la guerra, la rivista vive il grande lancio proprio negli Anni Quaranta, toccando le centomila copie nel 1944. Anche se la vera svolta avviene dieci anni dopo, con l’arrivo alla direzione di don Giuseppe Zilli, che, ammodernando la veste tipografica e i contenuti, rende Famiglia Cristiana la vera rivista per la famiglia. Non solo notizie e approfondimenti sulla vita della Chiesa, ma anche rubriche di economia domestica, dal taglio e cucito alla cucina. E poi calendari, curiosità, rubriche seguitissime come quella che pubblica le foto dei coniugi che festeggiano le nozze d’oro o di diamante. Un settimanale «di casa», dove non mancavano le informazioni sui programmi della nascente televisione e rubriche di servizio capaci di catturare l’interesse delle persone di diverse età. Don Zilli introduce anche le lettere al direttore, destinate a diventare un tratto distintivo della rivista. Nel 1961, a trent’anni dalla nascita e alla vigilia del Concilio Vaticano II che avrebbe confermato le intuizioni di don Alberione sull’uso dei mezzi di comunicazione, Famiglia Cristiana raggiunge il milione di copie, quindi arriva fino a 1.400.000. La diffusione capillare avviene grazie agli abbonamenti e alla rete delle parrocchie, che stabiliscono il numero di copie da vendere sul banco della «buona stampa». Dopo la morte di don Zilli, nel 1980, il timone passa nelle mani di don Leonardo Zega. Il settimanale continua a essere all’avanguardia e sbarca nelle edicole: è il primo magazine con fascicoli e dischi allegati, offre letture dei classici e libri di qualità. Don Zega, nella rubrica delle lettere «Colloqui col padre», affronta spesso temi legati all’etica sessuale e non sempre le sue parole piacciono all’autorità ecclesiastica. È anche a motivo delle posizioni di Famiglia Cristiana che negli Anni Novanta Giovanni Paolo II e il cardinale Camillo Ruini decidono di «commissariare» temporaneamente i vertici della Società San Paolo. Nel frattempo, l’Italia è cambiata, le giovani mamme che compulsavano le rubriche di economia domestica sono diventate nonne. Il settimanale per tutta la famiglia non intercetta più come un tempo l’interesse delle giovani generazioni. Le copie calano sensibilmente, come accade per molte altre testate, attestandosi oggi a mezzo milione. L’attuale direttore, don Antonio Sciortino, nel 2001 presenta un restyling e una campagna pubblicitaria nella quale campeggia il di dietro di una bella ragazza in jeans, con la copia della rivista che esce dalla tasca posteriore, e lo slogan: «Nuova Famiglia Cristiana. Non è mica casa e Chiesa». Iniziativa provocatoria, che il direttore difende: «Vogliamo rafforzare il ruolo di settimanale d’informazione, di giornalismo vero, che si occupa di tutto e parla anche ai non credenti, sfatare il pregiudizio del foglio da parrocchia: chi già ci legge lo sa, gli altri magari no. La sfida è arrivare anche a un pubblico più giovane e lontano». Negli anni più recenti, oltre a continuare a proporre inchieste e reportage di livello, focalizzando spesso l’attenzione su storie e realtà che solitamente non trovano spazio sui media, la rivista dei paolini prende posizioni forti nei confronti della politica: critica il governo Prodi per il disegno di legge sui Dico, attacca il governo di centrodestra e soprattutto si scaglia contro il premier Berlusconi per i festini di Arcore. Editoriali prontamente rilanciati dalle agenzie di stampa, come quello in cui, poco più di un anno fa, si accusava il Cavaliere di aver diviso il mondo cattolico come mai nessuno prima. Non mancano le reazioni, tra cui quella del cardinale Angelo Scola, che dal Meeting di Rimini commenta: «Bisogna abbassare i toni. Non fare le notizie, ma dare le notizie».