Alain Elkann, La Stampa 20/11/2011, 20 novembre 2011
Marco Voena, contitolare della Galleria Robilant+Voena con sedi a Milano e a Londra, attualmente sta esponendo al Pavilion of Art & Design all’Armory di New York una mostra di artisti italiani, da Morandi a Marino Marini
Marco Voena, contitolare della Galleria Robilant+Voena con sedi a Milano e a Londra, attualmente sta esponendo al Pavilion of Art & Design all’Armory di New York una mostra di artisti italiani, da Morandi a Marino Marini. Per quale ragione, lei che di solito si occupa di arte antica, si sta dedicando ad artisti italiani del Novecento? «Ormai il Novecento è arte antica. Morandi in particolare è antichissimo ma anche estremamente attuale». Oggi per il suo lavoro è più importante Londra o New York? «Per l’arte antica forse Londra, ma il luogo del collezionismo più sofisticato è senz’altro New York». Perché? «Nella Grande Mela esiste una certa concentrazione di collezionisti molto importanti che sono stati educati dalla frequentazione di musei dei più rinomati mercanti d’arte e delle aste. La differenza con l’Europa è che il collezionista americano ha come consulenti i curatori dei grandi musei». La riducibilità dalle tasse ha un ruolo rilevante nel collezionismo americano? «Sì e no. Questa legge cambia continuamente a seconda delle amministrazioni. Il collezionista newyorchese ha come intento quello di creare una collezione secondo il suo gusto e quindi di lasciarla a un grande museo perché esiste appunto quella mentalità “protestante” che è di restituire ciò che la società ti ha dato durante la vita. E infatti tutti i musei americani sono il frutto delle donazioni delle grandi famiglie fin dalla metà dell’Ottocento». Che tipo di collezionisti sono quelli newyorchesi? «Vivono una nuova tendenza: quella di uscire da una specializzazione di genere. Oggi si tende a mescolare i generi acquistando la qualità massima in oggetti diversi di secoli diversi. Per esempio un bronzo manierista accanto a un quadro di Bacon, oppure un quadro senese del Trecento insieme a un Twombly o a un Uccio Fontana». Ciò significa che non esistono più la moda o il trend? «Oggi il trend tra i collezionisti di arte antica e arte moderna contemporanea è il ritratto. E nelle case dove abitano molti collezionisti ci sono infatti i ritratti di Pontormo, David, Andy Warhol, Artemisia Gentileschi e Tintoretto». Che cosa si è venduto quest’anno nelle aste di New York? «Abbiamo assistito ad un’incredibile rivalutazione degli artisti contemporanei nati negli Anni 60 e nei primi Anni 70. Penso a Paul Mc Carthy, a Charles Ray, a Gursky. Poi si sono venduti storici artisti americani: il record mondiale è quello di Clyfford Still, che ha ceduto un’opera per 65 milioni di dollari». Che cosa si ricerca oggi nell’arte antica? «Ad esempio un artista contemporaneo come Jeff Kunz colleziona Poussin, Fragonard, Courbet. E il Metropolitan Museum ha comperato una Sacra Famiglia con San Giovannino di Perin del Vaga che è anche un suo disegno preparatorio per un arazzo. E’ la dimostrazione che la mostra è stata possibile grazie alle collezioni pubbliche e private dei newyorchesi». Chi sarà il nuovo Caravaggio? «Un artista che riuscirà a stupire, perché oggi la gente vuole essere stupita. Lo si intuisce dalla mostra di Maurizio Cattelan attualmente in corso con grandissimo successo di pubblico al Museo Guggenheim. La mostra è impressionante non solo per la sua opera ma per l’allestimento». Chi sono i clienti e i collezionisti con cui vorrebbe lavorare? «Vorrei iniziare con un collezionista che non ha mai comperato niente». E cosa gli suggerirebbe di comperare? «Gli consiglierei di visitare molti dei grandi musei del mondo per apprendere che la storia dell’arte è fatta soprattutto di date: spesso nel collezionare si guarda al nome di moda e si dimentica a chi appartiene l’invenzione di un nuovo linguaggio o rappresentazione». Chi è il suo artista per eccellenza? «I miei preferiti sono Bronzino, David e Picasso. Basta andare in questi giorni alla Neue Galerie di New York dove espongono la collezione privata di Ronald Lauder composta da quadri, disegni e sculture di Klimt, Schiele, Picasso, Matisse, Klee, Otto Dix Kandinsky, ma anche di Cezanne e Van Gogh». In questo momento lei avverte la crisi? «Ovvio che la sento, ma le ultime aste hanno dimostrato il contrario. In un certo senso l’arte è una nuova “commodity” in quanto l’opera è l’unica cosa che non si può riprodurre in un mondo dove tutto si può copiare, rifare, moltiplicare per milioni di volte». Perché, con il mestiere che fa, non vive a New York? «Perché preferisco essere un piemontese che viaggia: con l’arte non ci si sente mai soli».