Varie, 21 novembre 2011
APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 21 NOVEMBRE 2011
Record al Senato (281 sì - tutti i gruppi ad eccezione della Lega - 25 no), record alla Camera (556-61), tra giovedì e venerdì è arrivata la fiducia al governo Monti, «l’esecutivo di “impegno nazionale” guidato dal presidente della Bocconi per tirare fuori il Paese dalle secche» (Repubblica). [1] Nel discorso programmatico letto alle Camere, il neopremier ha enunciato titoli già chiarissimi. Michele Salvati: «Essi prospettano quella soluzione del trilemma tra rigore, crescita ed equità che la migliore riflessione economico-sociale sul caso italiano addita da tempo». [2] Mario Sensini: «Se prima era il rigore di bilancio da oggi la “crescita”, non a caso la parola più usata nel discorso del premier, diventa la principale priorità dell’economia italiana». [3] Se è vero che «la crisi è internazionale», «l’Italia ne ha risentito in modo particolare» «per colpa delle sue debolezze strutturali», perciò Monti ha invocato il sostegno della politica «per riscattare il Paese» con «provvedimenti all’altezza della situazione» chiedendo tempo fino alla fine della legislatura (primavera 2013): «Se falliremo saremo tutti sottoposti a condizioni ben più dure». [4]
Premesso che «pagherà di più chi finora ha dato meno», i tempi dei ministri che si vantavano di «non aver messo le mani nelle tasche degli italiani» sono finiti. La tassa patrimoniale, un prelievo secco sui patrimoni al di sopra di una certa soglia (almeno un milione di euro) pare al momento esclusa per l’opposizione di Silvio Berlusconi (in Senato Monti si è limitato a promettere un «monitoraggio dei grandi patrimoni»). [5] Via libera invece al ritorno della tassa sulla prima casa (la sua assenza era «un’anomalia»). Il Sole 24 Ore: «Il Governo potrebbe muoversi su due strade. La prima prevede l’anticipo dell’imposta municipale (Imu) dal 2014 al 2012 con estensione, appunto, all’abitazione principale. L’altra opzione è puntare sull’introduzione di una service tax aggiuntiva, la Res (tributo rifiuti e servizi) proposta dall’Esecutivo uscente oppure l’Ics (Imposta comunale sui servizi) immaginata a suo tempo dal Pd. L’unica cosa certa, al momento, è che il provvedimento arriverà con i decreti correttivi del federalismo fiscale». [6]
Se l’aliquota di imposta corrisponderà alla vecchia, cioè il 3 per mille, la nuova Ici (comunque si chiami) porterà nelle casse dello Stato 3,5 miliardi di euro. Con l’aliquota al 6,6 per mille, come indicato nella bozza dell’ultimo decreto scritto in ottobre (che comprendeva anche le tasse sui rifiuti e altri balzelli comunali) l’incasso arriverebbe a circa 8 miliardi di euro. Roberto Bagnoli: «Sempre che non vengano rivisti gli estimi catastali fermi da una quindicina d’anni. In questo caso la cifra sarebbe molto superiore. La Cgia degli artigiani di Mestre, con la consueta solerzia, ha calcolato quanto potrebbero pesare sulle famiglie italiane i primi interventi su Ici e Iva (secondo le diverse ipotesi) stemperati da una riduzione Irpef di un punto percentuale nei primi due scaglioni di reddito (valore 4,2 miliardi di euro, intervento possibile secondo alcune indiscrezioni): si va da un aggravio minimo medio di 97 euro a un massimo di 483 all’anno». [7]
L’azione sulle tasse non si esaurirà all’intervento sulla casa. Roberto Petrini: «In una prima fase, il presidente del Consiglio ha parlato di modifica della “composizione del prelievo fiscale” a “parità di gettito”: meno imposte su lavoro e attività produttiva e “aumento del prelievo su consumi e proprietà” per sostenere la crescita. Assodato che la proprietà riguarda gli immobili, resta l’apertura ad un ulteriore aumento dell’Iva: oggi è al 21 e se salisse al 23 darebbe un gettito di 8,4 miliardi. Sul versante della riduzione delle imposte la coperta è corta: ma in lista d’attesa c’è l’eliminazione del costo del lavoro dall’imponibile Irap (6 miliardi) e una riduzione delle aliquote Irpef più basse fino a 28 mila euro (costo 5 miliardi). Più fiato alla crescita». [8]
Per risolvere il problema dell’economia sommersa e dell’evasione, che Monti calcola in un quinto del Pil (oltre trecento miliardi di euro) serve tempo, ma il premier ha promesso «interventi incisivi». Marco Bresolin: «Tra tutti, l’abbassamento della soglia per l’uso del contante (attualmente fissata a 2.500 euro, potrebbe essere ridotta di 200-300 euro) per favorire l’uso della moneta elettronica. Inoltre ci saranno un’accelerazione per permettere alle diverse amministrazioni di condividere le informazioni e un potenziamento degli strumenti di misurazione induttiva del reddito». Il premier ha infine invitato chi ricopre cariche elettive e i dirigenti di nomina politica delle società partecipate ad agire con “sobrietà” e a contenere i costi. [9] Al Senato Monti ha parlato di “Spending review”, la revisione che vuole migliorare l’efficienza e l’efficacia della spesa pubblica (minore spesa a parità di risultati, maggiori risultati a parità di spesa) attraverso la sistematica analisi e valutazione delle strutture organizzative, delle procedure decisionali, dei programmi e dei risultati. [10]
Premesso che il sistema pensionistico «è fra i più sostenibili in Europa» e che l’età di uscita è superiore a quella prevista in Francia e Germania, giovedì Monti ha spiegato che il quadro attuale contiene «ampie disparità di trattamento tra fasce d’età e categorie, con alcune aree di privilegi». [11] Roberto Giovannini: «Verranno applicate - vedremo se totalmente - le idee da sempre sostenute dal ministro Fornero. Primo, l’applicazione generalizzata del sistema di calcolo contributivo. Oggi chi era assunto prima del 1996 avrà calcolata la pensione con il più conveniente sistema retributivo, ovvero in base al salario percepito. Con la riforma (fatto salvo il passato) da adesso in poi la pensione sarà calcolata “pro rata” sulla base dei contributi versati. Secondo intervento, un aggiustamento delle aliquote previdenziali: oggi i dipendenti pagano il 33% del salario lordo, contro il 20-21% dei lavoratori autonomi e il 27,7% dei parasubordinati. Magari non si arriverà a un’aliquota unica, ma ci si avvicinerà». [12]
Terzo correttivo, l’accelerazione della parità di trattamento tra uomini e donne, che siano dipendenti pubblici o privati. Quarto, l’età di pensionamento. Giovannini: «Via “finestre mobili”, via “quote”, via i 40 anni per la pensione di anzianità garantita. Al suo posto la possibilità di andare in pensione in una forchetta tra un minimo di 63 a un massimo di 70 anni di età. Chi andrà via prima dovrà accettare un assegno più leggero, chi andrà dopo sarà premiato. Quinto, i privilegi: ad esempio quello per il vitalizio dei parlamentari e degli altri incarichi pubblici, e forse anche le condizioni più favorevoli per le casse privatizzate (architetti ma anche giornalisti). “Non si va in nessun modo con l’accetta”, assicura Fornero». [12] Bagnoli: «Potrebbe scattare anche un contributo di solidarietà per le pensioni alte oltre i centomila euro netti all’anno». [7]
Quella sul mercato del lavoro è stata forse la parte più dettagliata del discorso di Monti. [13] Detto che «si scommette su donne, giovani e istruzione» [4], l’idea è quella di un contratto unico per le nuove assunzioni senza toccare le regole di chi è già assunto; sussidio di disoccupazione valido per tutti; modello contrattuale con un baricentro sempre più spostato verso il livello aziendale anziché quello nazionale. In Parlamento il premier non ha parlato di licenziamenti facili (modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori) ma ha indicato le linee guida di una possibile riforma per superare l’attuale dualismo tra chi ha le garanzie e chi vive nella precarietà («un mercato duale dove alcuni sono fin troppo tutelati mentre altri sono totalmente privi di tutele»). Base di partenza la proposta sulla flexsecurity, ispirata al modello danese, del senatore Pietro Ichino (Pd). [14] Riguardo al sussidio al reddito per chiunque perderà il lavoro, il nodo saranno le risorse: gli economisti de lavoce.info stimano un costo pari a 15,5 miliardi. [14]
Le liberalizzazioni saranno «uno degli arieti della politica economica del governo». Secondo il sottosegretario alla presidenza Antonio Catricalà potrebbero portare una crescita intorno all’1,5% del Pil, ovvero 18 miliardi di euro all’anno in più di ricchezza prodotta (a crescere col passare degli anni). Monti ha parlato di «interventi strutturali» a tutto campo per favorire la crescita ed ha indicato alcuni «ostacoli» che fino ad oggi hanno frenato il Paese puntando in particolare il dito sulle professioni e sugli interessi locali, che tra norme ad hoc e società a controllo pubblico rallentano l’apertura dei mercati ed intralciano lo sviluppo. Soluzione: interventi sulle tariffe minime e nuovi poteri all’Antitrust, nel mirino trasporti, poste, ordini professionali, distribuzione, finanza ecc. [15]
Per quanto riguarda il capitolo dismissioni, il premier ha confermato che entro aprile 2012 verrà definito l’elenco dei cespiti immobiliari che si intende dismettere. Poi verrà stilato un calendario “puntuale” per i successivi passi del piano, che dovrebbe portare circa 5 miliardi di euro nel prossimo triennio. Per ora si parla solo del patrimonio pubblico immobiliare, nessun riferimento alla cessione di quote pubbliche di società partecipate. [9] Quanto al cosiddetto “cantiere Italia”, la nuova regolamentazione del project financing dovrebbe garantire un maggiore coinvolgimento dei capitali privati. Convinto che non esista crescita sostenibile senza creazione di posti di lavoro, Corrado Passera, neoministro per lo Sviluppo economico e le Infrastrutture (più la competenza per l’Industria), ha in mente un piano di ammodernamento da 300 miliardi in dieci anni che dovrebbe incentivare la partecipazione di investitori privati attraverso agevolazioni fiscali e accesso al credito (con una gestione razionale dei fondi pubblici, statali e comunitari). [16]
Note: [1] la Repubblica 18/11; la Repubblica 19/11; [2] Michele Salvati, Corriere della Sera 19/11; [3] M. Sen., Corriere della Sera 18/11; [4] Alberto d’Argenio, la Repubblica 18/11; [5] Alessandro Barbera, La Stampa 18/11; [6] Il Sole 24 Ore 19/11; [7] Roberto Bagnoli, Corriere della Sera 19/11; [8] Roberto Petrini, la Repubblica 18/11; [9] Marco Bresolin, La Stampa 18/11; [10] Corriere della Sera 18/11; [11] Luisa Grion, la Repubblica 18/11; [12] Roberto Giovannini, La Stampa 18/11; [13] enr. ma., Corriere della Sera 18/11; [14] Roberto Mania, la Repubblica 18/11; [15] Paolo Baroni, La Stampa 19/11; [16] Francesco Semprini, La Stampa 19/11.