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 2011  novembre 18 Venerdì calendario

In Corea del Nord le vacanze più pericolose del mondo - Se ami il viaggio esotico, nel paese più isolato al mondo, fermo a Stalin, dove ti sequestrano il cel­­lulare, non puoi parlare con la gen­te e rischi una fucilata quando esci dai rigidi binari del tour orga­nizzato, fai una bella vacanza in Corea del Nord

In Corea del Nord le vacanze più pericolose del mondo - Se ami il viaggio esotico, nel paese più isolato al mondo, fermo a Stalin, dove ti sequestrano il cel­­lulare, non puoi parlare con la gen­te e rischi una fucilata quando esci dai rigidi binari del tour orga­nizzato, fai una bella vacanza in Corea del Nord. Il regime di Pyong­yang, assillato dalle sanzioni e alla disperata ricerca di valuta pregia­ta, sta aprendo al turismo, rigoro­samente controllato e irregimen­tato. I viaggi individuali sono proi­biti, ma il sogno dell’ultimo paese stalinista è quello di attirare turi­sti, anche dall’Europa,per relegar­li in apposite zone speciali, dove, però, potranno «utilizzare inter­net e mandare mail». Per questo motivo i nord corea­ni hanno appena organizzato dei tour dimostrativi, soprattutto con turisti e tour operator cinesi, invi­tando qualche giornalista occi­dentale. L’inviato del Washignton Post ha scritto un resoconto a dir poco tragicomico della«vacanza» nel paese più isolato al mondo. «Non portare il tuo cellulare, non provare ad inviare un messaggio di posta elettronica e tantomeno a farti un giretto per strada (da so­lo). E non si possono mai scattare foto con la gente del posto. Tutto questo è proibito» scrive il quoti­diano americano sul viaggio turi­stico nella Corea del Nord. Anche i lettori Mp3, per la musi­ca, sono proibiti e devi lasciarli in sacchetti di plastica all’aeropor­to. Nella capitale il gruppo «vacan­ze »è stato confinato in un albergo­ne talmente isolato da­essere piaz­zato su un’isolotto in mezzo al fiu­me Taedong. I visitatori, secondo il quotidiano Usa, sono stati redar­guiti di non scattare foto neppure di edifici, se sono in costruzione, «perchè potrebbero venir utilizza­te dalla propaganda (nociva) al­l’estero ». Tutti i pasti si consuma­no in albergo e le richieste cinesi di andare a un ristorantino locale sono state respinte. Tantomeno si può andare in giro da soli, neppu­re a comprare souvenir, perchè gli organizzatori hanno ordini preci­s­i di permettere l’accesso a un uni­co negozio «sicuro». Le principali attrazioni della capitale sono la ca­sa del fondatore dell’ultimo re­gno stalinista, Kim Il sung, una specie di arco di trionfo comuni­sta che scimmiotta quello di Pari­gi e le enormi piazze dedicate alle parate di regime, sempre ben lon­tani dalla vita quotidiana dei nord coreani. Altri luoghi top da visita­re nel paese stalinista sono la zona demilitarizzata con la Corea del Sud, lo stadio dedicato a Kim Il sung e addirittura il museo con i doni ricevuti dalla dinastia comu­nista, il «caro leader» e il figlio al potere. Per quanto riguarda il popolo le guide governative spiegano candi­damente: «È proibito mescolarsi alla gente comune o fotografarla, perchè non sono a loro agio nel parlare con gli stranieri».Una cop­pia di cin­esi è stata brutalmente ri­presa mentre stava dando una bu­stina di salsa a una donna con un bambino, che avevano osato sorri­dere. L’obiettivo del regime è con­centrare i turisti in «riserve» inter­nazionali, come la zona del mon­te Kumgang. Un’area naturale per le vacanze messa in piedi dal­la Corea del Sud vicino alla zona demilitarizzata. I cugini meridio­nali correvano a frotte nella parte proibita del paese, fino a quando, nel 2008, una guardia del Nord non ha tirato una fucilata a una tu­rista di 53 anni. La spiegazione, per averla ammazzata, è che stava entrando in un’area proibita. Con la fuga dei coreani del sud e l’inasprimento della tensione a causa del programma nucleare di Pyongyang, il regime di Kim Jong Il ha puntato tutto sulla Cina. Dei 24mila stranieri che visitano ogni anno la Corea del Nord, secondo dati non verificabili, oltre i due ter­zi sono cinesi. I turisti italiani sa­rebbero solo 5, ma esistono siti che pubblicizzano le vacanze low cost in Corea del Nord. Le foto di corredo ricordano il periodo stali­nista in Unione Sovietica, con grandi raffigurazioni delle conqui­ste socialiste e sgherri in divisa. L’Unità di crisi della Farnesina conferma che i vacanzieri italiani «si contano sulle dita di una ma­no ». Qualche connazionale è pu­re e­ntusiasta e descrive sul sito Tu­risti per caso quanto è bello e tran­quillo farsi un viaggio nel paese più isolato al mondo. «I temuti controlli doganali non si rivelano poi così fiscali- si legge- e i militari si prodigano con cortesia ad aiuta­re i visitatori nella compilazione dei moduli». I nord coreani han­no lanciato anche una crociera di cinque giorni con una bagnarola, dove le cabine sono anguste e sen­za bagno, oppure per otto perso­ne. La Mangyongbong, un bianco piroscafo con oltre quarant’anni di vita, trasporta 200 passeggeri sti­pati come sardine lungo la costa orientale. Il New York Times scri­ve che «durante la crociera l’intrat­tenimento dei passeggeri era co­stituito da cene che ricordavano una mensa militare, canti al karao­ke inne­ggianti a Kim Il sung e lun­ghe gite sulla terra ferma, con ripe­tuti inviti a non restare indietro, ri­spetto al gruppo, per non rischia­re di venir uccisi».