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 2011  novembre 18 Venerdì calendario

Il tracollo della fiducia ci condanna alla recessione - L’ umore economico è pessimo. L’indice mensile Ue sulla fiducia delle imprese è sceso da 107 a 94 dal mese di marzo (100 è la media dal 1990)

Il tracollo della fiducia ci condanna alla recessione - L’ umore economico è pessimo. L’indice mensile Ue sulla fiducia delle imprese è sceso da 107 a 94 dal mese di marzo (100 è la media dal 1990). Negli Stati Uniti, a febbraio l’indicatore della fiducia dei consumatori dell’università del Michigan è diminuito da 77,5 a 60,9 (la media dal 1990 è 87). L’indice nazionale nel Regno Unito ha raggiunto il livello più basso dall’inizio del sondaggio nel 2004. L’umore depresso è un altro problema di cui preoccuparsi, oltre ai debiti dell’area euro e alla paralisi politica statunitense? Oppure non è altro che la manifestazione psicologica di una dura realtà economica? L’argomentazione che le sensazioni economiche non rispecchino i fatti economici ha una tradizione illustre. Nel 1933, il presidente statunitense Franklin Roosevelt accusò «la paura stessa - un oscuro, irragionevole, ingiustificato terrore» per la durata della Grande Depressione. Tre anni più tardi, l’economista John Maynard Keynes affermò che le decisioni d’investimento non dipendono solo da calcoli razionali, ma sono influenzate anche dagli «spiriti animali - un impulso spontaneo all’azione piuttosto che all’inazione». Dietro all’interesse per gli indicatori della fiducia ci sono gli spiriti animali di Keynes. Molti studi accademici mostrano che questi sono sempre stati buoni indicatori della direzione dell’attività delle imprese nei mesi successivi alle rilevazioni. Quando le persone e le imprese sono così depresse come ora, una recessione è probabile. I timori del mercato che l’euro crollerà stanno facendo comportare l’economia un po’ come se l’euro si fosse già disintegrato. È troppo tardi per fingere di avere fiducia nell’euro. Le misure per ristabilire la fiducia, diciamo un massiccio acquisto di obbligazioni da parte della Banca centrale europea, potrebbero diminuire il nervosismo per alcune settimane. Ma l’ottimismo non rimarrà a lungo, a meno che non vi sia un chiaro programma di riduzione degli eccessivi debiti dell’Eurozona.