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 2011  novembre 18 Venerdì calendario

L’addio di Passera chiude la stagione dei banchieri-star - Corrado Passera dalla Ca’ de Sass al ministero, Alessandro Profumo da oltre un anno fuori da quell’Unicredit che fu la sua creatura, Matteo Arpe bloccato in entrata alla frontiera mentre si avvicinava alla Popolare di Milano

L’addio di Passera chiude la stagione dei banchieri-star - Corrado Passera dalla Ca’ de Sass al ministero, Alessandro Profumo da oltre un anno fuori da quell’Unicredit che fu la sua creatura, Matteo Arpe bloccato in entrata alla frontiera mentre si avvicinava alla Popolare di Milano. Con l’ultimo e più eclatante addio - quello del consigliere delegato di Intesa-Sanpaolo - si estingue insomma del tutto la razza, molto inizio secolo, dei banchieri-star di cui proprio il binomio Passera&Profumo, sorta di yin e yang della finanza nostrana, ha rappresentato per anni il simbolo supremo. Figli della stagione delle privatizzazioni bancarie, cresciuti a colpi di aggregazioni nazionali e qualche acquisizione estera, ma soprattutto centralissimi per un sistema industriale sottocapitalizzato e spesso assai meno internazionale di loro, i banchieri rampanti sono caduti nella maggior parte dei casi proprio sotto il peso delle stesse onde che fino a pochi anni prima cavalcavano. La concentrazione creditizia, di cui molti di loro sono stati protagonisti, ha lasciato in Italia ben più banchieri che banche, come dimostra anche la ridda di nomi per il possibile successore dello stesso Passera; e la spinta verso la finanza che le nostre banche hanno impresso negli Anni duemila, sebbene inferiore a quella degli omologhi anglosassoni, si è rivoltata dal 2007 in poi proprio contro coloro i quali avevano premuto troppo l’acceleratore. Altro effetto, non secondario, delle crisi a ripetizione che si susseguono da quattro anni è che chi esce dal giro dei top manager non è detto che ci rientri a stretto giro di posta. Arpe, dopo l’addio forzato a Capitalia e la decisione di cominciare un’attività propria a Londra, si è dovuto accontentare della non enorme Banca Profilo: dietro il suo tentativo di ingresso nella Popolare di Milano molti hanno letto anche la voglia di ricomparire in un ruolo di primo piano sul proscenio italiano. Il ruolo bancario dello stesso Profumo si riduce al momento a un posto nel consiglio di sorveglianza della russa Sberbank. Anche Pietro Modiano, che è cresciuto in piazza Cordusio per poi passare sulla sponda torinese di Intesa-Sanpaolo, si considera tutt’oggi un banchiere solo temporaneamente prestato al ruolo di conservatore della cassaforte Tassara. E pure Giampiero Auletta Armenise, che proprio tre anni fa lasciò Ubi Banca, per motivi personali, e oggi ha la presidenza di Rothschild in Italia, si può annoverare a buon titolo tra i banchieri senza banca. Il ritorno è paradossalmente più facile per i «vecchi» banchieri - da Pier Francesco Saviotti a Divo Gronchi - che hanno dalla loro una tradizione di banca al dettaglio tanto più preziosa in tempi grami come questi. Capitolo a parte è quello dei banchieri d’affari - erano gli eroi di Wall Street, oggi è di gran moda considerarli cattivi globali che spesso senza il grande brand alle spalle si devono reinventare unmestiere. Claudio Costamagna, ex di Goldman Sachs, è l’italiano più noto della categoria e per anni il suo nome è stato speso per ogni poltrona di taglia medio-grande disponibile nel sistema finanziario locale. Lunedì, segno dei tempi, lancerà un servizio online per la gestione degli investimenti personali assieme a Serena Torielli che viene da Banca Leonardo. C’è anche chi dalle dinamiche iperconcorrenziali della banca è approdato - ancora regnante Giulio Tremonti nelle società a capitale misto pubblico-privato di stampo vagamente colbertiano. I nomi? Giovanni Gorno Tempini, da IntesaSanpaolo a Mittel e da qui alla Cassa depositi e prestiti, snodo dove s’incontrano il Tesoro e le Fondazioni. O Maurizio Tamagnini, passato dalla guida di Merrill Lynch in Italia a quella del Fondo strategico italiano, al 100% della stessa Cdp.