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 2011  novembre 18 Venerdì calendario

UN GIOCATORE DI DAMA POSITIVO ALL’ANTIDOPING. «MA E’ SOLO UN ERRORE» —

Nella sua carriera di damista avrebbe vinto molto di più, Loris Alessandro Milanese, 36 anni, torinese a dispetto del cognome, se il marketing strategico nel gruppo Ferrero, il matrimonio e poi la nascita della figlia non l’avessero tenuto sette anni lontano dalla scacchiera (a 100 caselle, dama internazionale, o a 64, dama inglese). Ed è proprio la disabitudine al gioco ad averlo tradito: presenza di idroclorotiazide e clorotiazide (diuretico) nelle urine agli Assoluti di Arta Terme, dove Milanese si è laureato grande maestro. Prima positività nella storia della dama, disciplina sportiva associata al Coni (51.022 atleti tesserati: molto più del bridge, 24 mila, e dei cugini intellettuali, gli scacchi, 14 mila) con ambizioni olimpiche, il cui numero uno è, curiosamente, un uomo politico: il presidente del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo (Pdl).
Un beffardo primato, di cui il miglior damista d’Italia avrebbe fatto volentieri a meno: «Non ero aggiornato sulle regole: sono in cura per ipertensione, l’ho subito dichiarato al prelievo». Non è bastato. Senza certificato, e senza esenzione, è scattata la positività. Rischia la revoca del titolo, la nomina a grande maestro (che si merita dopo due successi) e due mesi di squalifica. Daniele Bertè, capitano-giocatore della squadra italiana, è perplesso: «Nel nostro ambiente non esistono precedenti e non avrebbe senso doparsi: non c’è doping che possa migliorare la nostra prestazione, fatta di capacità di analisi, concentrazione, visione dei movimenti sulla scacchiera. Ero sicuro che, nel caso di Loris, si trattasse di un errore. Di certo speravo che la dama finisse sui giornali per altri motivi...». C’è un Gianni Rivera della situazione: Miki Borghetti, il più forte di sempre, che arrivò a giocarsi un campionato mondiale. C’è un reclutamento sistematico nelle scuole elementari e medie (centri nevralgici della dama: Torino, Latina, Velletri, Foggia, Savona, Reggio Calabria, Treviso), per strappare i cervelli al pallone. C’è l’eterna rincorsa alla Russia e all’Olanda, dove i damisti sono professionisti e non impiegati come Milanese, reo confesso («il prodotto l’ho preso, non potrei farne a meno»), che non chiederà le controanalisi e adesso spera nella clemenza della corte, e nell’oblio.
Gaia Piccardi