Pierluigi Battista, Corriere della Sera 18/11/2011, 18 novembre 2011
E AL GRIDO «POTERI FORTI» TRIONFA IL COMPLOTTISMO
La formazione del nuovo governo Monti è il paradiso dei complottisti. Il trionfo di chi pensa al mondo come a una grande trama occulta, alla Banca come il pilastro di un tenebroso «nuovo ordine mondiale». L’apoteosi di nomi e sigle suggestive e terrificanti. Goldman Sachs. Trilateral. Rockfeller. E poi gli gnomi. Di Zurigo, che non è un luogo esotico ma sa di finanza strapotente.
I siti «anti-mondialisti» e «altro-mondialisti» menano le danze. È festa per i blogger. Il complottismo scardina linee divisorie tra destra e sinistra. Perfino Le Monde, si legge sul Fatto quotidiano, intravvede nelle biografie di Mario Draghi, Mario Monti e Lucas Papademos la prova dei disegni nascosti maturati «nei piani più alti della banca d’affari Goldman Sachs» e cioè «per una volta il documentatissimo quotidiano francese vicino alla sinistra si trova d’accordo con i nostrani Giornale, Libero o il Manifesto». Anche se è proprio quell’accordo trasversale, quella nuova sintonia anti-banche e anti-finanza tra giornali di destra e giornali di sinistra, il capitolo più recente della fenomenologia cospirazionista. Una mescolanza in cui si tengono a braccetto il Bertolt Brecht che sosteneva essere molto peggio e più delittuosa la «fondazione» di una banca di una «rapina» in banca e l’Ezra Pound che lanciava invettive e versi in odio all’«usurocrazia» che stava infestando il mondo. Indignados di sinistra e populisti di destra uniti nell’ostilità per le banche, i banchieri, per quelli che Errico Buonanno, autore di una ricostruzione storica dettagliatissima della complottomania intitolata «Sarà vero» (Einaudi), traduce con la formula: «I padroni segreti del mondo che tirano le fila di tutte le cose».
Certo, non è che i complotti non esistano. E il film «Il complotto» dimostra che tra le tante stramberie fantasiose, ogni tanto qualche complotto vero va a segno. Poi le banche hanno meritato negli ultimi anni molta sincera ostilità, a cominciare dallo spettacolo delle strabilianti stock-option di cui hanno goduto i loro vertici. Inoltre è legittimo che si possano nutrire sospetti sul conflitto di interessi esibito dai banchieri che, come Corrado Passera, diventano ministri, e sarebbe stolto che questo giornale non lo riconoscesse con onestà intellettuale. Ma il complottismo non giudica i fatti: li colloca in un quadro gigantesco in cui tutto si tiene, tutto è manovrato, tutto è diverso da ciò che appare, tutto è occulto, inconfessabile. Se in Italia la palma del complottista più acceso sull’11 settembre è andata a Giulietto Chiesa, oggi il primato è saldamente nelle mani del blogger Claudio Messora, diventato famoso con la trasmissione di Michele Santoro e le cui tesi sono state oggetto di un violento diverbio nel corso di una puntata di «Matrix». È stato lui a svelare la occulta connessione che legherebbe Monti (e altri ex advisors della Goldman Sachs come Draghi e Papademos) a misteriosi centri dello strapotere mondiale come la Trilateral di Rockfeller e il gruppo Bilderberg, in una cui riunione segreta svoltasi a St. Moritz sarebbe stata messa a punto la grande ragnatela, la grande congiura, la definitiva conquista del potere della tecnocrazia bancocentrica, la dittatura finanziaria.
Per prendere decisioni contrarie alla volontà popolare «i poteri forti» avrebbero tramato (il condizionale è nostro, i complottisti non conoscono dubbi e condizionali) per «requisire» il diritto dei popoli ad una «rappresentanza democratica». Argomento formidabile, che ne spiega l’attrattiva nei confronti di mondi molto diversi tra loro, destra e sinistra, ma accomunati da una affine ostilità verso il capitalismo «finanziario». Ma non un argomento nuovo. Nel suo strepitoso «Un mondo di cospiratori» (Adelphi) Mordecai Richler raccontò il suo incontro con un campione del complottismo che spiegava così il silenzio tenuto dai media sulle sue mirabolanti teorie: «Vede, il fatto è che i Rockfeller, attraverso la Chase Manhattan Bank, controllano tutti e tre i network nazionali, e hanno il pacchetto di maggioranza della United». Se il complottista viene smentito dai fatti, è perché chi riesce a smentire la teoria fa parte anche lui del complotto: è il meccanismo micidiale descritto da Buonanno. Nessuno leverà dalla testa del complottista moderno che se non si dà credito al complotto, vuol dire che qualche padrone occulto o palese (le banche, il grande capitale, il gruppo Bilderberg) impedisce alla verità di emergere.
Sarebbe troppo ingeneroso e facile richiamare il solito paragone con le invettive mussoliniane contro le «plutocrazie» massoniche eccetera eccetera, ma è difficile non registrare la prontezza con cui i complottisti hanno colto l’occasione per mettere l’idra bancaria mondiale sul banco degli imputati. Gli eterni sospettati di disegni maligni e perversi. Che fanno e disfano governi, come al solito. E ora, in Grecia e in Italia, ne avrebbero fatti due, dopo aver disfatto quelli precedenti. Il grande complotto dei «padroni segreti del mondo». Altre puntate seguiranno.
Pierluigi Battista