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 2011  novembre 18 Venerdì calendario

PISAPIA FRENA LA DOMENICA «O A PIEDI O A TRENTA ALL’ORA»


Chissà? Magari succede. Il disgelo fra Pdl e Pd potrebbe favorire una soluzione condivisa per la Milano-Serravalle e per la Sea. I mercati vanno così. Vendere ora significa svendere.
La sinistra che governa a Palazzo Marino. La destra a Palazzo Isimbardi. Ricomporre le quote pubbliche nella Milano-Serravalle sarebbe la prima espressione dell’armistizio fra gli schieramenti. Una tregua d’affari. Tanto più necessaria adesso che si torna a parlare di “price cap” sulle tariffe autostradali. Vuol dire, da un lato, limitare la redditività. Dall’altro aumentare gli investimenti visto che il governo punta molto sulle infrastrutture. La Provincia messa sotto tiro (come tutte le altre) avrà risorse per reggere lo sforzo? Difficile crederlo. L’alleanza fra i due palazzi milanesi servirebbe a non svilire il patrimonio pubblico.
Discorso analogo per la Sea. È davvero conveniente venderla proprio in questo momento? La società contiene valori molto elevati. Lo dimostra il fatto che il fondo di Vito Gamberale ha offerto un prezzo pari al doppio rispetto alla valutazione data dalle banche d’affari in previsione della Borsa. Un miliardo e mezzo contro 800 milioni come valore complessivo d’impresa. Fino a ieri la vendita, o il collocamento in Borsa era giustificato dal buco di bilancio di 400 milioni lasciato dalla Moratti. Ora questa paura sta scemando. La Sea pagherà il dividendo straordinario anche in assenza della quotazione. Vuol dire che, comunque, il “buco” si dimezza. Poi l’Ici. Monti ha promesso di rimetterla. Un vantaggio per l’amministrazione. Un sacrificio per i cittadini. Non aggiungiamo altro danno. L’urgenza di ricollocare Sea sembra attenuarsi. In ogni caso non è più indispensabile farlo subito sfidando la volatilità dei mercati. L’Italia ha già pagato prezzi pesanti per privatizzazioni affrettate. Forse è il caso di riflettere.

Nino Sunseri