Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 18 Venerdì calendario

Per nove ore impassibile Poi il “cyber premier” chiede un bicchiere d’acqua - Un uomo capace di uscire non si dice indenne, ma ritemprato da nove ore abbondanti di aula parlamentare, è un uomo capace delle più ardue imprese

Per nove ore impassibile Poi il “cyber premier” chiede un bicchiere d’acqua - Un uomo capace di uscire non si dice indenne, ma ritemprato da nove ore abbondanti di aula parlamentare, è un uomo capace delle più ardue imprese. Silvio Berlusconi, per esempio, al minuto ventisette cedeva al primo sbadiglio; al minuto trentadue mandava biglietti alle ragazze invitandole a raggiungere sale da ballo, loro che potevano; al minuto quarantuno si accasciava sulla sedia; al minuto cinquantasei sonnecchiava sul morbido Sandro Bondi, riciclato come guanciale. Mario Monti no. Mario Monti non si è assopito (in omaggio al recente passato, ha schiacciato un pisolino Gianni Letta in tribuna), non si è accasciato, non ha diffuso esortazioni danzerine, non si è arreso a uno sbadiglio, non a una smorfia. E poi non si è mai appoggiato allo schienale della poltrona. Non ha accavallato le gambe. Non ha disegnato un ghirigoro. Non ha letto né inviato sms. Non ha fatto pipì (è dotato di una prostata più rigida del programma). Non ha rivolto parola ai colleghi di governo, se non sollecitato, e brevemente. Non ha ingurgitato una mentina e, giusto per non crollare al suolo disidratato, alle ore 17,40, dopo quasi sei ore di seduta, ha fugacemente bevuto un sorso di acqua. Lì, come lo stadio di San Siro al primo passaggio sbagliato in carriera da Niels Liedholm, l’emiciclo di Palazzo Madama ha commentato con un brusio. Si era infatti diffuso il sospetto che il premier incaricato fosse privo di metabolismo. A mezzogiorno aveva parlato per quarantacinque minuti, abbozzando gli obiettivi di governo con lo slancio di un agrimensore, poi - obbediente a regole parlamentari pensate per un mondo che viaggiava a dorso di mulo - era andato a Montecitorio per depositare copia dell’intervento. E’ tornato, si è seduto ai banchi dell’esecutivo e lì ha cominciato a seguire gli interventi dei senatori. Quarantasei interventi, uno dietro l’altro. Non se ne è perso mezzo. Ipnotizzato dalle dottrine di Massimo Garavaglia, rapito dagli scenari di Emanuela Baio, avvinto alle circumnavigazioni di Giuseppe Valditara. Nel frattempo, assisi in tribuna, la moglie e i figli del premier seguivano i lavori con la fissità implacabile dei rapaci. E mentre la consorte signora Elsa si è concessa qualche divagazione per il palazzo, i giovani Monti - Federica e soprattutto Giovanni - non si sono allontanati dalla tribuna, che hanno occupato immoti e solenni come installazioni d’arte moderna. Mai si sono rivolti la parola. Mai hanno mosso un solo muscolo facciale. Le palpebre sempre sull’attenti. Quando un oratore finiva e cominciava a parlare un altro, i tre ruotavano il collo contemporaneamente, come spettatori di una partita di tennis. Era la marziale e implacabile coreografia della CyberFamiglia di CyberMonti. Bisognerebbe poi mettersi nei panni di questi senatori. Non appena si alzavano per rivolgere apprezzamenti, formulare auguri, elencare piani di intervento, sollecitare particolari attenzioni, ecco, in quel momento gli si piantavano fra fronte e nuca otto occhi di famiglia Monti. Tutti sbarrati e puntati tipo carabine. Non una sillaba sarebbe sfuggita alla multipla valutazione. Il premier, poi, aveva ridotto la sua attività corporale a due sole fasi. Fase uno: l’ascolto; il volto diventava la maschera inespressiva di un Tutankhamon, il busto si allungava in avanti dirottando l’intero corpo verso il relatore, la respirazione inapprezzabile. Fase due: l’appunto; ripiegamento su se stesso, i ciuffi argentei sulle pagine del bloc notes, la mano a tracciare pochi, fondamentali vocaboli. In tutto il pomeriggio, al premier sono state recapitate le richieste più improbabili. Faccia ripartire la natalità, presidente! Si occupi di asili nido, presidente! Si occupi delle minoranze slovene, presidente! Zi okkupi ti noialtren di Sudtiroler Volkspartei, prezidenden! (questo dal senatore Manfred Pinzger). Non c’era risvolto indegno della sua attenzione, non c’era minuzia per cui i suoi foglinon avessero angolo. Ci si aspettava, dunque, che nelle repliche serali il presidente del Consiglio avrebbe tenuto una planetaria dissertazione, dalle peculiarità del sistema contributivo all’habitat del cardellino. Invece si è limitato a dire di aver preso attenta nota, e i colleghi potranno riscontrarlo in commissione. Fine. Forse avrà un metabolismo, ma un’anima no.