Roberto Bagnoli, Corriere della Sera 18/11/2011, 18 novembre 2011
ROMA —
Toccherà al professore di Scienza della Finanza Piero Giarda tradurre in politichese tutto quello che verrà deciso in Consiglio dei ministri e renderlo commestibile per i lavori parlamentari. Un lavoro di traghettatore deciso a livello istituzionale all’ultimo minuto. Sarà per questo che il nuovo ministro per i Rapporti col Parlamento l’altro giorno si è presentato al Quirinale per il giuramento senza nemmeno avere il tempo per preparare una valigia. Un quarto d’ora per decidere se accettare e poi via, trasportato a Roma con un elicottero dei vigili del fuoco di Trento. Immediata l’accusa della Lega: «Scelta inopportuna e sconveniente. A spese di chi ha viaggiato?». In difesa del ministro interviene il presidente della Provincia Lorenzo Dellai: «Una cortesia istituzionale che non è costata un euro. L’elicottero, era nuovo e doveva fare un volo strumentale di 5 ore». Oggi il neo ministro è atteso in Largo Chigi dove ha sede il ministero per un incontro con la struttura.
Giarda è l’unico tra i 16 ministri che ha una lunga esperienza di vita parlamentare. Dal ’95 al 2001 ha combattuto nel ruolo di sottosegretario al Tesoro, chiamato da Dini e poi confermato da Prodi e Ciampi, per far passare le durissime finanziarie che hanno consentito all’Italia di entrare nell’euro. Ha portato fuori dalla giungla di Camera e Senato 6 finanziarie, 5 manovre e nel ’95 la riforma delle pensioni. Come un generale a riposo della guerra in Vietnam, Giarda a 75 anni è stato richiamato in servizio come il solo in grado di evitare trappole parlamentari. Che non saranno poche. Le contraddizioni di questa strana maggioranza che sulla carta dice di sostenere il governo tecnico finiranno per tradursi in una guerriglia nella palude dei subemendamenti. Il suo ruolo sarà strategico, dovrà intercettare prima che scoppino le criticità nelle commissioni. Tutti lo sanno, il governo non potrà usare la fiducia perché il rischio che il Cavaliere stacchi la spina è troppo alto. Tutto sarà appeso alla sua capacità diplomatica e a quei «ragionamenti istantanei» che destra e sinistra gli hanno sempre riconosciuto.
Roberto Bagnoli