Monica Guerzoni, Corriere della Sera 18/11/2011, 18 novembre 2011
ROMA —
«Si balla, allacciamo le cinture di sicurezza...». Così il democratico Nicola Latorre dopo il voto di fiducia al Senato. Gli scranni del Pdl, lasciati vuoti da Mario Mantovani e Domenico Nania, dicono già molto. E ancor più rivela l’insofferenza che traspare dal viso di Nitto Palma, ex Guardasigilli: «C’è una situazione di emergenza e il Pdl ha deciso di assicurare stabilità a questo governo». Fino a quando? «Fino a dicembre. Fra due o tre mesi, vedremo. Dubito che potremo votare l’Ici o la patrimoniale».
Due o tre mesi, ecco quanto. E come Palma ragionano in tanti dentro il Pdl. A Palazzo Madama, al netto dei senatori a vita, non hanno votato in dieci e cinque erano del Pdl: Mantovani, Nania, Licastro Scardino, Sarro e Firrarello. L’ex sottosegretario Andrea Augello ha coniato la definizione «malpancisti al contrario», perché fino a pochi giorni fa i parlamentari in sofferenza erano coloro che tifavano per il governo tecnico. Ma questa volta dubbi e contorsioni tormentano anche parlamentari del Pd e dell’Idv.
Gianfranco Rotondi da giorni va dicendo che potrebbe non votare la fiducia alla Camera. Antonio Martino sarà in Aula, ma non parteciperà al voto: «Il mio amico Mario Monti non me ne vorrà se mi permetto di ricordargli che non basta essere stati commissari europei per avere diritto a commissariare l’Italia». Giuseppe Moles la pensa come Martino: «Il governo tecnico è il peggio che possa esistere». La fiducia? «Saremo in tanti a turarci il naso». L’ex ministro Giorgia Meloni voterà «solo» per non indebolire il Pdl: «Questo governo è un errore».
Il democratico Raffaele Ranucci prevede «una campagna elettorale sotterranea e permanente» e la fronda, nel Pdl e non solo, potrebbe allargarsi in fretta. Daniela Santanchè è al lavoro per reclutare i più insofferenti, a cominciare dall’onorevole Fabio Rampelli. Giorgio Stracquadanio sta preparando un «dossier» sull’Ici che avrà in calce dieci firme di deputati liberisti, tra cui Isabella Bertolini. E Osvaldo Napoli è pronto a salire sulle barricate contro patrimoniale e Ici sulla prima casa: «Il mal di pancia è notevole, questo è un governo di centrosinistra...». Quando Monti ha parlato al Senato si è notata l’assenza degli ex ministri Maurizio Sacconi e Altero Matteoli, che pure alla fine hanno votato sì. Il secondo, già responsabile delle Infrastrutture, aveva minacciato la scissione degli ex an, ma ora assicura che la fronda non c’è: «Abbiamo deciso di sostenere Monti. Ma sull’Ici dovremo valutare, perché ci fece vincere le elezioni». Il Pd si candida a essere il partito più leale, eppure quando il premier ha accennato al mercato del lavoro a sinistra è sceso il gelo. «Su scuola e università mi aspettavo di più — si duole Vincenzo Vita —. Sui singoli provvedimenti vedremo». E Paolo Nerozzi: «Valuteremo atto per atto». Lo stesso farà l’Idv. «Prima ascoltiamo, poi giudichiamo — è cauto Stefano Pedica —. Sempre che non facciano altri scivoloni. Il ministro dell’Ambiente favorevole al nucleare? Forse ha dimenticato i 27 milioni di no arrivati dal referendum».
Monica Guerzoni