Lauretta Colonnelli, Corriere della Sera 27/10/2011, 27 ottobre 2011
SEGNI DI GENI: BUONARROTI E LEONARDO AI CAPITOLINI
La sensazione è quella di entrare per qualche ora nelle case di Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti, di osservare le loro abitudini, gli scatti di collera e i momenti di riflessione, l’ ispirazione artistica e la ricerca scientifica. Visitando la mostra con i sessantasei disegni dei più grandi maestri del Rinascimento, da oggi al 12 febbraio nelle sale dei Musei Capitolini, le scoperte sulla loro vita e sulla loro arte sono talmente fitte e sorprendenti che si ha l’ impressione di incontrarli di persona. In un foglio di Leonardo, che riporta studi sull’ equivalenza delle superfici, l’ occhio cade sul gatto che in un angolo si lecca la coda. In un altro foglio del maestro fiorentino, pieno di annotazioni e di calcoli, a un certo punto ci si imbatte nella frase: «Ora interrompo questi studi perché la minestra si fredda». Nei disegni e annotazioni sul moto compaiono tra le parole l’ occhio della Gioconda e una ciocca di capelli. Nel foglio che descrive capriate e «sostentacoli» è sdraiata una sensuale donna nuda, che Leonardo aveva copiato dalla statua di Arianna dormiente nel cortile del Belvedere in Vaticano, dove l’ artista soggiornò tra il 1513 e il 1515. Nello studio per ali meccaniche, adopera per la prima volta la scrittura a rovescio che in seguito userà sempre più spesso quando vuole rendere indecifrabili i suoi appunti, per esempio nel caso di progetti militari. Qui troviamo la frase «Disfa una elitalou». Letto a rovescio elitalou risulta uolatile, volatile, uccello. Gli studiosi si sono chiesti perché Leonardo avesse criptato la breve annotazione in cui si riprometteva di fare l’ anatomia di un volatile. Pietro Marani, che ha curato la mostra insieme a Pina Ragionieri, suppone che il maestro non volesse far sapere che uccideva uccelli per dissezionarli, lui che aborriva qualsiasi violenza sugli animali, tanto da avere scelto un’ alimentazione vegetariana. Tuttavia sosteneva che lo studio dell’ anatomia era una parte essenziale dell’ apprendistato di un artista: «Il pittore che non conosce la struttura del corpo disegnerà nudi simili a sacchi colmi di noci o a mazzi di ravanelli». Michelangelo era d’ accordo e non si faceva scrupolo di dissezionare corpi umani per studiarne i muscoli, come si può vedere in alcuni disegni in mostra. Da giovane, a Firenze, si era chiuso per qualche tempo in una camera dell’ ospedale Santo Spirito, dove il priore Niccolò Bichiellini, suo amico, gli forniva cadaveri. Questo esercizio gli permise più tardi di disegnare quei nudi perfetti dove ogni muscolo è in tensione sotto la pelle. Ai Capitolini si può ammirare lo scattante studio anatomico di un nudo di schiena, che poi il maestro avrebbe utilizzato per la famosa Battaglia di Cascina, l’ affresco commissionatogli nel 1504 per il Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, dove Leonardo da Vinci doveva dipingere, a gara, la Battaglia di Anghiari. Una gara che tra i due continuò a Roma, come si capisce da questa esposizione organizzata da Metamorfosi e da Zètema e nata dalla collaborazione tra la Casa Buonarroti, che conserva oltre duemila autografi di Michelangelo, e la Biblioteca Ambrosiana, depositaria di uno sterminato patrimonio grafico leonardesco. Il percorso inizia con il disegno leonardesco dei due mortai che lanciano palle esplosive, uno dei più celebri del Codice Atlantico. Si conclude con l’ altrettanto strepitoso disegno preparatorio del Giudizio universale di Michelangelo. In mezzo, sempre del Buonarroti, la testa di Cleopatra: quella sul dritto del foglio e quella sul retro, non finita ma più drammatica, scoperta nel 1988 dalla Ragionieri, mentre liberava il disegno dal controfondo.
Lauretta Colonnelli