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 2011  ottobre 25 Martedì calendario

RINASCIMENTO: MICHELANGELO, RAFFAELLO E GLI ALTRI - C’

erano la povertà, la carestia e le pestilenze, la Riforma luterana e le guerre culminate in quell’ evento luttuoso che fu l’ invasione dei Lanzichenecchi: eppure Roma nel Cinquecento era il centro di riferimento culturale dell’ Europa intera. Michelangelo lavorava agli affreschi della Sistina, Raffaello dipingeva le Stanze di Giulio II in Vaticano e la Loggia di Amore e Psiche nella Villa Farnesina, Bramante riprogettava la basilica di San Pietro. Solo per parlare dei grandi maestri. Intorno a loro era tutto un fervore di artisti arrivati da ogni parte d’ Italia per costruire la magnificenza della città dei Papi. Ed è questo fervore che si intravede nella mostra «Il Rinascimento a Roma» inaugurata ieri negli spazi della Fondazione Roma a Palazzo Sciarra e aperta fino al 12 febbraio. «Ricordando come la grandiosità creativa della cultura riuscì a trasformare cinque secoli fa un piccolo borgo di ventimila abitanti nella capitale mondiale dell’ arte, voglio dimostrare che la cultura, che io definisco l’ energia pulita dell’ Italia, può essere un’ occasione di rinascita anche per il paese attuale, lo strumento per risollevarsi da uno stato di crisi che sta coinvolgendo il mondo intero», dice il presidente della Fondazione Emmanuele Emanuele, che ha ideato la rassegna. Curata con grande sapienza da Maria Grazia Bernardini e Marco Bussagli, la mostra raccoglie oltre 180 opere, tra sculture, dipinti, disegni, incisioni, medaglie e splendidi oggetti di arredo, che raccontano lo straordinario momento iniziato con il pontificato di Giulio II della Rovere, attraversato da quello di Leone X e di Clemente VII dè Medici e conclusosi con Paolo III Farnese. All’ ingresso sono Michelangelo e Raffaello a fare gli onori di casa. Il primo accoglie i visitatori dal ritratto attribuito a Sebastiano del Piombo, il secondo dal celebre autoritratto, prestato dagli Uffizi di Firenze. Poi si procede in un percorso scandito in sette sezioni. Dal ventennio del mecenatismo di Giulio II e Leone X, paragonato all’ età di Pericle, in cui lo sviluppo della città è documentato da piante, progetti per chiese e palazzi, dipinti importanti come il ritratto del cardinale Alessandro Farnese di Raffaello e lo Studio per una figura maschile nuda seduta di Michelangelo, accanto ad opere di Giulio Romano, Sebastiano del Piombo, Baldassarre Peruzzi, Parmigianino Polidoro da Caravaggio, Benvenuto Tisi. Tra tutte spicca la Sacra Famiglia di Perin del Vaga, arrivata dalla National Gallery di Victoria (Australia). Nella seconda sezione, che illustra il Rinascimento e il rapporto con l’ antico, si scopre in qual modo gli artisti dell’ epoca siano stati influenzati dal ritrovamento di opere antiche come il Laocoonte o gli affreschi della Domus Aurea. Si assiste allo sviluppo del collezionismo, che li spingeva a fare copie o rielaborazioni dall’ antico. Si vede come studiavano i monumenti del passato (mirabile il disegno del Pantheon di Raffaello). E, in un angolo un po’ appartato del percorso, si possono ammirare le incisioni osé di Perin del Vaga (in copia di Gian Giacomo Caraglio) che si ispirò agli amori degli dei dell’ Olimpo per raffigurare scene erotiche. A fianco, l’ unico esemplare a stampa finora noto dei Sonetti lussuriosi, che Pietro Aretino scrisse intorno al 1525 come commento ai sedici disegni di Giulio Romano riproducenti altrettante posizioni amorose: l’ Aretino, come già aveva fatto l’ artista, dovette lasciare Roma inseguito dallo scandalo e dalle ire di papa Clemente VII. Il pontefice, che due anni dopo si trovò ad assistere al Sacco di Roma, lo ritroviamo in due splendidi ritratti pervasi di malinconia, uno con la barba un altro senza, eseguiti da Sebastiano del Piombo.
Lauretta Colonnelli