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 2011  novembre 16 Mercoledì calendario

TRA SUPEROSPITI E SOGNI DI SECESSIONE

VITA E MIRACOLI DEL PARLAMENTO PADANO -
Se la “rivoluzione” non è un pranzo di gala, la “secessione” va servita tra il pranzo di gala al sabato, il meeting aziendale infrasettimanale e un bel matrimonio domenicale, però di quelli classici senza rito celtico e ampollina del Po. Chissà se Umberto Bossi, nella fretta furiosa di riaprire -il prossimo 4 dicembre - il “Parla - mento della Padania” in funzione anti/Mario Monti, s’è premunito d’avvertire i proprietari di Villa Bonin Maistrello, a Vicenza. Villa che, insomma, sarà pure sede del suddetto Parlamento secessionista. Ma, nella splendida cornice dei Colli Eugani e grazie “alle storica cantina adibita alla conservazione di prodotti d’ec - cellenza enogastronomica” con ristorante annesso, ospita innanzitutto convegni, mostre, ricorrenze. Tutte rigorosamente calendarizzate. E magari, se i leghisti dessero prima un colpetto di telefono per prenotare, be’, sarebbe gesto gentile. Il Parlamento del Nord riapre dunque i battenti, nonostante nessuno -specie i leghisti parlamentari - si ricordasse li avesse mai chiusi. Il Parlamento del Nord, dall’au - tunno 1997 -piena golden age leghista, 10,4% al Senato e 10,1% alla Camera- è sempre stato il richiamo della foresta, il deposito dei sogni perduti, il sigillo del ritorno all’opposizione dura e pura. Infatti, basta solo l’annuncio bossiano di voler “riappropriarsi del territorio” («È divertente stare all’opposizione») che, magicamente, le divisioni interne svaniscono e Radio Padania torna ad esultare. Il Parlamento Padano. Si parla, ovviamente, per dirla con l’antropologo Marc Augé, di “non luogo”; roba più vicina al supermarket o all’aeroporto piuttosto che a Camelot o all’eroico Valhalla degli dèi scandinavi. C’è chi - come Gad Lerner - gli dàla dimensione etica “di un gazebo”, che non è carino. Eppure, per i leghisti ilParlamentoconta. A sfogliare l’album dei ricordi, ecco riemergere nel ’97, le immagini seppiate di Guardie Padane in pettorina da parcheggiatore abusivo, che acclamano il Capo davanti ai cancelli di Villa Riva Berni a Bagnolo San Vito (la prima sede, Mantova). Ecco il segretario, l’Umberto in forma smagliante, cappelli neri, cravatta arabescata -la smeraldata sarà invenzione successiva-, stessi occhiali, circondato dai cronisti con microfoni a filo, sotto lo sguardo di Mario Borghezio. Ed ecco, avanzante dimesso in paletot fantozziano un giovane Calderoli, magro, pizzetto, la borsa da dentista sottobraccio. Ed ecco gli stendardi di Alberto da Giussano pronti a garrire durante tra i tavoli durante il pranzo; mentre nel pomeriggio la gabina elettorale ingoia i “circa 4 milioni di Italiani del Nord” -o 6, dipende alla vulgata- che votano i loro rappresentanti nella dieta del Nord. Erano un esercito nell’eserci - to. Erminio Boso, “Obelix” alla guida dell’Unione Padana Agricoltura e Ambiente; Leoni e Ronchi, i Cattolici Padani da 20 seggi; Paglierini, Gnutti e Cota a capo dei Liberaldemocratici- Forza Padania che propugnavano l’al - leanza con Berlusconi; Maroni e Formentini della corrente so cialdemocratica (52 seggi); uno sbarbatissimo Matteo Salvini candidato per i Comunisti Padani, con l’effigie ossimorica del Che Guevara in posticcia camicia verde (5 seggi). C’era, persino, la Destra Padana col senatore Enzo Flego che parlava solo in veronese stretto e, senza sottotitoli il leghista era in difficoltà. Ci passarono, da quelle parti, anche Nando Dalla Chiesa e Benedetto Dalla Vedova, radicale nella proto- assise di Chignolo Po (’95) inviato da Pannella allora sensibile alla causa. Il Parlamento Padano. Quattro parlamenti e una dieta, più cinque “governo Sole” (qualunque cosa volesse significare), più due presidenti Francesco Speroni fino al 2001 e Bobo Maroni dal 2007. In quindici anni. L’ultimo nel 2009. Un’epica a singhiozzo, purché sempre contro Roma Ladrona. «Il primo Parlamento fu a Mantova, il secondo a Chignolo Po, il terzo si riunì a Sant’Antonio Lodigiani» ricordava Gilberto Oneto,già ministro per l’Identità.