Franco Bechis, Libero 16/11/2011, 16 novembre 2011
È GIÀ PARTITA LA CACCIA ALLE AZIENDE DEL CAV
Proprio alla vigilia dell’en - trata in scena di Mario Monti il Pd ha iniziato la caccia che più temeva Silvio Berlusconi: quella a Mediaset, Mondadori e alle aziende del premier dimissionario italiano. Sotto la dizione quasi neutra di “Istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sul sistema radiotelevisivo italiano”, in Senato è stato depositato un disegno di legge dall’intero stato maggiore degli esperti Pd di comunicazione. La prima firma è quella di Luigi Zanda, ma ci sono anche quelle di Fabrizio Morri, Luigi Vimercati, Vincenzo Vita e dei prodiani Silvio Sircana e Marina Magistrelli. Con la scusa di indagare sulle disavventure del bilancio Rai, il gruppetto mira al sodo, e non nasconde il proprio obiettivo reale: tagliare le unghie a Mediaset e alle aziende di Berlusconi. I nuovi protagonisti dell’espro - prio proletario partono da questa considerazione sulla Rai: «se nel 200 i ricavi pubblicitari avevano quasi raggiunto quelli da canone- arrivando a 1,2 miliardi di euro contro 1,3- nel 2010 i ricavi da pubblicità sono stati inferiori per oltre 600 milioni di euro a quelli da canone». Nello stesso periodo - sostengono gli espropriatori - «la società privata Mediaset, sfruttando la sua libertà di azione sul mercato nazionale e su quelli esteri, ha quasi raddoppiato il suo fatturato: da 2,3 a 4,3 miliardi di euro, con un incremento dell’85 per cento in dieci anni». Prima colpa di Mediaset: essersi espansa, magari pure con acquisizioni all’estero. Perché per gli espropriatori proletari del Pd sembra scandalo che una società per azioni «sfrutti la sua libertà di azione sul mercato nazionale e su quelli esteri». Seconda accusa-pretesto del gruppetto: «se nel 2006 un punto di share valeva 28,3 milioni di euro per la Rai e 60,3 milioni di euro per Mediaset, nel 2010 il suo valore era crollato per la Rai a 24,9 milioni di euro, mentre per Mediaset era salito a 64,7 milioni di euro». Perché - dicono gli espropriatori - «contro ogni logica ordinaria di mercato i grandi inserzionisti pubblicitari hanno spostato una quota significativa di spesa pubblicitaria dalla Rai a Mediaset, proprio in coincidenza con il ritorno del centrodestra al governo, a testimonianza della grave alterazione del mercato indotta dal conflitto di interessi de Presidente del Consiglio». Ora, fossero state scritte un paio di anni fa parole così, si poteva anche discutere. Ma il testo Pd è del mese di novembre 2011, quando anche chi avesse avuto occhi foderati da fette di salame avrebbe visto e sentito quale simpatia da tempo corresse fra Emma Marcegaglia, gli industriali italiani e lo stesso Berlusconi. Figurarsi se erano lì a fare al fila impauriti per prenotare uno spot su Canale 5! Gli espropriatori prendono però a pretesto la favoletta per andare al sodo, con un cavallo di battaglia che non morirà mai finchè Berlusconi non sarà vecchissimo e rincitrullito del tutto: la legge sul conflitto di interessi. Naturalmente bisogna farne una nuova, che gli limi un po’ le unghie. E intanto che ci siamo - dicono gli espropriatori - bisogna portargli via una parte delle sue aziende rivedendo i limiti antitrust della legge Gasparri. Perché «essa prevede un limite alla raccolta di risorse economiche sul mercato, ma lo riferisce ad un ambito economico talmente ampio ed eterogeneo da consentire a Mediaset di conservare immutata la sua posizione dominante nel sistema televisivo italiano». Linguaggio un po’ vecchiotto perché tutti in Italia salvo gli espropriatori proletari del Pd si sono accorti che nel mercato tv è entrata Sky e che ormai il mercato della comunicazione si integra su varie piattaforme, da Internet (web tv compresa), alla carta stampata, alla tv digitale, a quella via satellite. La testimonianza più chiara di quella integrazione è arrivata ora dal successo tv di Michele Santoro con la sua nuova trasmissione “Ser - vizio pubblico” multipiattafor - ma. Non ha sbagliato quindi la legge Gasparri nel disegnare il cosiddetto Sistema integrato delle comunicazioni, dove si sommano radio,tv, Internet, cinema, pubblicità, editoria e stampa quotidiana e periodica. Ma per gli espropriatori non va bene, perché così il mercato «vale 23 miliardi di euro e la quota di ricavi conseguita da Mediaset-Mondadori è risultata pari ad appena il 13,4%», quindi in regola. Non va perché per loro si deve partire dal principio opposto: siccome il gruppo Mediaset-Mondadori è fuori regola, bisogna fare la regola che lo certifichi. Quindi ora tutti al lavoro per una nuova legge antitrust, naturalmente «a fronte di un quadro divenuto ormai critico per la tenuta del sistema costituzionale delle garanzie in materie di libertà e pluralismo dell’informazione». Vendetta, dunque. Tremenda vendetta. Si apre la caccia al patrimonio di Berlusconi.