Massimo Sideri, Corriere della Sera 16/11/2011, 16 novembre 2011
«FORZA CINA» APRE IN ITALIA, A SEGRATE. IL MOTIVO? GLI INGEGNERI «LOW COST» —
Per anni ai visitatori dell’headquarter e dei centri ricerche di Huawei a Shenzhen, a un tiro di schioppo da Hong Kong, è stato raccontato un aneddoto che agli italiani è sempre piaciuto molto: in antico cinese Huawei significa «Forza Cina» e il fondatore è un imprenditore, Ren Zhengfei, che però, almeno fino ad oggi, ha preferito non scendere in politica (scelta salutare in Cina per un capoazienda).
Ora non sarà più necessario viaggiare così lontani: il gruppo cinese, colosso delle reti mobili e secondo fornitore al mondo dopo Ericsson — sia Vodafone che Telecom sono suoi clienti per tutto ciò che è wireless, dalle chiavette Internet alle antenne di nuova generazione Lte, il cosiddetto 4G — ha scelto Milano per trasformarla nella nuova capitale mondiale della tecnologia Microwave, delle microonde che permettono di far dialogare in «4G» anche antenne di vecchia generazione. Con un bel risparmio in termini di investimenti.
Il centro che verrà inaugurato domani si trova a Milano Due, Segrate, dove già risiedeva Huawei Italia. Ma la nascita del Centro Globale di Ricerca e Sviluppo Microwave, un’area di cui è vicepresident mondiale un italiano, Renato Lombardi, è molto di più. È infatti la prima volta che Huawei decide di aprire il quartier generale di uno dei propri segmenti di business fuori dalla Cina. La versione ufficiale è che la Lombardia era già da prima un centro di eccellenze e la scelta di Lombardi lo dimostra.
Ma per quanto possa «pizzicare» l’orgoglio c’è anche un’altra faccia della medaglia: è la prima volta che il gruppo cinese ha deciso di «delocalizzare». Dopo anni di retorica sull’outsorcing europeo in Cina per avvantaggiarsi del lavoro a buon mercato e delle regole più blande su tanti settori — Shenzhen, non dimentichiamolo, è la sede di FoxConn, la più grande catena di montaggio delle Terra dove vengono assemblati tutti gli oggetti del desiderio del Terzo Millennio con orari di lavoro sovrumani — la realtà è che i cinesi hanno iniziato a delocalizzare da noi. Il know-how è alto. E gli stipendi sarebbero anche «bassi», almeno rispetto a quelli dei colleghi tedeschi o del Nord Europa. Per adesso se ne sono avvantaggiati un centinaio di ingegneri chiamati a popolare il centro. Ma da qui al 2015 il gruppo ha messo in conto un investimento da 100 milioni per rendere Segrate un polo mondiale della tecnologia Microwave.
Dopo Amazon, dunque, che solo poche settimane fa ha aperto il primo polo logistico in Italia, vicino Piacenza, assumendo 150 persone, l’Italia sembra piacere anche alle aziende straniere. I numeri sono piccoli, certo, anche se di questi tempi c’è solo da festeggiare. Ma il fenomeno è interessante e, comunque, rientra in quella capacità di crescita che solo la tecnologia e il digitale sembrano avere nel 2011.
Massimo Sideri