Stefano Montefiori, Corriere della Sera 16/11/2011, 16 novembre 2011
LA PARABOLA DELL’HOTEL DELLE PRINCIPESSE. IL RITZ DI PARIGI PERDE IL TITOLO E CHIUDE —
Quando l’albergatore svizzero César Ritz e lo chef francese Auguste Escoffier lo inaugurarono al numero 15 di place Vendôme, nel 1898, l’Hotel Ritz era il primo in Europa ad avere servizi, telefono ed elettricità in ogni camera. Il Ritz ha rappresentato per oltre un secolo l’avanguardia del lusso tanto da entrare nell’uso comune: per evocare agii da alta società, dai fotoromanzi alla Grand Hotel a «Tenera è la notte» di Francis Scott Fitzgerald, bastava la parola magica «Ritz». Che però oggi ha televisori al plasma a definizione non altissima, tovaglie talvolta non immacolate, lampade oscurate dalla polvere. Per questo il proprietario Mohammad Al-Fayed ha deciso di chiudere l’albergo, a partire dall’estate prossima, e riaprirlo dopo 27 mesi di lavori.
«L’atmosfera unica del Ritz sarà mantenuta e tornerà l’albergo dei primati, anche tecnologici», ha annunciato Al Fayed. Si parla per esempio di grandi vasche da bagno capaci di riempirsi in pochi secondi, ma è soprattutto l’attenzione al dettaglio che negli ultimi anni si è persa. Nel maggio scorso il ministero del Turismo francese ha negato al Ritz la qualifica di «Palace», il nuovo marchio che viene attribuito, nelle parole del presidente della speciale commissione Dominique Fernandez, «agli alberghi capaci di trasportare il cliente in un altro mondo, diverso da quello della vita quotidiana. Chi entra in un "Palace" deve sentirsi in un’atmosfera da Mille e una Notte». Fernandez è membro dell’Académie Française e quindi «Immortale di Francia» ma la sua descrizione sembra un po’ quella di Disneyland Paris; forse sono due esperienze non troppo diverse. A Parigi comunque possono fregiarsi del titolo di «Palace» il Plaza-Athénée, il Meurice, il Bristol, il Park Hyatt Vendôme e il Georges V (ripescato in appello). Il Crillon, in piena ristrutturazione, non ha fatto neppure domanda, mentre il Ritz ha subito l’onta del rifiuto. Chi vuole affrettarsi a vivere quel che resta del sogno prima della chiusura può prenotare entro giugno 2012 una camera base a 850 euro a notte o — a 13.900 euro — la Suite Imperiale occupata da Lady Diana e Dodi Al- Fayed fino a pochi minuti prima della morte. Oppure bere un cocktail all’Hemingway Bar dove sarebbe stato inventato il Bloody Mary (secondo un’altra versione ideato invece all’Harry’s New York Bar).
La lista delle celebrità è unica al mondo: oltre a Coco Chanel che ci abitò per trent’anni (si portò i mobili dall’appartamento nella vicina rue Cambon), scendevano al Ritz Charlie Chaplin, Greta Garbo, André Malraux, Orson Welles, Truman Capote, Oscar Wilde, Marlene Dietrich e più di recente Madonna, oltre ovviamente a Ernest Hemingway (che però era di casa in almeno un altro centinaio di alberghi e ristoranti e quindi non fa testo). Marcel Proust amava cenare, al Ritz: «Signore in camicia da notte o anche in accappatoio gironzolavano nella hall stringendosi al petto collane di perle», scrisse in una lettera. Con estetica più contemporanea, Bret Easton Ellis in «Glamorama» ne ha fatto il teatro dell’attentato di un gruppo di top model-terroriste, che fanno saltare in aria il Ritz con una bomba. L’intervento, nella realtà, sarà meno radicale. Non ne sono così felici gli attuali furibondi 500 dipendenti, ai quali è stato già notificato il licenziamento.
Stefano Montefiori