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 2011  novembre 16 Mercoledì calendario

«POTEVAMO GESTIRE LA CRISI, MA TREMONTI LATITAVA» — «Sì

va bene, l’intervista la facciamo. Però non subito. Sono al ministero e sto per tenere un discorso di commiato ai miei meravigliosi dirigenti e impiegati» (La voce di Paolo Romani non tradisce emozione: 64 anni, imprenditore, uomo abituato al potere, scaltro, rapido, esperto di mass media, conoscitore della politica, fedelissimo di Silvio Berlusconi).
Un’ora dopo.
Il senatore Mario Monti sta per annunciare la lista dei ministri. Ha qualche rimpianto?
«Da un lato, sono sollevato: l’esperienza di responsabile del dicastero dello Sviluppo economico è stata entusiasmante, impegnativa e, sul finire, anche piuttosto faticosa...».
Ma ha rimpianti sì o no?
«Guardi, so’ come vanno certe cose: finisce un incarico, non finisce la politica».
Intendevo rimpianti per come è finita, perché è finita male.
«Se si è chiusa male, l’esperienza del nostro governo, lo giudicheranno gli storici. Subito, invece, possiamo dire che è finita perché mentre sulla nostra economia si è accanita una violenta speculazione internazionale, è venuta meno una grande politica economica europea e...».
Certo, però...
«No, mi faccia concludere... Ad un certo punto è sembrato che fosse Berlusconi il problema. Io sapevo che non era così, e lo sapeva ovviamente anche lui. Nonostante tutto, il premier ha però voluto fare un passo indietro, dimostrando responsabilità, sensibilità, generosità».
Le ricordo che il Paese era e ancora è sull’orlo del default.
«Guardi, io penso che avremmo potuto gestire noi questa crisi. Purtroppo...».
Qualcosa non ha funzionato.
«Da settembre in poi, sì».
Sta pensando a qualcuno?
«Eh...».
Coraggio...
«Vede, io non riconosco a Tremonti il ruolo di protagonista solitario. Penso che un governo viva di decisioni condivise...».
Prosegua.
«Lui era ossessionato dai conti pubblici. Ha sempre pensato solo a quello: tenerli in ordine. Punto. Un’ossessione legittima, intendiamoci, a patto però di sostenerla con misure che prevedessero anche un po’ di crescita».
Risulta che lei e molti ministri, qui, nel suo ministero, abbiate tenuto numerose riunioni per trovare idee in proposito.
«Sono venuti tutti. Da Brunetta alla Carfagna. Tirammo fuori cento idee per rilanciare l’economia del Paese, e tutte, badi bene, a costo zero».
E Tremonti?
«Vede, tecnicamente è il ministero dell’Economia che deve dare l’avallo per "bollinare"...».
Scusi, per fare cosa?
«Per "bollinare", si dice così... insomma per verificare che ciascuna proposta stia economicamente dentro la "legge di stabilità" e dare il via libera alla operatività delle varie proposte. Purtroppo, Tremonti non era d’accordo».
Non rispondeva al telefono...
«Non rispondeva, non si faceva trovare, oppure ti faceva mezza battuta polemica in corridoio. È così che siamo finiti dentro la crisi. Che, ripeto, avremmo potuto affrontare noi...».
La Lega è stato un problema.
«No. La Lega è stato un alleato leale. I guai della maggioranza sono stati tutti dentro il Pdl».
Sta pensando a Fini?
«Certo! E ad altri che non mi va di nominare... e comunque vorrei ricordare che, nonostante tutto, Monti sarà agevolato, potrà lavorare sulla base della legge di stabilità e del relativo maxi emendamento da noi varato».
Lei crede che Monti...
«Guardi, io mi auguro che questo governo tecnico riesca nell’impresa di rispondere a tutte le richieste contenute nella famosa lettera della Bce. Detto ciò, sia chiaro che un secondo dopo noi ci aspettiamo che Monti restituisca al popolo sovrano la possibilità di scegliersi un governo».
Ha sentito Berlusconi nelle ultime ore?
«Sì. E, insieme, osservando che il divario tra Btp e Bund tedesco supera i 530 punti, abbiamo osservato che il problema, appunto, non era lui».
(Paolo Romani è inseguito dalla fama di essere anche stato l’ideatore di «Colpo grosso», programma tv, cult notturno, fenomeno sociale fine anni Ottanta: sguardi languidi, perizomi, autoreggenti, spogliarelli. Sigla pazzesca: «Cin cin/cin cin/ diventeremo amici/ cin cin/ assaggia e poi mi dici...»).
Fabrizio Roncone