Marigia Mangano, Il Sole 24 Ore 15/11/2011, 15 novembre 2011
UNICREDIT VARA L’AUMENTO DA 7,5 MILIARDI
UniCredit alza il velo sul piano industriale e sul maxi aumento di capitale da 7,5 miliardi. Questo dopo aver colto di sorpresa il mercato con una perdita netta record di 10,6 miliardi nel terzo trimestre, frutto di una aggressiva pulizia di bilancio che ha comportato svalutazioni straordinarie per 9,6 miliardi di euro che non impattano su capitale o liquidità, ma sacrificano il conto economico e il dividendo che nel 2011 non ci sarà. Si tratta di un passo necessario – ha spiegato l’amministratore delegato di UniCredit, Federico Ghizzoni – per eliminare tutti i fattori di incertezza sul futuro del gruppo che cambia strategia e si prepara ad abbandonare il vecchio modello di banca universale a favore di quello di pura banca commerciale. Un piano, dunque, di forte «discontinuità», che chiude definitivamente l’era dell’ex amministratore delegato Alessandro Profumo, e punta a una «crescita sostenibile» che porterà gli utili netti a 3,8 miliardi nel 2013 e a 6,5 miliardi nel 2015. Il tutto grazie a meno costi, una base di capitale più solida, più selettività nella crescita in Europa Centrale e dell’Est e recupero di redditività in Italia, dove i programmi di efficienzà prevedono 5.200 esuberi da qui al 2015.
Aumento da 7,5 miliardi
Il piano strategico presentato di UniCredit fa perno principalmente sulle azioni di capital management. Il riferimento è al maxi aumento di capitale da 7,5 miliardi, totalmente garantito dal consorzio di banche guidato da Bofa Merrill Lynch e Mediobanca che permetterà a UniCredit di «diventare una delle banche più capitalizzate d’Europa», ha spiegato Ghizzoni nel corso della presentazione del piano al mercato. L’operazione, che la banca prevede di lanciare tra gennaio e febbraio del 2012, dopo aver ottenuto il via libera dell’assemblea convocata il 15 dicembre, porterà il core tier 1 di UniCredit, secondo i principi di Basilea II, al 10,35% e in base a Basila III sarà superiore al 9% nel 2012 e oltre il 10% nel 2015. Inoltre, tra le azioni previste la banca ristrutturerà i cashes, come da indicazioni di bankitalia, con parziale riconoscimento nel common equity tier 1 di 2,4 miliardi e nel 2012 non pagherà dividendi sull’esercizio 2011, ma a partire dal prossimo esercizio Unicredit intende però tornare a gratificare i propri azionisti. «Quest’anno no, l’anno prossimo sì e sì nel 2013 (la previsione è di un utile di 3,8 miliardi con pay-out del 44%), nel 2014 e nel 2015» ha spiegato l’a.d escludendo a possibilità di un «interim dividend» nell’autunno del prossimo anno. Il banchiere si è detto quindi «fiducioso» sul fatto che la banca non dovrà più chiedere altre risorse al mercato per centrare obiettivi di patrimonializzazone. Spiegando il lancio dell’operazione, Ghizzoni ha detto che la banca ha «deciso di andare ora in questa direzione perchè probabilmente in primavera il mercato sarà più affollato». Quanto al sostegno dei soci di riferimento del gruppo, rappresentati dalle fondazioni azioniste che hanno in mano il 13% del capitale, Ghizzoni ha chiarito che «i soci ci hanno ancora una volta dato il loro appoggio, quindi io credo che la gran parte dei soci sottoscriveranno l’aumento». Discorso diverso per la Lybian Investment Authority (2,6%) e la banca centrale di Tripoli (4,6%): «Ad oggi la situazione è che le azioni e i depositi sono ancora congelati, la Libia non ha accesso agli asset e quindi, con riferimento al nostro aumento di capitale, oggi non sarebbe nelle condizioni di farlo».
Maxi perdita di 10,6 miliardi
E’ da leggere insieme al piano strategico anche la decisione della banca di effetture una forte pulizia di bilancio nel trimestre appena chiuso. Nel terzo trimestre il gruppo ha infatti accusato una perdita netta di 10,6 miliardi, mentre la perdita normalizzata, al netto di svalutazioni straordinarie e non ripetibili, è stata di 474 milioni, comunque superiore alle attese del mercato. Non a caso il titolo in Borsa ha chiuso a -6,14%. Ghizzoni ha spiegato che la svalutazione «è una cifra importante» ma che «non ha nessun impatto sul capitale e sulla liquidità» e che «è puramente contabile. È una decisione che ci fa piacere perchè rafforza la banca sia dal punto di vista patrimoniale sia di bilancio», ha aggiunto. In particolare la svalutazione riguardano per 8.669 milioni, al netto delle tasse, l’avviamento di acquisizioni effettuate negli ultimi anni e l’effetto è che il goodwill cala da 20.244 milioni a fine giugno scorso a 11.529 milioni al 30 settembre. C’è poi l’adeguamento di valore del goodwill in alcuni investimenti strategici (per 480 milioni e di questi 404 milioni in Mediobanca e 40 in FonSai), titoli governativi greci per 135 milioni, marchi (Hvb, Bank Austria, Banca di Roma, Banco di Sicilia e Usb in Ucraina) per 662 milioni, buonuscite di personale per 121 milioni, attività fiscali legate a Hvb e Bank Austria per 100 milioni. Quanto ai nove mesi la perdita netta si è attestata, con il dato del terzo trimestre, a 9.320 miliardi, che scende, al netto delle svalutazioni, a 847 milioni .