Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 15 Martedì calendario

L’INVASIONE MAFIOSA DI APRILIA - A

nord di Gomorra c’è un nome che non ti aspetti: Aprilia, in provincia di Latina ma a soli 40 chilometri da Roma. Da queste parti le mafie corrono più veloci delle omonime moto e non hanno bisogno di due ruote. A loro basta il cemento.

Non c’è da stupirsi. Frank Coppola "tre dita", leggendario boss siciliano braccio destro di Lucky Luciano, veniva a curarsi ad Aprilia negli anni Sessanta. Doveva fare pochi passi: era in confino a Pomezia.

Il suo arrivo fu l’inizio della fine. Ad Aprilia e in tutta la provincia di Latina vennero spediti negli anni i Casalesi, i boss di camorra delle famiglie La Torre, Alfieri, Moccia. E con loro arrivarono i Bardellino, ancora attivi, gli Schiavone e via di questo passo.

Fu poi la volta delle famiglie di ’ndrangheta: Tripodo, Pesce, Bellocco, Alvaro, Cangemi e così via. Oggi le cosche mafiose presenti sono almeno venti ma il calcolo è per difetto. Tutta la provincia, per il suo inatteso sviluppo economico e sociale, è sotto tiro delle mafie. Gli attentati e le intimidazioni contro imprenditori e commercianti, viaggiano al ritmo di due al giorno. Quelli contro le istituzioni si sprecano e omertà è la nuova parola d’ordine in questa ex oasi felice dell’Agro Pontino bonificata 75 anni fa dalla solerzia e dalla dedizione di mani friulane, venete ed emiliano-romagnole.

È Aprilia, ex Venere feconda dell’area, a smuovere i maggiori appetiti di camorra e ’ndrangheta che, nel frattempo, hanno raggiunto la pace nel nome degli affari.

Il business si chiama edilizia: il ciclo del cemento si presta come nessuno al riciclaggio del denaro sporco. L’allarme arriva da chi, sul territorio, rappresenta lo Stato: l’ex questore di Latina, Nicolò D’Angelo.

Nella seduta della Commissione parlamentare sui rifiuti del 25 maggio 2010, il cui oggetto erano le attività illecite connesse al traffico nel Lazio, il questore, incalzato dal parlamentare Antonio Rugghia, il quale aveva intuito che bisognava spostare il tiro, parla senza reticenze dei nuovi rischi.

«Credo che il problema riguardi la speculazione edilizia - afferma - e in particolare immobiliare. Dobbiamo fare i conti della spesa e capire quali sono le aziende e qual è l’indotto attraverso il quale, dal punto di vista economico, una città o una provincia sale di livello. Lì non ci sono grandi aziende o un grosso indotto economico ma la guerra del mattone. Alla fine sono queste le cose che contano. Noi abbiamo monitorato attentamente le famiglie». Ed ecco l’esempio. «Gli Alvaro hanno creato un’azienda di componenti elettrici e si sono inseriti in qualche appalto che noi abbiamo bloccato, sequestrando addirittura un palazzo nel corso di indagini che sono ancora in corso».

Insomma nel nome del mattone - ad Aprilia è abusivo il 40% degli immobili - la pace è certa e il questore, a domanda di Rugghia, risponde che «rapporti conflittuali non ne sono emersi. Se ci fossero stati avremmo avuto indubbiamente dei sentori molto più chiari». Una pace che durerà eccome, viste le prospettive di crescita di questa città che nel 1991 aveva 47mila abitanti. Venti anni dopo ne ha ufficialmente 70mila e nell’ultimo decennio è cresciuta del 24% (la provincia in media del 12%). Lo stesso questore azzarda una previsione: 100mila abitanti a breve, vista anche la vicinanza con la capitale e la facilità dei collegamenti.

Non solo quartieri nuovi ma anche commercio e negozi, altro straordinario volano del riciclaggio. Per queste e altre denunce un questore, per la prima volta nella storia di questa provincia, insieme al capo della Squadra mobile Cristiano Tatarelli e a due ispettori del commissariato di Formia, l’8 settembre si vedrà recapitare una busta con proiettili e minacce.

Anche il questore sa che bisogna porre maggiore attenzione alle imprese, spesso alle prese con la criminalità. Pochi mesi fa quattro quattro proiettili da arma da fuoco sono stati affissi con un nastro sulla serranda dello sportello di Aprilia dell’azienda Acqualatina. Ad Aprilia, nel 1951 si insediò il primo stabilimento industriale, quello della Simmenthal. La cittadina cambiò volto e offrì lavoro anche a tantissimi stranieri (qui c’è la più ampia comunità rumena in Italia, con il 7% sulla popolazione residente). Attualmente ad Aprilia ci sono un centinaio di stabilimenti, tra cui alcune importanti multinazionali, come Abbot, Wyeth Lederle (farmaceutica), Bridgestone (pneumatici) e Kraft (alimentari).

Il sindaco di Aprilia, Domenico D’Alessio, cade dalle nuvole e quando Radio 24 lo contatta per chiedergli di andare in onda nella trasmissione "Sotto tiro" non conosce la relazione del questore (quando si dice la sinergia tra le istituzioni) e non si meraviglia del fatto che i giornali locali non ne abbiano parlato. Anzi.

Comunque non si perde d’animo e dopo avere letto gli atti della Commissione parlamentare, alcuni giorni dopo interviene in trasmissione. «In campagna elettorale - dichiara D’Alessio, 62 anni, eletto il 7 giugno 2009 in una lista civica vicina al centro-destra - ho denunciato chiaro e tondo il rischio di infiltrazioni nel nostro territorio e ho mandato messaggi molto forti a chi credeva che ci fosse ancora spazio per le speculazioni. Il muro alle mafie è un punto fermo della mia Giunta».

L’unico muro che in questo momento serve opporre a quello in mattoni di camorra e ’ndrangheta.

Le parole del sindaco sono sincere ma si rimane sempre stupefatti di fronte alla politica che allargare le braccia e che mostra vergin stupore a certe notizie. «Sempre più inquinati - scriveva il sostituto procuratore nazionale antimafia Luigi De Ficchy, già nella relazione di fine 2009 della Dna - risultano in particolare il territorio di Aprilia e Ardea dove si nota una sinergia tra esperienze criminali di matrice camorristica, calabrese e siciliana».

Il 12 maggio 2008, presentando il suo Rapporto, l’Osservatorio per la legalità della Regione Lazio scriveva testualmente che «l’insieme del tessuto amministrativo e politico nella grande maggioranza dei Comuni della regione finora ha mostrato una buona tenuta, anche se, soprattutto in molti Comuni delle province di Roma, Frosinone e Latina, i tentativi di infiltrazione della macchina amministrativa e politica sono in atto da tempo e avvengono secondo un copione sperimentato: l’arrivo di insospettabili figure imprenditoriali, soprattutto nell’edilizia e nel commercio, che stabiliscono rapporti collusivi con il personale politico e amministrativo locale».

L’articolo è estratto dal capitolo: "A nord di Gomorra tra città abusive e laboratori di intessi criminali",

del libro Vicini di mafia - Storie di società ed economie criminali della porta accanto