Stefano Carrer, Il Sole 24 Ore 15/11/2011, 15 novembre 2011
RIMBALZA IL PIL DEL GIAPPONE
Dopo tre trimestri negativi, l’economia giapponese è uscita dalla recessione nel periodo tra luglio e settembre, realizzando la migliore performance tra i Paesi avanzati, con una crescita del Pil reale dell’1,5% sui tre mesi precedenti e del 6% su base annualizzata: nonostante vari venti contrari, molti analisti ritengono che anche nel 2012 il Pil giapponese possa crescere più velocemente non solo di quello europeo, ma anche di quello degli Stati Uniti. Un trend, però, che non poggia su una vitalità propria: la ripresa estiva è arrivata grazie al recupero di produzione ed esportazioni andati persi nei mesi immediatamente successivi al terremoto, mentre le attese di una crescita 2012 superiore al 2% sono connesse ai pacchetti di incentivi "keinesiani" alla ricostruzione (altrove oggi impossibili), il terzo e ultimo dei quali – per circa 157 miliardi di dollari – dovrebbe essere approvato in via definitiva entro fine novembre.
Il dato del terzo trimestre è stato trainato dalla ricomposizione della catena produttiva nell’industria automobilistica, che ha consentito una accelerazione del 6,2% delle esportazioni totali; in evidenza anche la ripresa dell’1% dei consumi privati e quella dell’1,1% degli investimenti di capitale.
Come ammesso anche dal Ministro delle politiche economiche e fiscali Motohisa Furukawa, la tenuta del recupero è ora messa a dura prova da alcuni fattori: anzitutto la forza dello yen; poi il ritorno dei problemi alla catena produttiva (questa volta a causa dell’alluvione in Thailandia, base produttiva all’estero della Corporate Japan); infine, l’indebolimento della spinta derivante dalla domanda esterna, con i primi segnali di un riverbero in Asia delle turbolenze dei mercati finanziari. Ci sono analisti che ipotizzano un appiattimento nel trimestre in corso dell’economia nipponica, fino a considerarla a rischio di segno negativo.
Non è un caso che il Governo giapponese – oltre ad essere intervenuto sul mercato dei cambi per limitare all’apprezzamento dello yen – abbia sostenuto sul piano finanziario gli sforzi delle autorità europee per allentare la morsa della crisi del debito sovrano, al fine di contribuire a evitare il contagio per l’economia globale.
A margine del vertice Apec, il primo ministro Yoshihiko Noda ha dichiarato di essere pronto a continuare con le iniziative di supporto all’Europa «se i Paesi europei mostreranno la concreta volontà di superare la crisi con una azione collettiva». Nessun impegno a scatola chiusa, dunque, così come l’apertura di Noda a «consultazioni» per unirsi ai negoziati per la Trans-Pacific Partnership (in corso tra nove Paesi, Stati Uniti compresi) appare ancora preliminare, tanto da aver creato una sorta di incidente diplomatico con Washington. La Casa Bianca aveva dichiarato in un comunicato che Noda aveva espresso la sua disponibilità a trattare sulla liberalizzazione di tutti i beni e servizi, senza eccezioni. Puntuale è arrivata la smentita da Tokyo, dove la lobby agricola è furiosa e l’opposizione minaccia una mozione di sfiducia. La strada suggerita dagli industriali per dare uno stabile sostegno all’economia – con più accordi di libero scambio – resta tutta in salita.